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Pregiudicato nullatenente fortunatissimo nel gioco vince pure la scommessa con la giustizia

A salvarlo la vincita alle slot machine

Redazione PdN

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Pregiudicato nullatenente fortunatissimo nel gioco vince pure la scommessa con la giustizia

PESCARA. Magari ha scommesso anche sul fatto che sarebbe riuscito a farla franca quando tutti gli elementi sembravano a suo sfavore.

Nel caso l’abbia fatto la sua vincita sarà stata di sicuro ingente.

Spinelli Guido, rom con un passato burrascoso e condanne che iniziano nel 1991 per ricettazione, furto aggravato, droga, attualmente sottoposto ad indagini dalla procura distrettuale Antimafia de L’Aquila con procedimenti iscritti nel 2007 e nel 2010 è figura ben nota alle forze dell’ordine di Pescara che più volte lo hanno incrociato nelle loro indagini. Guido Spinelli è sposato con Patrizia, ha quattro figli che non producono reddito, come la moglie che ha dichiarato 50 euro nel 2011 e lui che ne ha dichiarati 3.900 per il 2009 e per il 2010 poi più nulla.

 MISURE DI SORVEGLIANZA PERSONALI: RIGETTATE PER CARENZA DI CARTE

La Questura di Pescara scopre che Guido possiede tre autovetture Fiat, una 500, una 600 e una Panda anche se una non intestata a lui (ma l’intestatario ha ammesso di essere un prestanome)  ed è sempre la Questura che si domanda come abbia fatto a comprarle e mantenerle a fronte di un reddito inesistente.

Vengono avviate così le procedure per la sorveglianza speciale, Guido viene ritenuta persona ancora dedita alla delinquenza e così si chiede al tribunale anche il sequestro delle tre autovetture.

E’ il 2013 e la richiesta viene valutata dal collegio del tribunale di Pescara (De Sanctis, Villani, Casarella) che respinge la richiesta di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza -motivando la  decisione (che per legge deve prevedere «l’attualità della pericolosità») con la mancata prova circa le accuse a lui rivolte negli episodi più recenti che lo hanno portato agli arresti (nel 2010 e fino al 2011). I giudici tuttavia scrivono che sul punto «non sono state fornite notizie più precise sulla modalità di condotta criminosa» e poi aggiunto a penna sul provvedimento «atti ad oggi che la procura de L’Aquila non ha inteso depositare nell’ambito di codesto provvedimento».

Da quanto si capisce sarebbe bastato depositare le ordinanze cautelari, peraltro già note all’indagato, e con molta probabilità sarebbe scattata la sorveglianza speciale per un personaggio ritenuto ancora pericoloso. Invece niente misura di sorveglianza e niente sequestro.

 2014: IL TRIBUNALE CONCEDE LA CONFISCA: «SOSPETTI PROVENTI ILLECITI»

La Questura non si perde d’animo e un anno dopo incardina un nuovo procedimento esclusivamente per riproporre la richiesta di confisca delle tre auto che si presumono acquisite con proventi di attività illecita.

La legge consente di farlo senza dover provare l’attualità della pericolosità e così il tribunale di Pescara (Di Carlo, Colantonio, D’Arcangelo ) ad aprile 2014  concede la confisca di due delle tre auto (nel frattempo una terza è stata venduta e non può essere colpita dal provvedimento).

Il valore delle auto è stimato intorno ai 15 mila euro e nell’ambito del procedimento l’avvocato difensore di Spinelli deposita dieci assegni di pari importo che Spinelli avrebbe incassato grazie a vincite alle slot machine e altri giochi del Monopolio. Un personaggio fortunatissimo e forse schiavo del gioco se è vero che vincere 17mila euro nell’arco di un anno è un bel colpo di fortuna, probabilmente anche raro.

La tesi difensiva è quella che le auto non sono state acquistate con soldi di furti o droga ma grazie alle vincite di gioco.    

Un punto importante a favore di Spinelli che però la Questura riesce a ribaltare dimostrando che per vincere 17mila euro e considerando le percentuali di vincita pubblicate sul sito istituzionale dei Monopoli di Stato, la cifra giocata deve essere di gran lunga superiore riproponendosi il quesito: da dove sono arrivati quei soldi e come fa una famiglia di cinque persone a vivere?

«Il riferito dato statistico induce ragionevolmente  ad interrogarsi circa la fonte delle risorse economiche impiegate nell’assidua attività di giochi e scommesse e soprattutto  circa la liceità della stessa».

In fin dei conti il tribunale, pur ammettendo la remota possibilità di vincita, giudica «inverosimile» il sostentamento lecito del nucleo familiare.

2015 L’APPELLO ANNULLA CONFISCA: LE AUTO RITORNANO A SPINELLI

Il difensore (Paolo Marino) di Spinelli fa appello contro il provvedimento  che trova accoglimento presso la Corte d’Appello de L’Aquila (giudici Catelli, Manfredi, De Matteis) la quale svolge valutazioni diverse.

I togati infatti dicono: gli assegni prodotti del totale valore di 17mila euro sono di provenienza lecita e sono sufficienti a pagare le auto del valore stimato di 15mila euro.

La tesi del Tribunale di Pescara -che ammetteva una sproporzione sia per la somma esigua rimasta per sostentare la famiglia in maniera lecita, sia per il calcolo statistico di aver giocato cifre ingenti per poter vincere 17mila euro- «è inaccettabile».

«Si tratta di affermazione del tutto congetturale che richiama un dato statistico di non meglio precisato accertamento e di non verificata affidabilità da cui comunque è evidente come non possa escludersi  che in quel periodo Spinelli abbia solo vinto, per maestria del gioco o solo fortuna, e quindi abbia accumulato la intera somma così potendo acquistare le auto».

Dunque per la Corte d’Appello de L’Aquila le statistiche di vincita pubblicate sul sito della Agenzia delle Entrate, Monopoli non sono statistiche attendibili, mentre invece è possibile che le vincite siano frutto «solo di maestria nel gioco» (cosa quasi del tutto esclusa per il carattere stocastico dei giochi) o «solo fortuna» (difficile ma non impossibile).

La verità giudiziaria che rimane è che Spinelli, nulla tenente, è un asso alle slot machine e vincendo una bella somma pensa a comprare tre auto invece di sostentare la famiglia.

Il risultato è che una delle due auto oggetto della confisca viene restituita perché il suo acquisto è avvenuto «dopo l’emissione degli assegni» per l’altra la confisca rimane perché l’acquisto è avvenuto prima delle vincite «e non è stata fornita prova di una fonte economica legittima».

Un dubbio dunque rimane persino nella mente dei giudici.