CRISI

Ico di Alanno, 58 lavoratori in mobilità. Chiesto intervento Ministero

Melilla presenta interrogazione

Redazione PdN

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Ico di Alanno, 58 lavoratori in mobilità. Chiesto intervento Ministero

ALANNO. Il deputato di Sel, Gianni Melilla, ha presentato una interrogazione al Ministero del Lavoro sulla difficile situazione della Ico di Alanno (ex Kimberly Klark) su cui da tempo c’era il rischio del licenziamento per 123 dipendenti.

L'intervento della Regione Abruzzo ha garantito il posto di lavoro per 65 lavoratori, mentre altri 58 dovranno andare in mobilità.

Melilla chiede al ministro se non intenda convocare vertici aziendali, parti sociali ed enti locali per trovare soluzioni volte a garantire una continuità lavorativa per tutti i lavoratori.

I sindacati sono pronti a sottoscrivere un accordo, con Regione e Provincia, con l’obiettivo di lavorare con aziende in crescita o prossime a essere insediate nel comprensorio affinché possano attingere dal bacino della Ico di Alanno nel caso di nuove assunzioni di personale.

I 65 dipendenti ai quali è stata garantita la prosecuzione del rapporto di lavoro saranno variamente allocati: 40 alle macchine, 15 alla logistica divisi fra Alanno e la Ontax (ex Chicco) di Ortona, altri 10 fra gli stabilimenti di Pianella San Giovanni Teatino e Foggia.

I 58 posti in mobilità godranno di 18 mesi di ammortizzatori sociali per chi ha fino a 49 anni e di 24 per gli over 50.

In ogni caso, queste soluzioni non sono state accettate dai lavoratori che hanno rigettato tutte le proposte e chiesto il rispetto del piano industriale che tre anni fa caratterizzò il passaggio da Kimberly a Ico, che prevedeva lo sviluppo dello stabilimento di Alanno puntando alla prosecuzione della attività di produzione di carta tissue nei volumi esistenti, seppur passando attraverso un’operazione di ristrutturazione necessaria per rendere economicamente sostenibile la produzione di prodotto finito a marchio cliente.

Alanno sarebbe dovuto diventare un polo cartaio.

Con le soluzioni proposte, invece, i lavoratori ritengono non rispettati gli accordi e annunciano «una mobilitazione totale che nei giorni prossimi sfocerà in scioperi e manifestazioni».