LA SENTENZA

Corte dei Conti, ex assessore Riga condannato al pagamento di 40 mila euro

L’ex uomo della giunta Cialente dovrà risarcire il Comune

Redazione PdN

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Corte dei Conti, ex assessore Riga condannato al pagamento di 40 mila euro

Roberto Riga

L’AQUILA. La Corte dei Conti ha condannato Roberto Riga, ex assessore alle Politiche urbanistiche del Comune di L’Aquila, al pagamento, in favore dell’amministrazione comunale, della somma di 40.000 euro oltre interessi legali.
Nuovi guai, dunque, per l’ex assessore di Cialente, che si è dimesso dall’esecutivo il 10 gennaio scorso, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta «Do ut des» della Procura della Repubblica aquilana su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione.

La Procura regionale gli ha contestato l’inerzia come responsabile del settore nell’eseguire le sentenze del Tar, in particolare sulle «aree bianche», quelle con vincolo urbanistico decaduto che per anni non sono state normate nuovamente, restando bloccate.
I proprietari hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale che ha prima chiesto al Comune di provvedere e poi, dopo il silenzio dell’ente, nominato commissari (tra il 2010 e il 2012) per dare a questi terreni una nuova destinazione urbanistica.
Riga si è giustificato spiegando di aver seguito una «strategia politica» per raggiungere «una pianificazione complessiva e non a macchia di leopardo» attraverso una norma generale.
Ma il tergiversare ha portato a «spese superflue sostenute dal Comune», contesta la Procura, «e quindi a un danno erariale con la successiva nomina pagata dei commissari». Per l’accusa, in pratica, «la vicenda è caratterizzata da omissioni, ripetute, pacificamente ammesse dal convenuto».
«L'assessore Riga», ha contestato il pm, «nel momento in cui vennero depositate le decisioni del TAR, aveva già pronti, da mesi, gli schemi dei provvedimenti richiesti». Eppure «non intraprese alcuna specifica iniziativa: né impugnò nelle competenti sedi le decisioni (cioè gli ordini) del Giudice; né tentò di ottenere una ipotetica “moratoria” dai privati interessati; né dette, almeno, un “inizio” di esecuzione agli ordini del Giudice; né richiese un parere legale o tecnico agli uffici competenti. Semplicemente, sulle pratiche in questione, rimase inerte, con la inevitabile conseguenza che i privati interessati, una volta scaduti i termini fissati dal giudice, si rivolsero nuovamente al TAR per ottenere l'adozione degli atti amministrativi del caso. In conclusione, quegli stessi atti che il Comune aveva sostanzialmente già predisposto, giacenti all'attenzione dell'assessore, furono adottati dal Commissario ad acta per un costo di circa 43.000 euro».

GIUDICI: «RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA»
Per i giudici della Corte dei Conti «la mancata adozione (in violazione dell'ordine del Giudice) di un provvedimento amministrativo dovuto (e già predisposto nello schema), lasciando che lo stesso provvedimento fosse adottato da un terzo, a spese dell'ente, costituisce un comportamento intrinsecamente antieconomico (cioè dannoso) oltre che ingiustificabile (cioè connotato da colpa grave); configura, per l'effetto, fonte di responsabilità amministrativa».
«A fronte dell'ordine inequivoco del Giudice», si legge ancora nella sentenza, «l'adozione delle specifiche varianti, su istanza dei privati ricorrenti, era ineludibile e doverosa».