GARBUGLIO ACCADEMICO

UdA e taglio stipendi: raccolta firme per sfiduciare rettore e bloccare i test d’ingresso

Slitta il confronto con i sindacati nazionali e la tensione aumenta

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UdA e taglio stipendi: raccolta firme per sfiduciare rettore e bloccare i test d’ingresso

Il rettore Di Ilio




CHIETI. Una raccolta di firme per sfiduciare il rettore ed azioni eclatanti di protesta fino al blocco delle attività (quiz di ammissione compresi) alla d’Annunzio.
Sono queste le iniziative spontanee minacciate dai dipendenti UdA per i prossimi giorni, quando dopo la pausa estiva riprende la contestazione per il taglio del salario accessorio dallo stipendio.
Insomma quasi un seguito ai fischi ricevuti dal rettore a Montesilvano durante una manifestazione, contestazione da cui però i sindacati si sono dissociati, così come non condividono il blocco delle attività perché andrebbe a danno degli studenti e delle famiglie. Ma brucia sempre di più il taglio del salario accessorio, l’indennità che unifica e forfetizza il compenso per una serie di attività lavorative aggiuntive. Si tratta di circa 300 euro che improvvisamente sono venuti a mancare ai bilanci familiari di 350 tra tecnici ed impiegati, con l’aggiunta del ventilato recupero dei soldi percepiti negli anni con questa indennità.
E c’è anche la variante, da molti dimenticata, del licenziamento dal primo settembre dei circa 30 Cel, i collaboratori esperti linguistici (cioè i lettori di madre lingua). Il tutto perché il dg Filippo Del Vecchio si è fatto forte dei rilievi degli ispettori del Ministero dell’economia e dei Revisori dei conti secondo i quali il salario accessorio sarebbe illegittimo così come pagato, in quanto manca una specifica voce in bilancio da cui attingere i fondi.
In realtà la decurtazione dello stipendio non è arrivata improvvisa né è dovuta solo all’iniziativa del dg, ma è la conclusione dell’ostilità da sempre dimostrata da Del Vecchio contro questa indennità, con tutte le fibrillazioni interne all’UdA quando il direttore voleva abolirla sostituendola con una premialità legata alla singola performance di ciascun dipendente. Si tratta comunque di un’ostilità sempre condivisa dal CdA e dal rettore Carmine Di Ilio, convinti che in questo modo si sarebbe ristabilita la legalità per gli stipendi, schivando così anche gli strali della Corte dei conti per un eventuale danno erariale.
Questa la posizione ufficiale dei vertici UdA, che però dipendenti e sindacati contestano, mentre i docenti - pur essendo esperti di diritto amministrativo e del lavoro nonché dei bilanci pubblici e pur lavorando fianco a fianco dei dipendenti - non sempre (e non tutti) hanno solidarizzato con il personale in difficoltà. Che adesso vuole raccogliere le firme da portare in Senato accademico per sfiduciare il rettore, accusato di essere stato troppo acquiescente di fronte al taglio del salario accessorio.

IL BLOCCO DELLE ATTIVITA’
Ma si pensa anche al blocco delle attività come risposta alla mancata convocazione dell’incontro-confronto sui tagli, chiesto dai sindacati nazionali entro la prima decade di settembre e che i vertici UdA non hanno ancora fissato. La motivazione ufficiosa è che su questo contenzioso bisogna acquisire dal Ministero ulteriore documentazione, ma in realtà a breve non ci sarà nessuna convocazione (peraltro richiesta il 22 agosto) perché il rettore è appena partito per le ferie ed altrettanto ha fatto il suo delegato ai rapporti con il sindacato.

