LA BONIFICA

Bussi, sul “processo anomalo” prevale l’omertà di Stato nonostante i gravi fatti emersi

Dalle carte di Campobasso si legge che Goio raccontò di aver saputo di soldi ai giudici

Redazione PdN

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Processo Bussi: azione disciplinare contro giudice Romandini ma la verità rimane segreta

Una udienza

 

 

ABRUZZO. Uno degli scoop più importanti degli ultimi anni è quello che il nuovo quotidiano Il Centro, diretto da Primo Di Nicola, ha messo a segno ieri, pubblicando stralci della richiesta di archiviazione del procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D’Alterio, a carico di Camillo Romandini, presidente della Corte d’Assise del processo alla Montedison sull’inquinamento di  Bussi.

Uno scoop paragonabile, forse, a quello che lo stesso Di Nicola fece nel 2006 quando scrisse dei numerosi voli gratis che l’allora sindaco di Pescara faceva a bordo degli aerei di Toto e che l’interessato negò con un comunicato stampa ufficiale. Così ieri la notizia sembra far intravedere dal buco della serratura un universo inedito dietro le facciate pubbliche anche perchè quei documenti dell’inchiesta archiviata sono stati cercati proprio da tutti senza successo: giornalisti locali e nazionali, pezzi delle istituzioni -tra cui parlamentari e presidenti di commissioni-, alcuni personaggi della storia.

Così l’inchiesta di Campobasso è rimasta un mistero fitto, nonostante l’importanza capitale, perchè confermava le notizie emerse grazie agli articoli de Il Fatto quotidiano del 2015 che aveva svelato come la sentenza (letta il 19 dicembre 2014) fosse stata anticipata e conosciuta da alti esponenti istituzionali.

La ricostruzione giornalistica fu fatta attraverso un incrocio pericoloso di molte fonti coperte (le stesse poi sentite dai procuratori molisani) e che aveva portato, da un lato, a dire che i giudici popolari erano stati in qualche modo orientati ad essere morbidi verso i dirigenti Montedison sotto processo e, dall’altra, come pezzi delle istituzioni locali e nazionali conoscessero il verdetto finale almeno due mesi prima della sua lettura in aula.

 

CHE COSA EMERGE DALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Come avevamo più volte riportato, la procura di Campobasso ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione a gennaio 2016 delle ipotesi di reato contestate al giudice Romandini il quale il 16 dicembre 2014, tre giorni prima della sentenza, in una cena in un ristorante di Montesilvano, aveva consigliato le giudici popolari di considerare l’eventuale conseguenze di una condanna che poteva dare adito anche a richieste risarcitorie da parte dei condannati in caso di ribaltamento in Appello.

Per la procura di Campobasso la serenità di giudizio dei giudici popolari (che hanno denunciato pressioni) non sarebbe stata turbata perché, se è vero che la Corte non ha condannato -ed ha derubricato i reati che poi si sono prescritti- non sarebbe stata “clemente” nei giudizi sugli imputati, comunque responsabili di disastro ambientale colposo.

Ma gli elementi più rilevanti riportati nell’articolo, che condensa ben 50 pagine di richiesta di archiviazione, riguardano il presidente della giunta Luciano D’Alfonso che, come già ricostruito da Il Fatto, era stato il primo a sapere dalla viva voce di Romandini quale sarebbe stato l’esito del processo di Bussi.

Dunque viene confermata la notizia di incontri riservati tra il magistrato ed il politico ad un’altra cena, due mesi prima della sentenza a casa di un altro personaggio importante.

Il Centro ieri scrive che tale notizia viene riferita ai magistrati molisani dai colleghi pescaresi, i pm Annarita Mantini e Giuseppe Bellelli i quali, appresa la circostanza, convocano D’Alfonso nei loro uffici per delineare meglio i fatti.

 

Un particolare questo che era rimasto sfumato fino ad ora e che non viene approfondito ma che apre nuovi scenari di cui gli stessi esponenti istituzionali hanno ritenuto di non chiarire.

Se D’Alfonso e Romandini parlarono chi informò i pm Mantini e Bellelli?

Magari fu lo stesso D’Alfonso per ragioni che non si possono ipotizzare (visto che tutta la vicenda è talmente incredibile da non potersi ipotizzare in astratto... ma solo raccontarla).

