IN TRIBUNALE

Violenza sessuale su paziente, assolto medico a Pescara

Prescritti reati truffa e esercizio abusivo professione

Redazione PdN

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Violenza sessuale su paziente, assolto medico a Pescara


PESCARA. La prescrizione mette la parola fine alla vicenda sulle false malattie veneree che sarebbero state diagnosticate ai pazienti del laboratorio analisi "Salus Pescara" di viale D’Annunzio, che richiamò l'attenzione anche del tg satirico di Canale 5 "Striscia la notizia" e dell’inviato Jimmy Ghione.
Il Tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Antonella Di Carlo, ieri ha infatti dichiarato prescritti i reati di truffa, esercizio abusivo della professione e falsità materiale, a carico di Gilberto Del Boccio, 69 anni, responsabile del laboratorio analisi.
L'imputato, inoltre, è stato assolto dall'accusa di violenza sessuale nei confronti di una paziente perchè il fatto non sussiste.

LA VIOLENZA SESSUALE
Del Boccio, medico e marito dell'amministratrice del laboratorio di analisi Salus di Pescara, era stato accusato di violenza sessuale ai danni di una paziente. L'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Paolo Pompa, aveva sostenuto che Del Boccio, «al fine di soddisfare la propria concupiscenza sessuale, abusando delle condizioni di inferiorità psichica di una paziente, cui diagnosticava, senza mezzi termini e in assenza di analisi, la Chlamydia, sottoponeva la stessa ad una lunga visita ginecologica, durata circa un'ora, nel corso della quale si soffermava a toccare a lungo la vagina e quindi ad introdurvi il proprio dito, che poi introduceva anche nell'ano».

LE MALATTIE VENEREE
Nella vicenda delle false malattie veneree era coinvolto anche un ginecologo, Paolo Visci, accusato però solo di truffa perchè, secondo l'accusa, avrebbe invitato alcuni suoi pazienti ad effettuare le analisi presso il laboratorio Salus, circostanza che sarebbe stata smentita dai testimoni durante il processo. Anche per lui il Tribunale ha dichiarato prescritto il reato.
La vicenda risale al 2006. Sette donne, che avevano scelto quello studio per effettuare analisi cliniche di routine o specialistiche, si rivolsero ai carabinieri perché sostenevano che le diagnosi rilasciate dal laboratorio fossero artefatte o, comunque, non veritiere e, verosimilmente, finalizzate a ottenere ingiusti profitti a loro danno.
I cittadini si erano accorti dell'anomalia in quanto avevano deciso di rivolgersi anche ad altri centri, sia laboratori pubblici sia studi privati, alcuni dei quali dislocati anche fuori regione.
Le controanalisi, però, avevano completamente smentito il responso dei test precedenti. A quel punto il sospetto che vi fossero delle anomalie negli esiti delle analisi ha spinto i clienti del laboratorio a denunciare tutto alle forze dell’ordine.
Secondo l'accusa, alle clienti del laboratorio veniva fatto credere di avere la clamidia e di doversi sottoporre ad una serie di analisi specifiche, dal costo variabile tra i 230 e i 1.720 euro, per un riscontro della diagnosi iniziale e poi degli effetti della terapia farmacologica.
Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, dopo la diagnosi la falsa scoperta portava anche al coinvolgimento dei partner i quali erano invitati, a loro volta, a sottoporsi ad analisi molto costose tra cui anche l'esame colturale. Il che avrebbe moltiplicato i costi a carico degli utenti.