L'ATTO DI ACCUSA

UdA: lettera denuncia del prof. D’Antuono su irregolarità Dipartimento Lingue

«rimborsi sospetti, irregolarità gestionali, concorsi pilotati». Dure le reazioni in Ateneo

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UdA: lettera denuncia del prof. D’Antuono su irregolarità Dipartimento Lingue


CHIETI. Il Dipartimento di lingue e letterature moderne come un covo di vipere o come un centro di cattiva gestione universitaria. Più o meno così - in una lettera-denuncia inviata ieri - il prof. Nicola D’Antuono, ex direttore non riconfermato nelle recenti elezioni, rappresenta questa facoltà della d’Annunzio.
Ne esce un quadro molto poco edificante dei giochi di potere interni, conditi anche di «pressioni indebite per farmi ratificare missioni di studio e di svago pazzesche, viaggi in Italia e all’estero senza documentazione probante».
 E non basta: la lettera descrive con abbondanza di particolari e di nomi tutti i tentativi di “governare” insegnamenti e concorsi, e sostiene che di questo i vertici UdA erano stati informati. Dunque la lettera, nata sicuramente come sfogo per la mancata rielezione, strada facendo è diventata un duro atto di accusa contro i colleghi ed una denuncia di pratiche gestionali non edificanti. Per non confinare la sua delusione ad uno sfogo tra docenti delusi, il prof. D’Antuono ha inviato ieri questa lettera al rettore Di Ilio, al dg Del Vecchio, ai componenti del senato accademico ed ai colleghi del Dipartimento di lingue che in alcuni passaggi viene definito «pantano lutulento ove molte rane gracidanti sguazzano» e dove vivono «i soliti pupari che da un ventennio sono stati sempre occulti registi di marionette».

VOLANO GLI STRACCI
Dopo aver fatto cenno alla candidatura del prof. Pier Carlo Bontempelli (eletto con il doppio dei voti rispetto a lui) e ad un documento elettorale preparato «telefonicamente tra l’Adriatico ed il Tirreno e poi scomparso» (con riferimento forse alla residenza romana del prof. Bontempelli), il prof. D’Antuono rivendica la trasparenza della sua direzione e ricorda la sua intenzione di non ricandidarsi. Anche  «se - pur avendo percepito gli umori e le richieste, anche le più farneticanti - avevo detto che da membro del Senato Accademico e membro della Commissione che aveva redatto gli indicatori, non potevo venir meno a questo impegno istituzionale». Ma «il ribaltone era ormai organizzato».

«MAI ASSERVITO PER QUESTO EMARGINATO»
«Certamente sono fedele, ma non sono stato mai asservito – scrive poi D’Antuono -  per questo motivo già ha funzionato negli anni scorsi la “conventio ad excludendum” che decretò la mia emarginazione. Guarda caso con gli stessi personaggi o quasi. Avendo sempre evitato di cadere nel pantano lutulento ove molte rane gracidanti sguazzano, sento l’obbligo di dissipare alcune falsità che corrono sulle bocche degli utili idioti. Non posso inseguire tutte le infamie. Spero nella tutela oggettiva dell’istituzione. In attesa gioco d’anticipo con l’autotutela».
 E via con le accuse più pesanti: «la conflittualità permanente  ereditata dall’insorgenza del personale docente frustrato eternamente dei vecchi dipartimenti. Precipitosamente, e senza accordi preventivi e programmi concordati, erano stati fatti confluire in massa e furtivamente nel Dipartimento di Studi comparati (allora retto dal prof. Alfonso De Petris) 19 insorgenti contro la direzione del prof. Francesco Marroni. Gli stessi docenti e ricercatori hanno scatenato disagi e inscenato rivolte sistematiche per un ascensore sociale bloccato e fermato».

