L'INCHIESTA

Asl Chieti, tensioni dopo l’allarme Nas sulle visite private

Corsa alla regolarizzazione delle prenotazioni e dei versamenti al Cup

Redazione PdN

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POSTE CENTRALI CHIESTI - PROCURA DI CHIETI

Procura di Chieti




CHIETI. Nei giorni scorsi, alla Asl di Chieti c’è stata la corsa di alcune segretarie e di qualche specializzando (magari nelle vesti improprie di portaborse) a “sistemare” le prenotazioni delle visite private (intramoenia) dei prof. universitari.
La notizia dell’arrivo del Nas Carabinieri per verificare eventuali “abusi” segnalati da più parti e da più anni (anticipata da PrimaDaNoi.it e ripresa poi stancamente da altri quotidiani), ha provocato qualche preoccupazione - ma non più di tanto - ai piani alti della Asl, abituati a questi allarmi che poi rientrano senza che il manager adotti provvedimenti risolutivi o cambio di strategia e di responsabili della struttura che vigila sulla libera professione e che sembra inamovibile (con tanto di premi di risultato) nonostante queste criticità.
Sta di fatto che la notizia dell’inchiesta ha messo in luce che le segretarie e gli specializzandi allarmati non conoscevano le modalità delle prenotazioni, ad esempio se le visite dovevano essere prenotate attraverso il numero verde o con i numeri telefonici dedicati all’Alpi (attività libera professionale intramoenia) e se si poteva ancora utilizzare privatamente il programma informatico Asl.
Viene così evidenziato il risultato reale dell’ufficio libera professione che ha due compiti ufficiali (non solo a carico dei vertici): vigilare e far applicare le procedure ma che forse è distratto da altri problemi, come l’arredamento dell’ufficio nella nuova sede della direzione generale al Sebi (soldi sprecati, visto che è già programmato un altro spostamento nella nuova struttura della Cardiochirurgia). Certo è che anche l’organizzazione interna della Asl non aiuta, se si pensa che i reclami inoltrati dai cittadini-utenti all’Urp del SS. Annunziata, vanno a finire a Lanciano, dove il solerte responsabile li tratta, girandoli – se necessario – all’ufficio anticorruzione che si trova all’ospedale di Vasto e questo diluisce l’impatto delle proteste e contribuisce a lasciare le cose come stanno. Tanto chi va a vedere? Al massimo si organizzano corsi anticorruzione per il personale, dove si spiega cosa fare secondo la teoria, ma si lascia in pratica correre il malcostume di non tutelare l’interesse pubblico. Oppure si tengono corsi obbligatori di aggiornamento per gli addetti del Cup o del numero verde, tanto per far vedere che il problema delle visite e delle prestazioni – in pratica il problema “liste di attesa” - è in cima alle preoccupazioni di alcuni dirigenti, senza dire che il problema è molto complesso e difficile da risolvere con questi metodi.

Sebastiano Calella