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Lanciano, mutuo con tassi usurari. Giudice condanna (a metà) una banca

Imprenditore ha chiuso i battenti e licenziato i dipendenti

Redazione PdN

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Lanciano, mutuo con tassi usurari. Giudice condanna (a metà) una banca

LANCIANO. Il Tribunale di Lanciano ha condannato una banca per aver fatto sottoscrivere al cliente, nel 2000, un mutuo con interessi di mora usurari.

Alla vittima però non è stato riconosciuto il beneficio dell'azzeramento degli interessi, così come prescrive la legge, spiegano l’avvocato Emanuele Argento e Gennaro Baccile di Sos Utenti che ha seguito il caso.

Il beneficio avrebbe comportato un credito del cliente di 20.742,73 euro anzichè un residuo debito di 143.101 euro statuito dalla Sentenza dopo aver decurtato circa 7.000 dalle pretese della Banca.

L’imprenditore ha presentato ricorso in appello ma per il momento, come spiega Baccile, ha dovuto chiudere battenti, licenziare le maestranze e si è ritrovato senza alcuna possibilità di aiuti economici o salvataggi da altre imprese.

«I banchieri, invece», sottolinea il responsabile di Sos Utenti, «pur tagliando i rami sui quali poggiano la loro operatività, trovano sempre solidarietà per rinascere o ricapitalizzare a discapito della clientela e, in definitiva, dell'economia in generale».

Secondo Baccile, in alcuni ambienti giudiziari la "moral suation" costantemente alimentata da esponenti del sistema Bancario in alcuni casi condizionerebbe anche «la mentalizzazione del potere giudiziario».

In Abruzzo, come in alcuni altri Ambienti Giudiziari, si assiste ad una graduale inclinazione giurisprudenziale «che danneggia fortemente la clientela bancaria», continua Baccile, «specialmente in primo grado» e fa notare come anche nel caso di lanciano il giudice accerta la pattuizione usuraria ma non applica la sanzione prevista dalla legge, costringendo la vittima a ricorsi in Appello.

Sempre a Lanciano, e sempre contro la stessa banca (di cui però Sos Utenti non fornisce il nome), lo stesso cliente, con la stessa difesa, ha ottenuto giustizia e il tribunale a fronte di una richiesta di 33.470,25 avanzata dalla Banca con Decreto Ingiuntivo, ha accertato, invece, un debito della stessa Banca di 109.376,08 euro.

Sta di fatto che la banca si ostina a restituire gli interessi Illegittimi addebitati sul conto corrente portandoli in compensazione con il saldo del mutuo, pur sapendo che ad esito dell'Appello dovrà restituire anche il maltolto dal contratto di mutuo.

Ma, se a Lanciano il Giudice afferma che la Banca ha fatto sottoscrivere un Tasso di Mora Usurario senza applicare la sanzione prevista, a Vasto, a seguito di richiesta di rinvio a giudizio ad opera del Pubblico Mistero, sempre per usura, praticata però da Unicredit, il gup ha archiviato il tutto.

Secondo lui, infatti, il presidente Dieter Rampl ed altri del vertice non potevano sapere che i loro sottoposti stessero applicando interessi usurari.

In altre parole la motivazione addotta dal gup conferma che il fatto usurario c'è stato (dal che la formula assolutoria "Il fatto non costituisce reato") ma in capo al presidente e vertice della banca non è addebitabile.

Si sfoga Baccile per i suoi 50.000 associati: «le banche possono tranquillamente addebitare e pretendere con azioni esecutive, devastanti per le imprese e famiglie, interessi usurari che vanno ad alimentare i loro bilanci e nessuno ne risponde. La Sos Utenti che si era costituita parte civile, ha promosso ricorso in Cassazione con fondata speranza di veder annullata la sentenza del GUP di Vasto».