IL FATTO

Morte alla maratona di Duilio Fornarola: troppe cose non tornano

Troppo tempo per i soccorsi eppure le ambulanze c’erano

Redazione PdN

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Morte alla maratona di Duilio Fornarola: troppe cose non tornano




ABRUZZO. Dall’ultima telefonata al 118 all’arrivo in ospedale sono passati 23 minuti.
Un tempo enorme che non calcola però tutto il tempo che è trascorso tra il primo allarme e l’arrivo dei primi soccorritori.
L’atleta Duilio Fornarola si è accasciato domenica scorsa  a dieci metri dal traguardo della Maratona Dannunziana, colpito da un infarto. Una morte che con il passare dei giorni scatena domande che al momento sono senza risposta.
La prima tra tutte: perché è passato tutto questo tempo per soccorrere un atleta in gravi condizioni, per giunta durante una manifestazione sportiva?
Bisogna considerare che l’incidente è avvenuto nella centralissima piazza Salotto il fulcro dell’evento sportivo.
I fatti dicono che una prima ambulanza con personale volontario è arrivata nel giro di alcuni minuti dopo che l’altoparlante aveva più volte sollecitato i soccorsi.
I primi soccorsi sono stati prestati da un medico volontario della società di Francavilla “Abruzzo Ambulanze” alla quale il Comune ha affidato il servizio di copertura sanitaria dell’evento. Loro hanno utilizzato tutti gli strumenti di loro competenza, «dal defibrillatore alla cannula al pallone ambu per ventilarlo».
Il medico dell’Abruzzo Ambulanze si è subito reso conto della gravità della situazione anche perché Duilio Fornarola aveva già perso i sensi ma era ancora vivo. Sarebbe  stato proprio il medico volontario a sollecitare di chiamare il 118 e dunque ad avere una ambulanza pienamente equipaggiata e infermieri e medici specializzati. Sta di fatto che è stata chiamata un’altra ambulanza e non è chiaro per quale ragione quella di stanza e sopraggiunta per prima non abbia prestato cure al paziente grave e non lo abbia portato subito in ospedale.
«Quella telefonata al 118 l’ho fatta io», ha raccontato al Centro l’atleta Alberico Di Cecco, «il medico della ditta che ha fatto il primo soccorso si è reso conto che Duilio era in arresto cardiaco, che al massaggio non rispondeva, alla ventilazione neppure e neanche al defibrillatore e mi ha detto di chiamare il 118 e di farci mandare un’ambulanza medicalizzata, perché bisognava praticare una terapia invasiva per provare a salvarlo». Sempre Di Cecco ha rivelato che il 118 era stato già chiamato da un collaboratore nell’immediatezza, «ma è arrivato subito il mezzo di soccorso della ditta a cui abbiamo affidato la copertura sanitari della gara e abbiamo richiamato il 118 per dire che l’evento era coperto».

A questo punto è chiaro che è il Comune che dovrà spiegare perché ha scelto di affidare ad una società privata e non al 118 la copertura di un evento sportivo così importante e a forte rischio come può essere una maratona aperta a centinaia di atleti. Perché non scegliere una assistenza sanitaria capace di gestire tempestivamente e in autonomia anche i casi più gravi?
Che tipo di licenza o di autorizzazioni ha la società in questione? Come è stata scelta?
Perché il medico volontario e l’ambulanza giunti per primi non hanno continuato a prestare assistenza completa e tempestiva?
L’unica delibera fino a questo momento presente  sull’albo pretorio on line del Comune inerente la maratona dannunziana non riferisce come sia stata compiuta la scelta, fornisce invece alcuni dettagli sul contributo economico fornito dall’amministrazione comunale (7 mila euro), la gestione del traffico e della viabilità e dell’occupazione del suolo pubblico.
Alcuni interrogativi li avanzati dalle pagine del suo blog anche Patricia Fogaraccio, ex portavoce del sindaco Luigi Albore Mascia.
«Per cinque anni, 2009-2013», ricorda Fogaraccio (che insieme all’ex vice sindaco Berardino Fiorilli partecipava alle «lunghe, continue e talvolta estenuanti riunioni convocate prima dell'evento per garantire la sua migliore organizzazione»), venivano posizionate «due o tre ambulanze attrezzate per la rianimazione presenti all'evento, pagate dal Comune, una restava sempre all'arrivo».


Fogaraccio domenica mattina è stata praticamente testimone della tragedia che ricostruisce così: «erano circa le 12, al microfono viene annunciato l'arrivo del primo atleta in gara, scoppia l'applauso, passano due o tre minuti ed ecco l'annuncio al microfono: 'c'è bisogno urgente di un'ambulanza, chiamate per favore un'ambulanza', poi di nuovo, 'serve un'ambulanza è urgente', e poi ancora, 'allora, chiamate un'ambulanza ne abbiamo bisogno'».
 «Mi alzo», continua il racconto, «tutti guardano verso l'incrocio tra piazza Salotto-via Regina Margherita-via Fabrizi. Cominciano a girare le voci: 'c'è un uomo in arresto cardiaco, sta a terra, gli stanno facendo il massaggio, ma non ce la fa'. E dopo dieci minuti, 10 minuti, ecco arrivare due ambulanze, la prima a sirene spiegate, la seconda subito dietro. Alle 12.32 l'ambulanza riparte verso l'ospedale». Fogaraccio lancia degli interrogativi: «dov'era l'ambulanza che ogni anno anche l'organizzazione ci ha imposto e che doveva stazionare fissa all'arrivo della gara in piazza? C'era? E allora perché per ben tre volte il presentatore della manifestazione ha chiesto al microfono che venisse chiamata un'ambulanza? Com'è possibile che, come riportato da Il Centro, ci fosse un mezzo non attrezzato per la rianimazione, una presenza imprescindibile quando si organizzano eventi che prevedono la partecipazione di oltre 2mila persone. E se così fosse, come hanno fatto l'amministrazione comunale e il sindaco, primo responsabile della salute pubblica nella città che amministra, ad autorizzare lo svolgimento dell'evento senza essere certi della presenza di tutte le misure di sicurezza, le stesse che per cinque anni l'amministrazione Albore Mascia ha garantito. I soccorsi di rianimazione sono stati tempestivi? C'è stata qualche carenza? Il 118 era stato adeguatamente informato e allertato?»