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Ampliamento De Titta Lanciano: «no all’ecomostro»

L’architetto Vincenzo Giancristofaro contesta il progetto

Redazione PdN

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Ampliamento De Titta Lanciano: «no all’ecomostro»




LANCIANO. L’amministrazione Provinciale di Chieti in accordo con quella Comunale di Lanciano ha previsto l’ampliamento dell’istituto “De Titta” da realizzarsi con i fondi post sisma di L’Aquila per i comuni fuori cratere. L’iter in realtà era cominciato già dal 1997 e si concluderà con un passaggio in consiglio comunale entro 30 giorni dalla firma dell’accordo.
«La presentazione della relazione datata 2012, minimizza gli effetti e non tiene conto di diverse problematiche», commenta l’architetto, Vincenzo Giancristofaro. «Il parere della sovrintendenza di diversi anni fa andrebbe rivisto e rivalutato per definire con certezza l’impatto nei confronti di un monumento storico e tutelato. Le mura sarebbero intaccate dalla costruzione. La fretta è cattiva consigliera in questo caso».
Sono vari i punti contestati dall’architetto, a partire dalla decisione di costruire in pieno Centro Storico su un area libera: «è qualcosa che non avveniva da decenni e oggi tutti condannano quel tipo di scelte fatte in passato. Per di più si vuol costruire sul terreno di un parco pubblico dove siamo abituati a vedere giocare i bambini da secoli. Il fabbricato che si vuol realizzare non rispetta neanche le regole degli allineamenti con l’antico, infatti si estende sulle mura Aragonesi, 1480 dC, con un accavallamento che farà si che parte delle fondazioni profonde su pali trivellati capiteranno dentro le mura e parte fuori. Si ricorda che quelle mura, parzialmente sepolte, non sono altro che le gemelle delle Torri Montanare rispetto a Corso Roma. Questa scelta progettuale demolisce ogni possibilità futura di riportare a nudo le Mura antiche, ed il fossato come invece ci si auspicava da sempre, con l’idea di promuovere il territorio e le bellezze cittadine».

22 METRI DI ALTEZZA
«Realizzare un fabbricato alto ventidue metri in quel luogo, al posto di alberi e prati», spiega ancora Giancristofaro, «vuol dire realizzare un ecomostro. Non bisognerebbe costruire in Centro Storico, tant’è che le norme del PRG lo vietano e si deve ricorrere ad una variante specifica, ma costruire addirittura un fuori scala è mostruoso. Il fabbricato da realizzarsi sarà così più alto del Torrione preesistente che potranno essere definiti: “Il gigante e la bambina».
Alla presentazione del progetto si è detto che l’edifico non è impattante perché in contropartita verrà abbattuto il brutto e dequalificante palazzo che ospita la Scuola all’Aperto e che quello da realizzare è più piccolo di quello da demolire. «Da un’analisi fatta questa affermazione è risultata falsa», spiega l’architetto, «perché dalla relazione stessa troviamo che il fabbricato da realizzarsi è grande 5.454,50 metri cubi mentre quello da abbattere è esteso 370metri per otto di altezza cioè circa 3.000metri cubi. A verifica di ciò basta fare i conti anche con i metri quadri. Fabbricato da realizzarsi: 285 per cinque piani fa 1.425 metri quadri, mentre il fabbricato da abbattere è di 370 per 2 = 740 metri quadri circa, praticamente si vuol realizzare un fabbricato doppio rispetto a quello che si vuol demolire».
Altra nota (dolente): «ci si chiede come mai si scelga di utilizzare tutta la somma finanziata per realizzare una ala nuova e non si utilizzano le risorse per migliorare e adeguare sismicamente la scuola esistente? Insomma invece di rendere antisismica la scuola esistente, che ospita il gran numero di studenti e personale docente, e non si preferisce lasciarlo vulnerabile sismicamente. Eppure il progetto si intitola: “Adeguamento alle norme”, ci si chiede: quali norme? Si andrà a rispettare solo alcune norme? Quelle sull’antisismica verranno rispettate per quella parte di edificio esistente? Ci si chiede quale sia il livello di rischio sismico del fabbricato esistente prima e dopo l’intervento».