L'INCHIESTA

Scandalo mense a Pescara: indagine chiusa con 6 indagati

Nei guai dirigenti del Comune e manager della Cir Food

Redazione PdN

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Scandalo mense a Pescara: indagine chiusa con 6 indagati

PESCARA. E’ chiusa l’inchiesta partita nel 2014 che vede sei persone indagate con le accuse di corruzione, falso,  turbativa d’asta, frode nelle pubbliche  forniture in relazione alla gara d’appalto che il Comune di Pescara predispose nel 2010 per il servizio mensa scolastica per il triennio 2010-2013.

L’inchiesta, nata sotto la direzione del pm Giampiero Di Florio, oggi procuratore capo a Vasto, è passata al pm Anna Rita Mantini che nei giorni scorsi ha chiuso l’indagine.

La vicenda riguarda la gara d’appalto che la precedente amministrazione aveva bandito nel 2013 per rinnovare la gestione del servizio ristorazione nelle mense scolastiche. Appalto affidato alla ditta Cir food, risultata vincitrice, ma subito annullato dalla giunta di allora, con un procedimento di autotutela, in seguito a una segnalazione di una ditta concorrente.

Quella segnalazione ipotizzava alcune irregolarità nella gara e si faceva presente che il responsabile unico del procedimento del Comune risultava il padre di un dipendente del centro alimentare di Montesilvano della Cir food, cioè la ditta vincitrice.

Il provvedimento della giunta, tuttavia, ha dato vita a un contenzioso. La Cir food è ricorsa al Tar per chiedere la revoca della delibera di annullamento in autotutela e nell’aprile scorso i giudici si sono pronunciati dando ragione alla ditta. La Cir food, così, ha continuato a lavorare nelle mense, seppur in via provvisoria.

Parallelamente è andata avanti l’inchiesta della procura.

Nei guai sono finiti l’ex dirigente responsabile del settore servizi scolastici del Comune Germano Marone, l’ex responsabile del servizio di refezione scolastica  Paolo Di Crescenzo e quattro dirigenti della Cir Food: il procuratore dell’azienda Marcello Leonardi, il responsabile commerciale Alberto Santini, il capo area Giorgio Righi e Camillo D’Ercole.

Secondo l’accusa i due dirigenti comunali avrebbero consentito alla Cir Food di modificare il contratto.

Questo avrebbe significato che invece di creare un centro di cottura nella scuola 11 febbraio 1944 l’azienda avrebbe provveduto alla fornitura con altre modalità meno dispendiose e quindi svantaggiose per il Comune.

Ma in questo modo la Cir avrebbe risparmiato circa 700 mila euro nel triennio 2010-2013.

 Inoltre le ore complessive del personale impiegato per il servizio sarebbero state inferiori rispetto a quelle effettivamente prestate con un risparmio di circa 600 mila euro nel  suddetto triennio.