DELITTO PERFETTO?

La confessione shock: «uccisero la figlia di Felice Maniero a Pescara»

Dieci anni fa il caso archiviato come suicidio

Redazione PdN

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La confessione shock: «uccisero la figlia di Felice Maniero a Pescara»

PESCARA. Non sarebbe stato un suicidio per una delusione d’amore, quello di Elena, 30 anni, la figlia dell’ex boss della mala del Brenta Felice Maniero. Sarebbe stata invece uccisa per una vendetta nei confronti di quel padre colpevole di aver collaborato con la giustizia.

È quanto racconta per la prima volta a Report Giancarlo Carpi, l’ex camionista che negli anni Novanta aveva fondato con altri la struttura militare segreta “Legione Brenno”, una struttura coinvolta in un traffico di armi.

Carpi aveva partecipato segretamente alla guerra tra Serbi e Croati ed era poi finito in carcere a Padova, dove aveva contatti con uomini legati alla mafia veneta. Gli uomini riferivano di un prossimo omicidio della giovane trentenne.

Dopo un volo nel buio dalla finestra della sua mansarda nel febbraio 2006, Elena Maniero fu ritrovata senza vita in un cortile di una elegante palazzina ristrutturata da poco, in via Carducci, all'angolo con via Parini, dove viveva sotto falso nome. Si faceva chiamare Eva Mariani.

 La vicenda è stata archiviata come suicidio per motivi sentimentali (la porta dell'appartamento era chiuso dall'interno), nonostante i dubbi dell’epoca di Felice Maniero, che invece oggi – contattato da Report – non sembra più credere all’ipotesi dell’omicidio.

«Io conosco mio padre per quello che è - aveva detto in una vecchia intervista la ragazza - cioè un padre meraviglioso, unico. Uno che ha una classe unica: ha gusto, sa parlare, farebbe una gran figura ovunque e davanti a chiunque». A vent' anni Elena viveva fra Cortina e Venezia «Io non ho mai avuto paura - diceva sicura - da anni vivo da sola. Quale scorta, quale programma di protezione? Non ho mai avuto né l' uno né l' altro». Poi invece aveva dovuto accettarli. E si era trasferita in Abruzzo, vicino al padre, alla fine degli anni 90.

Il boss e la figlia si erano riavvicinati dopo un periodo di rapporti difficili iniziati circa dieci anni fa quando Elena si era pubblicamente dissociata dalla decisione del padre di pentirsi e iniziare il suo percorso di collaboratore di giustizia.

Era stata sposata con un giocatore di pallanuoto, ma il matrimonio durò molto poco. Da qualche tempo si era fidanzata con il figlio di un medico molto noto in città, proprietario di un' osteria nella Pescara vecchia. A lui, si disse dopo il ritrovamento del cadavere, lasciò un biglietto: ‘non hai più bisogno di me’. Dalle indagine emerse che qualche sera prima la coppia aveva anche litigato.

E sempre nel corso delle indagini emerse che la giovane quella notte si taglio i capelli, avrebbe anche provato a tagliarsi le vene con una paio di forbici, si era imbottita di tranquillanti, forse provò anche ad impiccarsi.

Poco prima

«E’ STATA AMMAZZATA»

Adesso però la storia che emerge è tutta diversa. «Gli hanno ammazzato la figlia a Pescara», rivela Carpi all’interno di una incredibile inchiesta di Report dedicata invece a un gruppo di contractors clandestini incaricati di addestrare delle milizie in Somalia e al traffico di armi internazionale, in onda domenica prossima alle 21.45 su Rai3.

«Non si è suicidata. Ero in cella con i suoi e la sera prima che la uccidessero al rientro a mezzanotte han fatto una riunione lì in cella…’ma avete visto cosa stanno facendo a Pescara? Cosa possiamo fare?’, ‘Io non sono d’accordo’, ‘Io non sono d’accordo’… cioè tra di loro hanno discusso e non erano d’accordo su quello che doveva succedere la sera dopo a Pescara».

Secondo l’uomo la figlia prediletta di Maniero sarebbe stata buttata dalla finestra. Il movente sarebbe da ricondurre alla decisione del padre di collaborare con la giustizia.

MANIERO, DALLE RAPINE ALL’ACQUA

Felice Maniero, era il boss della mala del Brenta, soprannominato Faccia d'angelo.
Lui era la mente di feroci rapine che negli anni 70 terrorizzavano il Nord Est.
Nato a Campolongo maggiore in provincia di Venezia, è stato accusato di almeno sette omicidi, traffico di armi e droga e associazione mafiosa e la cronaca parla ancora di lui per una serie di clamorose evasioni, come quella del 1987 quando fuggì dal carcere di Fossombrone. 
Un anno di libertà e poi l'uomo viene arrestato nuovamente per poi scappare ancora una volta nel 1988 dal carcere di Portogruaro. Viene arrestato nuovamente a Capri nel 1993 e, dopo un'altra evasione, la terza nel 1994 a Padova, è stato riacciuffato a Torino nel novembre dello stesso anno. È così che per lui arriva la condanna: 33 anni, poi ridotti a 11. 
Ma Maniero è stanco di fuggire e comincia a collaborare con lo Stato, fino al 2000 quando gli viene revocato il programma di protezione. Nel 2004 arriva finalmente la parola fine per la Mala del Brenta e il sostituto procuratore Paola Mossa chiede il rinvio a giudizio per 142 persone, per reati che vanno dall'associazione a delinquere, al traffico di droga, dalle rapine ai sequestri di persona, alla detenzione di armi, al riciclaggio. Il boss visse e lavorò per un certo periodo anche nel capoluogo aquilano.

In una delle ultime puntate della stagione 2015 Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, scoprì che una delle società più attive nel settore  della distribuzione dell’acqua, le famose ‘Casette’ che sono sorte ovunque in tutta Italia, fa capo a tale Luca Mori, nuova identità di  “faccia d’angelo” Felice Maniero, titolare di un’impresa specializzata nel filtrare e nel commercializzare l’acqua.