I pm a che titolo convocarono il presidente in procura?

Forse perchè hanno aperto prontamente un fascicolo di indagine giudicando le informazioni apprese come  notizie di reato e, dunque, verbalizzarono le dichiarazioni di D’Alfonso?

Che fine ha fatto quel fascicolo?

Inviato a Campobasso (quando?) e accorpato all’altra inchiesta?

Secondo Il Centro, Romandini avrebbe espresso giudizi anche su pm e avvocati e per questo Mantini e Bellelli valutarono anche la possibilità di ricusare Romandini. «Ipotesi abbandonata», liquida il giornale.

 

RICUSAZIONE BIS ABBANDONATA: PERCHE’?

Anche questa sarebbe una valutazione che andrebbe spiegata nel dettaglio anche perchè il precedente giudice, Geremia Spiniello, era stato ricusato per molto, ma molto meno.

Nella ricostruzione de Il Fatto quotidiano di maggio 2015 si riportava la notizia che anche il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini da Chieti, fosse a conoscenza di tutto ma nell’articolo de Il Centro non si fa menzione.

La procura di Campobasso accertò anche se e come venne informato Legnini?

Possibile che i pm, con questa patata bollente tra le mani, non sapendo cosa fare, chiesero lumi al vertice della magistratura che consigliò loro di evitare una seconda ricusazione?

Solo supposizioni, in mancanza di conferme e spiegazioni dai diretti interessati.

 

GOIO E LE VOCI DI CORRUZIONE

Ma l’ultima notizia che riporta Il Centro è ancora più devastante perchè fino ad oggi avevamo sentito parlare di sentenza anticipata ma mai di una chiara ipotesi di verdetto comprato e, dunque, di corruzione giudiziaria.

La notizie viene fuori dall’audizione di Adriano Goio, deceduto da alcuni mesi, che, ascoltato a Campobasso, riferisce di aver «sentito voci che parlavano del fatto che il presidente della Corte d’Assise avesse ricevuto del denaro», voci però di cui ammise di non aver parlato mai con i pm ma solo con «l’avvocato Cristina Gerardis» la quale nel processo Bussi rappresentava lo Stato e, dunque, anche il commissario straordinario Goio.

Oggi Gerardis ricopre il ruolo di direttore generale della Regione, chiamata proprio in quel periodo da D’Alfonso.

Goio in un incontro fortuito incontrò due personaggi noti negli ambienti della politica e della pubblica amministrazione i quali gli raccontarono circostanze e particolari circa una grossa somma di denaro versata in qualche modo ad un ente giuridico. Rivelazioni strabilianti e surreali, forse  molto più verosimilmente millanterie e burle dei due personaggi che rimangono misteriosi.  

Naturalmente su queste voci la procura di Campobasso non trova riscontri, nemmeno interrogando le fonti di provenienza della notizia e non sappiamo cos’altro ancora sia emerso, anche se le 50 pagine lasciano intuire che molto sia stato fatto.

 

LA DONNA CHE SAPEVA TROPPO

Dunque, l’ulteriore notizia nuova di tutta la vicenda è il ruolo centrale dell’attuale direttore Cristina Gerardis a conoscenza persino di voci di possibile corruzione giudiziaria oltre che aver saputo con molto anticipo il verdetto del processo al quale partecipava.

E’ possibile ipotizzare che, vista la stretta frequentazione nel processo  (essendo tra l’altro dalla stessa parte), Gerardis abbia informato anche i pm?

Sempre secondo il Fatto del 2015 a conoscere sia la sentenza, sia le altre voci -giudicate subito da tutti infondate- erano diverse decine di persone, forse più di cento, e di sicuro una buona parte di tutti gli avvocati impegnati nel processo Bussi.

Gerardis, la donna che sapeva troppo, solo dopo gli articoli de Il Fatto, a maggio 2015, scrisse a Legnini del Csm (che pure già sapeva) e solo allora si aprì una inchiesta interna alla magistratura.

E come è già successo troppe volte, nonostante le notizie fossero arrivate anche a giornalisti, ha prevalso quella fastidiosa cappa di omertà e autocensura che è continuata anche dopo le rivelazioni de Il Fatto.

