IL PROCESSO

Incidente mortale fratelli Timperio, «la perizia conferma responsabilità della Provincia di Chieti»

Importanti risultati dai riscontri tecnici

Redazione PdN

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Incidente mortale fratelli Timperio, «la perizia conferma responsabilità della Provincia di Chieti»

 

MIGLIANICO. Da qualunque prospettiva la si guardi la morte di un figlio è un dolore così straziante che ti toglie il respiro e la forza di vivere. Se poi i figli strappati via sono due e la causa è la leggerezza e l'inadempienza della Pubblica Amministrazione allora non si deve in nessun modo tacere, ma si deve lottare affinché la verità emerga nel nome della giustizia.

 E’ stata rilasciata in questi giorni la perizia disposta dal Pubblico Ministero che segue le indagini sull'incidente accaduto a Miglianico, presso il ponte sul fiume Foro, dove il 26 Ottobre del 2014 sono deceduti i due giovani fratelli Valentina e Pierpaolo Timperio.

I due ragazzi rientravano a casa dopo una serata di lavoro quando la loro vita è stata spezzata da un incidente che si poteva benissimo evitare.

«Le analisi e i risultati prodotti», spiega a PrimaDaNoi.it Studio 3A, la compagnia che affianca la madre dei due ragazzi nella lotta per la giustizia, «confermano quanto già sospettato al momento del triste incidente e cioè che se il guardrail fosse stato realmente infisso nel terreno, raccordato agli altri elementi di protezione e non semplicemente appoggiato ad essi, avrebbe trattenuto la macchina dei due sfortunati fratelli», che invece sono stati sbalzati nel fiume sottostante, perdendo tragicamente la vita.

Le indagini sulla causa dell'iniziale sbandamento della macchina su cui viaggiavano i due  sono ancora in corso, ma dai dati acquisiti si può già escludere la velocità con la quale l'auto viaggiava, non compatibile con i segni presenti sul terreno,  né tanto meno si può parlare di un colpo di sonno o di un malfunzionamento dei freni.

«Poco rilevanti e inutili», sottolineano sempre da Studio 3, «sono poi le recenti illazioni su un'eventuale avaria dell'airbag che si sarebbe aperto in anticipo. E' bene non perdere di vista il punto cruciale di questa triste storia, la questione che solleva rabbia ed indignazione riguarda infatti il ponte sul fiume Foro che non era dotato, all'epoca dell'incidente, di barriere protettive adeguate al contenimento di autoveicoli in caso di fuoriuscita, ma era provvisto di un semplice parapetto, capace di limitare, al massimo, la caduta dei pedoni. Le barriere adottate all'epoca dell'incidente mancavano della loro primaria funzione di contenimento e respingimento, poste com'erano in una posizione puramente “decorativa”».

Calcoli eseguiti prendendo a riferimento i segni lasciati dal veicolo sulla strada hanno fatto capire che l'auto è stata “rallentata”, dalle precarie barriere, solamente da 65,7 a 64 km/h.  «Ancora una volta ci troviamo a  sottolineare la totale inconsistenza delle protezioni», insistono i periti.

La cosa paradossale è che non è il primo incidente con dinamiche simili accaduto su quel tratto di strada, pertanto l'ente gestore, l'Amministrazione Provinciale di Chieti in questo caso, avrebbe dovuto necessariamente far installare sul ponte in questione delle protezioni ben raccordate tra di loro e non lacerti mal messi, quali quelli esistenti al momento dell'incidente mortale.

«Dovere a cui è venuta meno, a spese della vita di due giovani ragazzi», insistono i periti.

Gli stessi periti che hanno riscontrato dei precedenti tentativi di mettere in sicurezza quel ponte, probabilmente in seguito ad eventi accidentali simili a quello dei due ragazzi; «ma i lavori furono fatti in maniera approssimativa, con risultati inconcludenti, senza usare il buon senso e la consueta pratica della tecnica a regola d'arte. Un guardrail reale, infisso al suo posto e realizzato seconde le norme,  avrebbe senz'altro rallentato drasticamente l'auto, qualunque fosse la causa che ne aveva determinato lo sbandamento e le avrebbe impedito di andare a finire nel fiume, evento che ha determinato la morte dei due ragazzi».

Aggiunge ancora il perito che un guardrail realmente funzionante avrebbe addirittura potuto “correggere” la traiettoria dell'auto di circa 15°,  riportandola sulla carreggiata, causando sicuramente grossi danni al veicolo ma non la morte dei ragazzi.

«La perdita di due figli è una tragedia che nessun mea culpa potrà cancellare», commenta Ermes Trovò, Amministratore della compagnia Studio 3, «ma la nostra battaglia accanto alla madre dei due sfortunati ragazzi serve affinché la giustizia faccia il suo corso e non succedano più cose del genere, affinché le amministrazioni competenti svolgano il loro ruolo, non vengano meno al loro dovere e non risparmino sulla sicurezza e sulla tutela dei cittadini»