«DIPARTIMENTO IN DISSESTO»
«Avevo presentato già in diverse occasioni le dimissioni da direttore», continua il prof, «l’eredità pesante di Dipartimenti in dissesto e in sfacelo, le evidenti problematiche amministrative, i dipendenti in libera uscita nel mansionario, le incompetenze registrate, le pressioni – da parte di molti – per farmi ratificare missioni di studio e di svago pazzesche, viaggi in Italia e all’estero senza documentazione probante, contratti editoriali palesemente impropri e pagamenti di fatture impresentabili e di mobilità docenti non autorizzate erano un grave peso che sopportavo con angoscia e di cui in diverse occasioni si è dovuta occupare l’Amministrazione centrale…. e poi le dimissioni di massa dei docenti a contratto, le azioni di disturbo attraverso errori madornali delle “pratiche studenti”, della revisione dei piani di studio, dei regolamenti didattici…. Ma ho tenuto duro, e da solo, anche portando a termine – su delega del Rettore e con il mugugno di tutti - i corsi PAS in nome e per conto dell’Ateneo. Se la matematica non è un’opinione, per merito mio nelle casse dell’Ateneo è entrato denaro fresco (circa 500.000 euro) solo per le iscrizioni».

 Sugli insegnamenti «affermo con dignità che ho proposto al Rettore gli unici insegnamenti proponibili, dopo aver superato tutti i veti incrociati che rimbalzavano nelle diverse riunioni espletate, e che uno dei quattro presidenti ha persino inviato il profilo dell’insegnamento da bandire al Rettore. Tutti gli altri concordarono singolarmente e collettivamente sulla soluzione proposta al Rettore. A dire il vero, infine, a tutti gli incontri non “informali”  ha sempre partecipato l’attuale Direttore, il quale ha contribuito molto alla formulazione della proposta stilando il profilo del candidato (e telefonando anche ad autorevoli colleghi di altre università per proporre nomi e prospettive)».
 Poi continua: «è mia ferma convinzione che nei giorni scorsi non si è verificato un processo politico asettico e indolore, con il semplice ricambio delle élites, ma si è consumata la crisi del sistema dipartimentale quale contenitore di insegnamenti e aggregato non omogeneo di studiosi. La crisi serpeggiava da tempo…ma solo la mia pervicace volontà e il lavoro di 12 ore al giorno, supplendo anche a tutte le carenze didattiche e amministrative, ha mantenuto in piedi un piccolo colosso d’argilla».
«Ero angosciato per il destino del Dipartimento, il cui problema cardinale era investire in risorse umane e innovazione. Non tutto è stato fatto, ma va sottolineato, almeno, che prima della mia direzione era mancata oculatezza amministrativa e finanziaria, e che in questo quadriennio sono arrivati come non mai tanti fondi per la didattica e la ricerca, sono stati stipulati tanti contratti d’insegnamento, sono stati pubblicati tanti libri con fondi dipartimentali e sono state assegnate tante borse di dottorato e assegni di ricerca, soprattutto all’area anglistica».

LE REAZIONI: «SE CI SONO IRREGOLARITÀ VANNO DENUNCIATE UFFICIALMENTE»
Immediate le reazioni di sdegno e di sorpresa di molti colleghi del Senato accademico. Tra queste, da segnalare una lettera immediata al Rettore della prof. Augusta Consorti, componente del Senato accademico, che chiede di inserire nell’odg del prossimo Senato la discussione di questa lettera-denuncia del collega D’Antuono. Infatti ci sono «gravissime denunce che sono di una tale gravità che arrecano un  danno di inestimabile proporzione all’immagine della d’Annunzio». «Sicché – continua la richiesta della prof. Consorti - delle  due l’una: qualora le accuse risultassero fondate sarebbe urgente provvedere all’immediata denuncia dei gravi illeciti citati. Di contro, qualora risultassero infondate, sarebbe altresì urgente e  necessario procedere a tutela della buona immagine dell’Ateneo. Ritengo che questa operazione non sia in alcun modo rinviabile, anche in considerazione dei sacrifici di cui molti bravi e onesti colleghi si fanno carico quotidianamente per fronteggiare i minori finanziamenti alla ricerca. Infatti a volte mettono a disposizione i propri fondi per consentire ai giovani  di partecipare a progetti di ricerca e programmi di scambio. Non possiamo consentire che pochi “disonesti”, se ci sono, abbiano destinato tali fondi a svaghi pazzeschi».

Sebastiano Calella