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UdA, la bomba nella mail: il dg chiede ai dipendenti di restituire 8,5 mln

Nel documento i nomi e le cifre da restituire. E Del Vecchio attacca Napoleone…

Redazione PdN

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Filippo Del Vecchio

Filippo Del Vecchio




CHIETI. Una mail al tritolo del direttore generale della d’Annunzio, spedita nel tardo pomeriggio di ieri ad uffici chiusi, ha fatto riesplodere di colpo la tensione già altissima tra i dipendenti. Il messaggio di Filippo Del Vecchio, contenente la ricostruzione dei soldi erogati dal 2001 al 2013 per il salario accessorio, è di fatto la richiesta di restituzione di oltre 8 mln di euro che sarebbero stati riscossi illegittimamente nel corso di questi 13 anni da oltre 100 dipendenti, elencati nome per nome e cifra per cifra, con la minaccia – non tanto nascosta – «di verificare a che titolo queste indennità sono state riscosse per comprendere su chi rivalersi per eventuali responsabilità erariali non a carico dei percettori finali».
 Si tratta della spiegazione del titoletto del punto che chiude le 10 pagine di questa lunghissima mail: «Conclusioni (il “paradiso” di Napoleone)» e che forse spiega il senso di questo messaggio, a metà strada tra l’esigenza di trasparenza, la privacy scavalcata e la ripicca del direttore, piccato da uno striscione apparso in mattinata e che riportava la scritta: «1980-2012 Paradiso, dal 2012 Inizio Del Vecchio», con le ultime lettere sovrastate dalle fiamme dell’inferno.
E via giù nomi e cognomi di dipendenti e la rispettiva cifra di fianco da recuperare perché «somme percepite e non dovute».
 
IL CONTENUTO DELLA MAIL BOMBA E LE PRIME REAZIONI
La mail parte con un messaggio rassicurante sull’evoluzione della trattativa con il Mef per il salario accessorio e poi si trasforma in un messaggio al veleno contro l’ex dg Marco Napoleone. Del Vecchio infatti affonda la lama della sua contestazione sull’erogazione delle indennità che dal 2001 al 2013 ammontano a oltre 26 mln, tra Ima e progressioni orizzontali. Di questa cifra quasi 18 mln sembrano regolari, altri 8 mln e 442 mila euro sarebbero stati  erogati «in eccesso per indennità di turno, di posizione, di rischio, di reperibilità e di risultato al di fuori degli accordi ed in maniera personalizzata».
 Così come un’altra voce irregolare sarebbe «quella delle indennità versate ai Cel (collaboratori esperti linguistici) che non ne avrebbero avuto diritto in quanto tecnicamente non ex lettori di madre lingua».
 Inutile aggiungere che i commenti di alcuni interessati, raggiunti telefonicamente, sono stati molto infastiditi – per non dire altro – e che i sindacati si riservano di valutare la correttezza di questa comunicazione. Certo è che è stata comune la reazione di stupore, in quanto queste cifre pagate – dalle più piccole alle più grandi – corrispondono a lavori effettivamente svolti nei vari uffici secondo i livelli di responsabilità.

MOSSA DIVERSIVA?
Dura così solo lo spazio di un pomeriggio la tregua che in mattinata il professor Luigi Capasso aveva faticosamente raggiunto con i sindacati, proprio sulla vicenda del salario accessorio. Su questo argomento domani ci sarà la trattativa finale con i sindacati nazionali a Roma e non a Chieti (dove in prima battuta era stata convocata) con la concreta possibilità di un accordo per la ricostituzione del fondo in bilancio che farà tornare l’indennità tagliata in busta paga. Ma la mail del dg, apparentemente frutto di uno scatto d’ira, a ben vedere sembra una mossa strategica molto meditata (il lungo testo non è stato preparato in un pomeriggio…) per spostare l’attenzione e le polemiche su un obiettivo molto sentito. Il salario accessorio va infatti ad oscurare l’attenzione sui lavori pluriennali di manutenzione affidati a tariffe Consip, per un importo che va molto oltre l’eventuale pagamento di indennità da recuperare e che sembra in cima ai pensieri del CdA della d’Annunzio, sempre più appiattito sulle scelte del dg.
Questo almeno si evince dalla delibera con cui è stato deciso l’affidamento Consip, proposto dal dg perché più vantaggioso. Infatti dai documenti che la GdF sta esaminando emergerebbe che prima di questa decisione del CdA i lavori costavano meno, mentre sembra che l’obbligo Consip non sarebbe così stringente se si è in presenza di tariffe locali più basse.

Sebastiano Calella