Una strana reticenza solo sul versante pubblico perchè, invece, in privato tutti hanno parlato molto, in alcuni casi troppo, generando il paradosso di un tale segreto conosciuto da una platea vastissima... proprio come successe per la “scoperta” della discarica di Bussi di cui tanti sapevano l’esistenza e l’ubicazione ma nessuno lo ha mai denunciato.

 

INFINITI SILENZI

Oltre gli infiniti silenzi la vicenda testimonia una familiarità tra i vari soggetti in campo che sfocia spesso in cene “avvelenate” da strascichi pericolosi...

Ma qui sono i più alti esponenti istituzionali, per esempio il presidente della Regione, a dover sentire l’obbligo di chiarire tutto anche perchè, interrogato in passato, D’Alfonso ha sempre risposto che per rispetto della magistratura non poteva parlare.

Dopo un anno e mezzo da questi fatti (e due dalla sentenza)  sembrano evaporati anche quei giudici popolari, tanto coraggiosi da denunciare (anche se attraverso un giornale) quello che reputavano non giusto ed, ora, dopo tutto questo trambusto che hanno scatenato, è probabile che  non si beccheranno  nemmeno una denuncia per calunnia.

Meglio finirla qua una buona volta.  

 

 

LE NOSTRE DOMANDE ALLE QUALI NESSUNO HA RISPOSTO


PRESSIONE SUI GIUDICI POPOLARI
1) Il malcontento di alcuni giudici popolari era già noto ad alcuno prima della sentenza?

2) Qual è la vera ragione per cui i giudici popolari non hanno denunciato le presunte “pressioni” del presidente Camillo Romandini?


3) Che ruolo ha svolto in questa vicenda l’allora avvocato dello Stato Cristina Gerardis e quando è venuta a conoscenza delle “pressioni” e del verdetto?


4) Che cosa ha fatto la Gerardis quando è venuta a conoscenza di notizie riservate del Collegio? Da chi ne è venuta a conoscenza e con chi ne ha parlato?


5) Ricordate il caso del primo giudice della Corte d’assise Geremia Spiniello? E’ stato ricusato in seguito a sue dichiarazioni i tv appena dopo la fine di una udienza del processo dicendo la frase (ambigua) «faremo giustizia per il territorio». Le domande allora sono: c’è qualcuno che può indicare una intervista televisiva di un qualsiasi giudice appena dopo l’udienza e nella stessa aula? L’inflessibile Spiniello prima di quella volta aveva rilasciato interviste simili?

LA SENTENZA ANTICIPATA
6) D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014 come ci risulta e come pubblicato da Il Fatto; chi informò D’Alfonso e a chi ne parlò il governatore?

7) D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi?


8) D’Alfonso ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza?


9) D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?


10) I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini erano a conoscenza delle notizie riservate e se sì da chi sono stati informati? Se sono stati informati hanno aperto un fascicolo di indagine magari ancora segreto per la verifica delle informazioni?


11) Ipotizzando che la notizia di eventuali pressioni sui giudici popolari e di un verdetto già scritto era cosa nota, qualcuno pensò di informare anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, la più alta autorità in materia e per di più di Chieti dunque conosciuto e conoscitore della realtà locale?


12) Che ruolo hanno svolto i vari avvocati delle parti civili e nello specifico della Solvay? Notizie di presunte irregolarità sono giunte fino a loro?


13) Che ruolo hanno svolto gli avvocati degli imputati della Montedison? Anche a loro la notizia è giunta in anticipo?


14) Ci risulta che esistono diverse “prove” che potrebbero raccontare vari spezzoni della storia in possesso di alcuni “attori” anche non protagonisti. A che cosa sono servite queste “prove” visto che non sono servite a denunciare possibili reati? Potrebbe esserci almeno in astratto la possibilità che tale materiale possa essere utilizzato in maniera impropria e divenire mezzo di “pressione” verso figure istituzionali?


15) Ammettendo pure che –come dicono molti- le anticipazioni del verdetto sono state giudicate “non attendibili” e “voci generiche” perché nessuno ha sentito il bisogno di denunciare il 20 dicembre, giorno dopo la sentenza, affinchè le autorità competenti accertassero la verità? Perché i politici che sanno continuano a tacere? Chi sta guadagnando da questa vicenda e chi ci sta perdendo?