IL PROCESSO

«Falde acquifere contaminate da conceria», in due a giudizio

Il processo comincerà il prossimo 12 novembre

Redazione PdN

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FORESTALE VELENI




CHIETI. Disastro ambientale colposo e adulterazione di acque.
Sono queste le ipotesi di reato con cui il Gip del Tribunale di Chieti, Antonella Redaelli, ha rinviato a giudizio il legale rappresentante, e successivamente amministratore di fatto, di un'ex conceria di Rapino, Giammario Salvatore, nonché il liquidatore della ditta da ottobre del 2005, Antenore Gambacorta.
Il procedimento scaturisce da accertamenti che hanno stabilito concentrazioni ampiamente superiori ai limiti tabellari di dicloropropano, tricloroetilene e di tetracloroetilene, solventi trovati a valle dello stabilimento Sagifur e finite nella falda acquifera sottostante il sito della conceria a causa, secondo l'accusa, di una negligente ed imprudente gestione dell'impianto di depurazione in cui venivano riversate le acque generate dal ciclo produttivo e in cui i solventi, usati nelle fase di lavorazione delle pelle, venivano trascinati senza essere sottoposti a depurazione.
Quanto all'accusa di aver adulterato le acque, rendendole pericolose alla salute pubblica, nasce dal fatto che sostanze inquinanti furono trovate in alcuni pozzi della zona, a valle della Sagifur, e ciò indusse il sindaco ad emettere due ordinanze, a giugno del 2011 ed a maggio 2012, che vietavano l'utilizzo dell'acqua dei pozzi su tutto il territorio comunale per sei mesi.
Il processo comincerà il 12 novembre prossimo.

L’ALLARME NEL 2011
L’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente certificò che le falde acquifere sotto l’area dell’insediamento Sagifur in Coste di Micucci, erano state contaminate con solventi clorurati cancerogeni e non cancerogeni. L’agenzia regionale scovò tetracloroetilene, tricloroetilene, sommatoria organoalogenati cancerogeni e dicloropropano. Le analisi rilevarono anche la presenza di cromo totale. Anche la ditta Sagifur comunicò il superamento dei valori consentiti, ma solo per alcune sostanze, e chiese di scoprire chi avesse causato l’inquinamento dichiarandosi al contempo «del tutto estranea» ai fatti.