IN ATTESA DI GIUDIZIO

Fece a pezzi l’amante: scontava ergastolo a casa, è morto di tumore

Condannato in appello aveva ottenuto domiciliari perché malato

Redazione PdN

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Fece a pezzi l’amante: scontava ergastolo a casa, è morto di tumore

TERAMO. È morto questa notte, nella sua casa, Romano Bisceglia, il 58enne teramano condannato all'ergastolo in appello per l'omicidio dell'ex convivente Adele Mazza. Bisceglia, che secondo l'accusa nel 2010 aveva ucciso e fatto a pezzi la donna ed era in attesa della Cassazione, era tornato a casa pochi giorni fa dopo la concessione degli arresti domiciliari per questioni di salute: lottava contro un tumore che l’ha stroncato.

L'uomo era stato condannato all'ergastolo in primo grado, sentenza poi annullata per vizi di forma e con il secondo processo davanti alla Corte d'Assise di Teramo terminato con una condanna a 30 anni. Sentenza riformata in appello, con i giudici che gli avevano riconosciuto l'aggravante dei motivi futili e abietti, condannandolo all'ergastolo.

Il 57enne era stato condannato all'ergastolo nel secondo processo d'appello: i giudici avevano riformato la sentenza del novembre 2013 contro cui aveva proposto appello il pm Stefano Giovagnoni. A determinare l'aumento della pena fino al carcere a vita fu l'applicazione dell'aggravante della premeditazione che, con quella dei motivi futili e abietti, era stata esclusa dai giudici del primo grado.

I resti di Mazza vennero ritrovati in via Franchi a Teramo, da un passante a spasso con il cane. Fu l'animale a fiutare i sacchi neri dell'immondizia , alla periferia della città dentro cui erano stati raccolti i resti mutilati della 46enne.

Movente dell’omicidio la sopravvivenza economica di Bisceglia, che lucrava sugli incontri con i clienti della donna e sui proventi dello spaccio di droga.

Bisceglia avrebbe ucciso la donna, di cui spesso sfruttava la prostituzione, al culmine di un violento litigio scatenato dall'intenzione della vittima di cambiare vita e di smetterla con lo spaccio di stupefacenti e il meretricio per procurarsi il denaro. Il 54enne ha provato in tutti i modi a far desistere la donna dal suo desiderio di ‘redenzione’ ma, non riuscendoci, l’ha ammazzata. L'avrebbe uccisa nella vasca da bagno e fatta a pezzi per poi occultare il cadavere il lunedì di pasquetta, sicuramente dopo le 10,30 del mattina, orario al quale risale l'ultimo avvistamento della donna.

Dodici ore dopo ci fu il macabro ritrovamento. Ad incastrare Bisceglia le impronte digitali rinvenute sul nastro adesivo utilizzato per chiudere uno dei sacchi in cui era contenuto un pezzo del corpo della donna, macchie di sangue trovate su una scarpa dell'uomo, nel bagno e sul bordo della vasca da bagno della casa di Bisceglia, ritenute compatibili con il Dna della donna dagli esperti del Ris dei carabinieri. Manca solo l'arma del delitto, fatta scomparire, secondo l'accusa, dall'assassino.