SANITA'

L’inchiesta. Visite private in ospedale: «c’è un buco nel sistema Cup»

Il Nas a Chieti sta verificando le irregolarità segnalate

Redazione PdN

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L’inchiesta. Visite private in ospedale: «c’è un buco nel sistema Cup»




CHIETI. C’è un buco nel sistema di prenotazione delle visite mediche private in ospedale. Ed è quello che il Nas sta cercando di verificare, dopo l’ispezione della settimana scorsa e con l’acquisizione di testimonianze dirette che potrebbero confermare quello che i Carabinieri già sanno.
Infatti se la prenotazione per le visite (cioè l’attività intramoenia) non passa per il computer del Cup, ma attraverso quello del prof “furbetto”, è possibile che solo alcune prestazioni vengano registrate con il corrispettivo versamento alla cassa Cup. Ma se il prof decide di incassare lui, basta prenotare sull’agenda privata, a cura di qualche segretaria o di qualche specializzando di fiducia.
E di queste visite che il prof decide di non far passare attraverso il sistema informatico Asl non c’è traccia negli elenchi del Cup e nei versamenti alla cassa dell’ospedale. Il trucco è noto da tempo e potrebbe essere la conseguenza di aver consentito ad alcuni “protetti” di continuare con il vecchio sistema di prenotazione (quello con le ricevute cartacee) che permetteva le prenotazioni-scorciatoia senza passare obbligatoriamente dal Cup.
Questo escamotage (soprattutto la stranezza del sistema informatico del Cup gestito in privato da alcuni prof) è stato segnalato sia all’Ufficio libera professione della Asl sia alla direzione generale e i disservizi provocati da questa a prenotazione gestita fuori dalle regole (all’epoca rilevati soprattutto per la mammografia) furono anche oggetto di una pesante iniziativa dell’allora segretario Cgil Andrea Gagliardi che chiese l’intervento del prefetto per lo stato di agitazione del personale addetto al Cup.

«Il Nas non servirebbe, se veramente si rispettasse la norma per l’attività intramoenia che prima serviva per supportare lo svuotamento delle liste di attesa. Quando erano troppo lunghe, si interveniva con le visite private e l’attività libero professionale era consentita in piccola percentuale rispetto all’attività istituzionale – spiega Aldo Cerulli, combattivo responsabile di Cittadinanza attiva - poi si è passati ai calendari di attesa illegittimamente chiusi (e chi aveva bisogno di una visita, come faceva?) senza provvedimenti della Direzione Generale nei confronti di tale situazione. Poi si è arrivati a liste lunghissime, ma se provavi a telefonare in reparto, la visita privata era in tempi più brevi. Anche su questa “stranezza”, ancorché segnalata dagli addetti alle prenotazioni, i responsabili del Cup facevano finta di niente».
 In sostanza allora non c’è da stupirsi se qualche prof più in vista è stato “omaggiato” della possibilità di utilizzare il sistema informatico della Asl ed oggi fa più visite private che attività pubblica. 

«Come si fa a controllare – continua Cerulli -  se in ospedale dicono che certi medici sono collegati direttamente con il programma prenotazioni e fanno e disfanno a loro piacimento? Noi abbiamo più volte richiesto controlli, ma la trasparenza nella nostra Asl è solo un’utopia e la richiesta è rimasta lettera morta, come tante altre».
 Di fatto quindi il Nas si è sostituito ai controlli interni, il che forse eviterà il rischio che le prove possano essere inquinate, come in passato sulle mammografie. Allora l’ex direttore Valter Russo fu costretto a stampare certe liste di attesa dubbie e certe prestazioni prenotate da mani sconosciute e non dagli operatori del Cup. E questo proprio per evitare che qualcuno potesse sistemare queste irregolarità, una volta scoperte.
Poi dovette cambiare tutte le password degli addetti per entrare nel sistema, avendo rilevato che certe prenotazioni scomparivano ed altre apparivano improvvisamente, con accessi misteriosi nel sistema informatico. Per questo forse i Nas sono interessati a conoscere se c’è un tacito accordo tra questi prof furbetti ed il servizio Cup? Gli addetti allo sportello ed ai telefoni verdi sicuramente non c’entrano, ma questi soldi che non passano per la cassa avrebbero provocato ingenti danni alla Asl, che tra l’altro ha pagato ricchi premi di risultato a chi controlla questo servizio.

Sebastiano Calella