LA DENUNCIA

Consorzio bonifica Aterno Sagittario: «opere obsolete e impianti irrigui non funzionanti»

Concezio D’Alessandro torna a protestare

Redazione PdN

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Consorzio bonifica Aterno Sagittario: «opere obsolete e impianti irrigui non funzionanti»




SULMONA. Canali colabrodo e vasche irrigue abbandonate.
Dopo la petizione di circa 200 fra residenti e agricoltori che hanno i loro terreni fra Sulmona e Pacentro, Concezio D’Alessandro, forestale in pensione, torna a lanciare un appello sui problemi del Consorzio di bonifica interno Bacino Aterno e Sagittario. A tre anni dalle ultime missive ed esposti, inviati alla Procura, alla Prefettura, al Consorzio di bonifica Aterno e Sagittario, al premier, al governatore Chiodi, alla corte dei Conti e ai sindaci del territorio nulla è cambiato, avverte D’Alessandro.
La situazione è identica a se stessa da 40 anni: canali irrigui che perdono e riducono sensibilmente la portata di acqua soprattutto nella bella stagione quando l’irrigazione è più frequente e le vasche abbandonate.
«In passato», ricostruisce D’Alessandro, «opere faraoniche, anni ’70, collaudate a perfetta regola d’arte, regolarmente liquidate ai progettisti, collaudatori, mai andate in uso, e ad oggi fatiscenti, però a spese di tutti gli Italiani. Vero assurdo? Nessun responsabile».
«Sono ormai trascorsi circa 10 lustri – si legge in una delle prime denunce - da quando è stato realizzato l’impianto irriguo da parte del Consorzio di Bonifica Canale Corfinio con sede in Pratola Peligna, con la realizzazione di tubazioni interrate, idranti di asservimento ai fondi, cabine di manovra e quattro vasche di compenso e quant’altro connesso, come da progetto all’epoca finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno. Eppure, una gran parte del citato impianto irriguo situato fra i territori contermini comunali di Sulmona e Pacentro, non ha mai funzionato».
«Nei 500 ettari di terreni agricoli», riprende oggi D’Alessandro, «sono presenti anche numerosi idranti in disuso e mai funzionanti compresi i miei quattro sul terreno di famiglia, vere suppellettili, dal lontano 1970. Quarant’anni or sono. Che vergogna, questi agricoltori non hanno forse il diritto di emungere acqua per l’irrigazione dei terreni di proprietà, oppure devono guardare le stelle? Né io né chi aderisce alla petizione popolare pagherà alcuna richiesta di contributo per servizi non resi né tanto meno aggiornamenti del Catasto Idrico, fatta salva la risoluzione del caso in argomento o diversamente si andrà tutti nelle sedi di diritto, per legittimare i propri diritti e doveri».