SLITTA L’INCONTRO SINDACALE RICHIESTO E LA TENSIONE AUMENTA
Insomma invece di raffreddare la tensione con un incontro, il rinvio del faccia a faccia con i sindacati ha rinfocolato le contestazioni e farà decollare il progetto – già ventilato da alcuni iscritti alla Cgil - di rivolgersi ad un legale. Il mancato confronto chiarisce anche quali sono le relazioni sindacali all’UdA ed è stato visto come una manovra dilatoria per sfuggire alla trattativa in cui conteranno solo i fatti e i documenti e non le punzecchiature epistolari e le risposte evasive che hanno riempito le cronache del mese di agosto. Infatti per un mese intero (ma anche prima) dg e rettore hanno sostenuto che il taglio del salario accessorio sarebbe stato imposto all’UdA da Ministero e Revisori dei conti. Ma su questa spiegazione sono emerse molte perplessità perché – secondo i sindacati locali ed alcuni docenti – da nessun documento risulta “l’ordine” di tagliare brutalmente il salario accessorio. Così come appare una forzatura la richiesta di recupero di questa indennità riscossa negli anni passati dai dipendenti. Il prof. Andrea Ziruolo, esperto di contabilità pubblica, in un appello al rettore ha segnalato che alle università si dovrebbe applicare lo stesso trattamento riservato agli altri dipendenti statali (art. 4 del Dl 16-2014) e cioè che quanto versato per l’Ima – anche se in forma indebita - dovrebbe essere recuperato sui bilanci futuri e non sugli stipendi degli impiegati. Inoltre Michelina Venditti, docente di Economia aziendale, ha chiesto al rettore “se l’UdA ha subìto passivamente i rilievi del Mef o se si è attivata formulando idonee controdeduzioni o applicando altri strumenti.” Dunque invece di tagliare, senza tensioni e licenziamenti si potevano inviare le controdeduzioni UdA - come in passato - trattando il salario accessorio con la stessa tempistica degli altri 18 rilievi del Mef.

Anche perché questa è una voce del contratto di lavoro di assoluta competenza della contrattazione sindacale e non può essere oggetto di “colpi di testa” di nessuno, né del Ministero né del rettore o del dg e dei Revisori. Per chiarire questi punti, la scorsa settimana anche i sindacati interni hanno sollecitato unitariamente la consegna di alcuni documenti e chiesto l’apertura di una trattativa, che però slitta ancora. Insomma i tagli sono stati immediati, ma il confronto con il sindacato può aspettare.

CONFLITTUALITÀ DIFFUSA ALLA D’ANNUNZIO PER SCELTA DEI VERTICI: RETTORE, DG E CDA
Però a ben guardare, e polemiche estive a parte, si tratta di un film già noto da mesi, quando dopo aver fatto la voce grossa contro l’Ima (indennità mensile di ateneo) il dg fu costretto a fare marcia indietro. Infatti dopo l’incontro con i sindacati nazionali l’UdA accettò di pagare l’Ima ed il dg Del Vecchio rimase muto – come del resto il CdA che lo aveva spalleggiato – di fronte alla difesa del salario accessorio.

Il fatto è che da sempre il dg porta avanti una sua idea e cioè che questa indennità stipendiale deve essere calibrata secondo la legge Brunetta che assegna la premialità secondo la singola perfomance dei dipendenti: e così alcuni sarebbero pagati al massimo, altri nella media e al resto nulla. Toccherebbe al dg stilare il piano delle perfomance e decidere poi a cascata chi è meritevole e chi no. Si tratta di un meccanismo fieramente osteggiato dai sindacati nazionali e locali perché questa modalità premierebbe solo il “cerchio magico” del dg ed i “lecchini” del potere, e dove applicata ha prodotto solo sconfitte per le università nelle vertenze di lavoro.

Nello specifico siamo dunque alla rivincita tra il no dell’UdA al salario accessorio ed il si dei sindacati. Con il rischio “buccia di banana” per i vertici della d’Annunzio (rettore, dg e CdA). Infatti questi tagli di stipendio sono solo un episodio della gestione Del Vecchio che con il suo debordante furore decisionista ha creato conflittualità generalizzate: appalti annullati dal Tar (assicurazioni, global service), promozioni contestate dei dipendenti, rapporti tesi con sindacati e personale, contratti in essere stracciati con possibili gravi conseguenze per l’UdA (vedi la Convenzione con il Cus ed il decreto ingiuntivo milionario della Bper), inchieste della GdF ed altro. Con costi elevatissimi – non solo economici - per la d’Annunzio, il che chiama in causa il rettore ed il CdA che non hanno saputo fare argine contro questa gestione senza dialogo dell’UdA. Come dire che la raccolta firme non sarà solo per la sfiducia al rettore.

Sebastiano Calella