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UdA, la denuncia alla Fondazione: «57 mln spesi senza appalto»

Nel mirino le spese di manutenzione che però oggi costano di più

Redazione PdN

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UdA, la denuncia alla Fondazione: «57 mln spesi senza appalto»


CHIETI. Eccola la denuncia contro la Fondazione della d’Annunzio che ha fatto infuriare fino alle dimissioni i professori Massimo Sargiacomo e Federico Briolini, ultimi nominati in ordine di tempo nel CdA della Fondazione stessa. I due docenti  nulla sapevano di questa iniziativa partita dai vertici dell’UdA che li fa trovare coinvolti loro malgrado (avendo comunque operato solo per l’ultimo bilancio)  nell’indagine che la GdF di Chieti sta approfondendo su incarico del pm Lucia Campo.
E così hanno deciso di dimettersi dopo un colloquio burrascoso con il rettore e con il direttore generale ai quali hanno contestato la segretezza della denuncia che è stata inoltrata il 7 gennaio scorso ed è stata protocollata il 10 successivo. Tanto che fin dal 16 luglio scorso gli uomini del maggiore Alberto De Ventura, comandante del Nucleo tributario della GdF, sono al lavoro nei locali del Cesi (il centro dell’invecchiamento) dove ha sede la Fondazione e dove in una stanza piena di documenti acquisiti i finanzieri stanno ricostruendo le delibere e le spese segnalate come illegittime.
La denuncia segue il solito clichè: dimostrare che la gestione amministrativa della d’Annunzio con il rettore Franco Cuccurullo ed il dg Marco Napoleone è stata gravemente scorretta. In realtà, il contenuto di questa iniziativa era stato comunicato ai componenti del Senato accademico e del CdA dell’UdA, ai quali il direttore Filippo Del Vecchio aveva inviato uno specchietto – allegato alla denuncia stessa – con «i costi afferenti all’acquisto di beni e servizi per il periodo 2007-2013» pari a 57.586.329,15 euro spesi dalla Fondazione senza gare di appalto. 

Le spese di sette anni sono divise in colonne e riguardano: funzionamento, manifestazioni di immagine, giardinaggio, manutenzione ordinaria e straordinaria, pulizia, servizi diversi ed assicurazioni.
La notizia era stata commentata con stupore da Senatori e Consiglieri di amministrazione sia per il contenuto – anche se la polemica sui fondi erogati alla Fondazione data da più di dieci anni – sia per il fatto che l’attuale rettore Carmine Di Ilio è stato vice presidente della Fondazione stessa e spesso ha sostituito Franco Cuccurullo nella presidenza dei CdA che hanno deliberato le spese oggi contestate. Quindi oggi si trova nella doppia veste di accusato e di accusatore, avendo comunque appoggiato la linea del dg Del Vecchio in questa strategia del “terrore amministrativo al passato”. Ma forse il tutto si spiega alla luce di una strategia forse strumentale: l’operazione “pulizia del passato” serve a far emergere le presunte irregolarità della precedente gestione per dare spazio ad altre scelte. Cioè delegittimare e far fuori la Fondazione, che si occupava a titolo gratuito di una serie di servizi (dalla manutenzione ordinaria e straordinaria, al giardinaggio ed alla pulizia ecc.) e sostituirla con le prestazioni tipo “Global service” affidate a tariffe Consip. 

Questo è avvenuto con la benedizione del CdA che nel corso del 2013 ha deliberato più volte in questo senso, nonostante la bocciatura del Tar di un bando per l’affidamento del Global service. E così è stato assegnato l’incarico a tariffe Consip che sarebbero «più vantaggiose rispetto a quelle del bando annullato dal Tar» (come si legge in delibera). Si tratta di tariffe che dovrebbero assicurare l’uniformità dei costi in tutta Italia e produrre quindi un risparmio, anche se le prestazioni vengono assegnate senza appalti. In sostanza si denuncia il passato “senza appalti” e si passa all’assegnazione diretta sotto l’ombrello Consip, mentre per il risparmio forse si deve attendere.
Infatti il CdA della d’Annunzio, fatta fuori la Fondazione, ha autorizzato un contratto con un nuovo gestore per gli stessi servizi ad un costo di oltre 4 mln l’anno (che sembra maggiore rispetto a quelli del passato ora contestato).
Distrazione del CdA? Al momento della consegna della contabilità per fine rapporto, la Fondazione ha certificato che il costo della manutenzione ordinaria dell’ultimo anno è stato di 1.822.000 euro, mentre a tariffe Consip se ne spenderanno almeno il doppio.
Insomma effetti collaterali imprevisti, come quelli che stanno emergendo sulla regolarità dei contratti assicurativi stipulati in passato e oggetto della denuncia.
Questo ha provocato le dimissioni, oltre che dei due professori anche del revisore Giovanni Cioffi,  aprendo nuovi scenari. Se sotto accusa sono i soldi erogati dall’UdA perché spesi senza appalto, sono irregolari anche i contributi dati – ad esempio – alle Associazioni degli studenti o al Circolo dell’Ateneo che li hanno spesi senza gare di appalto?

Sebastiano Calella

SPECCHIETTO SPESE FONDAZIONE UDA