RIFIUTI E CONSENSI

Rifiuti, alla fine il Comune di Chieti paga 2,4 milioni di euro in più (per ora)

La giunta ratifica l’atto di “transazione” con l’Ati che ha in appalto il servizio

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4870

Umberto Di Primio

Umberto Di Primio

CHIETI. Problemi e imprevisti, raccolta differenziata non differenziata bene, indisciplina dei cittadini; per questi ed altri motivi l’Ati (Cns-Formula Ambiente) che gestisce l’appalto dei rifiuti a Chieti chiese nel 2012 al Comune 3,1 mln di euro in più. Soldi maturati dal 2010.
Qualche giorno fa la giunta di centrodestra guidata dal sindaco Umberto Di Primio ha chiuso il contenzioso e le estenuanti trattative con una transazione accordando alle ditte 2,4mln di euro.
Di fatto sono tutti soldi in più che vanno ad aggiungersi a quelli già spesi per il servizio a base della gara. Improvvisamente, si direbbe, visto che in più occasioni sindaco e assessore al ramo hanno più volte detto che nulla era dovuto all’Ati, anche perché venivano anche lamentate «parziali inadempienze contrattuali».
Improvvisamente, anche perché non vi sarebbe traccia della cifra nei bilanci del Comune.
Evidentemente le cose sono cambiate nel frattempo e, dunque, il Comune dovrà mettere mano al portafoglio.
La decisione non è stata presa in solitudine dalla giunta ma dai tecnici comunali poiché il dirigente del VII settore, Giuseppe La Rovere, aveva nominato una apposita commissione che ha dovuto studiare nel merito le richieste della ditta e valutarne la fondatezza.
La cifra accordata dunque è pari a 2.470.854 più Iva (-9,13% di quanto richiesto inizialmente) e al netto del costo dei trasporti per l’organico presso sedi diverse da quelle di bacino e delle maggiori utenze che secondo l’Ati erano semplicemente individuabili dal maggior numero di mastelli consegnati.

IL MISTERO DELLE 8 MILA UTENZE FANTASMA
Già, perché in questa storia si è inserito da tempo anche un aspetto mai chiarito: quello delle 8mila utenze in più (26mila contenitori, detti mastelli) che l’Ati ha sempre detto di aver scovato, un numero che, però, ha implicazioni enormi non solo sul piano economico (soldi in più da pagare per il Comune all’Ati) ma anche logici. Infatti, secondo le ditte affidatarie sarebbero stati distribuiti mastelli in più rispetto al numero degli utenti previsti nel capitolato. Dunque le ditte avrebbero scovati 8mila residenti mai censiti e, dunque, di fatto evasori totali ma significa anche almeno 15-20mila residenti in più. Una specie di intera cittadina fantasma dentro Chieti…
Sul punto si vedrà in futuro visto che verbalmente il sindaco Umberto Di Primio in un incontro con l’Ati ha stabilito che si sarebbe provveduto ad un apposito censimento e che gli eventuali maggiori oneri da corrispondere alla ditta sarebbero stati legati strettamente al pagamento delle tasse di tali evasori. Come dire prima incasso il dovuto e poi eventualmente ti pago il servizio di raccolta rifiuti.

RICHIESTA TOTALE 3,1 MLN
In realtà è vero che l’Ati aveva chiesto inizialmente al Comune 3,1 mln di euro ma tale cifra era comprensiva anche delle 8mila utenze in più che dopo l’accordo verbale con il sindaco sono state per ora scomputate (in attesa di essere pagate più in là) e in attesa dei risultati del censimento prossimo venturo per cui la cifra intera richiesta da 3,1mln scende a 2,2 mln di euro, l’accordo transattivo tuttavia come detto è stato chiuso a 2,4mln di euro. L’Ati per giungere ad una conclusione ha, da parte sua, rinunciato agli oneri per il trasporto organico fuori bacino.
Secondo quanto stabilito l’importo dell’accordo sarà spalmato per 300mila euro nel bilancio 2014, poi nel 2015 e 2016.

L’IMPREVISTO DEL SOVVALLO
Tutta questa vicenda sarebbe partita da un imprevisto non calcolato in anticipo e cioè i maggiori oneri derivanti dal fatto che i residenti non avrebbero consegnato nei cassonetti rifiuti differenziati di “ottima qualità”. Questo significa oneri in più per le ditte e costi in più per pagare la discarica.
Per la parte non differenziabile la ditta aveva chiesto al Comune un costo di 160 euro a tonnellata ma il Comune ne avrebbe concesso “solo” 135 euro.
Nel capitolato d’appalto tuttavia era chiaro che la ditta non fosse obbligata a raccogliere anche le frazioni estranee ma come detto sarebbe stata invogliata dalla giunta anche per evitare ulteriori problemi ai cittadini che tra l’altro non sono mai stati sanzionati.
Come già emerso mesi fa se il Comune oggi riconosce maggiori oneri all’Ati per rifiuti che non sono differenziati e che devono essere portati in discarica, allora il Comune deve anche dirci quanto è la percentuale di “sovvallo” da detrarre alla percentuale di differenziata.
Ma riducendo la percentuale di differenziata il Comune potrebbe non aver diritto all’esonero della maggiorazione dell’ecotassa regionale e la ditta potrebbe dover rinunciare a circa 200mila euro di benefit previsti dal contratto.
Senza contare che gli operai dell’Ati hanno svolto anche il ritiro dei rifiuti all’interno delle aree private mentre il regolamento comunale obbliga i cittadini all’esposizione dei mastelli su suolo pubblico. Questo ha creato un aggravio ulteriore in termini di lavoro, dunque ore-lavoro, dunque soldi.
Ancora una volta maggiore chiarezza e trasparenza non guasterebbe anche in vista di ulteriori esborsi praticamente sicuri per il futuro.