TORRI D'AVORIO

UdA: il sogno del direttore, le uova nel paniere ed i senatori “impermeabili”

Del Vecchio critica «il solito PrimaDaNoi.it» che racconta l’università

Redazione PdN

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Filippo Del Vecchio

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CHIETI. Il fastidio c’è ed è malcelato. La trasparenza, questa sconosciuta, specie all’Università D’Annunzio, fatica ad attecchire, oltre che nella pratica, anche come approccio culturale.
 Emblematica l’email di ieri del direttore generale Filippo Del Vecchio che nella missiva si lamenta della estrema permeabilità delle notizie che finiscono sul solito PrimaDaNoi.it chissà se immaginando che anche questa...
Il riferimento è agli ultimi due articoli di ieri che riportavano le vicende da dibattere in Senato e integralmente l’esposto firmato dall’ex rettore Franco Cuccurullo contro l’attuale gestione dell’Ateneo.  

Filippo Del Vecchio ha inviato la mail ai Senatori per invitarli ad una maggiore riservatezza: «il solito PrimaDaNoi.it» – ammonisce il dg – «ha pubblicato ben due articoli sull’andamento del Senato, il primo di mattina sull’odg,  il secondo nel pomeriggio sui rapporti UdA-Fondazione. Intendiamoci bene: non abbiamo nulla da nascondere, ma è bene che le cose restino tra noi».
 Che Del Vecchio sia in difficoltà con l’informazione (nel messaggio la definisce «estrema permeabilità verso l’esterno delle informazioni che vengono inviate ai senatori») lo ha dimostrato fin dall’inizio del suo mandato, quando ha soppresso l’ufficio stampa della d’Annunzio che negli anni aveva dato lustro ed immagine all’Ateneo. E così da allora l’università non ha più pubblicato un comunicato stampa, salvo le mail del dg.
Come in questo caso, dove il suo involontario spot pubblicitario ha di fatto riconosciuto che PrimaDaNoi.it assicura e realizza per tutti il diritto ad essere informati con correttezza. Peccato che ad avere l’obbligo istituzionale di farlo dovrebbe essere l’istituzione prima di tutto e poi un giornale che si muove tra mille difficoltà (e spesso tra azioni ben più "pressanti" e “invasive”) . In più si aggiunge che, come spesso accade, l’informazione non viene gradita da chi gestisce.
 
GOLE PROFONDE O CIMICI?
Ma si capisce lo sconcerto di Del Vecchio, che aveva qualche dubbio su chi non era “impermeabile” e gli rovinava la segretezza: prima sospettava di Goffredo De Carolis, che ieri in Senato non c’era (ed è assente da mesi), poi aveva messo nel mirino Francesco Caciagli ed Augusta Consorti, ieri entrambi assenti, poi Sergio Caputi, anche lui non presente. Allora è il rettore che parla, visto che ieri ha fatto sua la lettera del prof  Rea, peraltro citato da PrimaDaNoi.it per l’elogio alla trasparenza dei vertici UdA (che invece chiedono segretezza)?
O la gola profonda è il prof  Riccardo Palumbo, chiamato ad illustrare il bilancio, insieme a Tullia Rinaldi e ad Alessio Peca? Palumbo? E quando mai…: lui non risponde al telefono, anche se poi si lamenta che le notizie non vengono verificate. Allora sarà il prof  Luigi Brunetti?
E’ lui che ha sostenuto che l’esposto dell’ex rettore Franco Cuccurullo contro il successore Di Ilio è un punto di non ritorno? Chissà.
Eppure ieri qualcuno in Senato ha detto che «quando la moglie fa scrivere al marito dall’avvocato, ormai è meglio dividersi».
 Oppure parlano il prof  Nicola Mattoscio e tutti gli altri (come il prof  Liborio Stuppia) che hanno approvato il bilancio di previsione, «perché tanto è solo un parere ed ora la palla passa al CdA»?

 Questo è un alibi di ferro che certifica la loro “innocenza”.
Insomma per il dg è stato un vero rompicapo scoprire chi “racconta” il Senato.
Una certezza granitica c’è: sappiamo chi non lo fa e non lo vuole fare.
Invece di bacchettare i senatori come scolaretti, prima di inviare la mail poteva pensare a qualche “cimice” che ascolta, come quella che trovò nel suo ufficio e di cui non si è saputo più nulla.
 O meglio: è stata ricordata – dichiarazione del prof  Luigi Capasso come delegato ai rapporti con il sindacato  – quando sono scoppiate le polemiche sull’installazione delle telecamere nei corridoi degli uffici. Ed anche di questo impianto di sorveglianza non si è saputo più nulla: meglio essere “impermeabili” con la stampa.  

Sebastiano Calella