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UdA, stop dell’Ispettorato alle telecamere vietate

Ieri l’intervento ufficiale, ma serve trasparenza su questa iniziativa

Redazione PdN

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UdA, stop dell’Ispettorato alle telecamere vietate



CHIETI. Stop immediato all’installazione delle telecamere nei corridoi della d’Annunzio, obbligo di convocare i sindacati per l’autorizzazione ai lavori e trasmissione alla Rsu aziendale della documentazione su questo lavoro.
Stavolta l’Ispettorato del lavoro di Chieti c’è stato davvero all’UdA, con tanto di esibizione del tesserino ed ha imposto le sue regole, cioè il rispetto della legge.
 E dall’ufficio Affari patrimoniali di Lorella Marino – che ha seguito l’assegnazione dei lavori - ha convocato anche Luigi Fusella della Rsu aziendale. Insomma la storia si complica e si tinge di mistero, tanto che merita di essere raccontata dalla telefonata che ieri mattina PrimaDaNoi.it ha fatto per verificare gli sviluppi della vicenda segnalata venerdì e ripresa nei giorni successivi da altre testate giornalistiche.

«Non ci sono sviluppi – ha risposto gentilmente la responsabile dell’Ispettorato – e non ci sono perché venerdì noi all’UdA non ci siamo andati. Mi sono molto sorpresa quando ho letto su PrimaDaNoi.it di un nostro intervento e quando l’ho visto anche nelle locandine di alcuni giornali».
«Ma guardi che come è nel nostro stile, la notizia è stata verificata di persona, con tanto di foto e i dipendenti di quegli uffici hanno confermato in blocco un’ispezione di qualcuno, tanto è vero che risulta anche l’incarico ad un elettricista di spostare la telecamera puntata sul marcatempo».
«Non è questione di marcatempo – conclude la responsabile dell’Ispettorato – le telecamere sono vietate quando riprendono i lavoratori, possono essere installate per motivi di sicurezza, ma comunque è indispensabile il consenso dei sindacati».

A quanto risulta a PrimaDaNoi.it anche altre telefonate sono arrivate all’Ispettorato che dunque ha rotto gli indugi e si è presentato alla d’Annunzio, bloccando i lavori. Nell’ufficio di Lorella Marino, oltre ai due ispettori c’erano anche l’avvocato Antonello D’Antonio, l’addetto alla prevenzione della d’Annunzio e poi Luigi Fusella, Rsu aziendale, che ha spiegato di aver inviato nei giorni scorsi una richiesta di incontro sull’argomento, ma di non aver avuto risposta. In effetti tutto il lavoro e la presunta ispezione di venerdì (che tanto presunta non è, se è stata confermata da più parti) colora di giallo questa iniziativa della direzione amministrativa attivata con il pretesto della sicurezza.
Infatti a richiesta precisa, venerdì il rettore non sapeva nulla di questa storia delle telecamere e quando gli è stato chiesto di poterlo domandare al direttore, la risposta è stata che non era possibile perché «il direttore non c’era, è andato ad un corso».
 Non c’era nemmeno la segretaria, anche lei ad un corso di aggiornamento a Sorrento. Adesso l’arrivo ufficiale dell’Ispettorato rischia di scatenare conseguenze pesanti, dalle sanzioni pecuniarie alle responsabilità penali di chi ha autorizzato i lavori. Infatti una recente sentenza della Cassazione stabilisce che anche la sola installazione delle telecamere è un reato penale, se avviene senza l’ok dei sindacati e scatta anche se sono spente e non funzionanti. Ma resta il mistero di venerdì, su cui un pò di trasparenza non guasterebbe: chi è andato venerdì a visionare l’impianto? Quale ditta ha avuto l’incarico e da chi per montare telecamere da rottamare subito? E quanto costa il tutto, tra lavoro e possibili sanzioni?

Sebastiano Calella