PASTICCIO SALARI

UdA: dipendenti sulle barricate contro il recupero dei 14 mln

Sindacati: «irricevibile la comunicazione del dg. Che fa il Rettore?»

Redazione PdN

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UdA: dipendenti sulle barricate contro il recupero dei 14 mln

Carmine di Ilio





CHIETI. “The day after: il giorno dopo, inteso come momento in cui una catastrofe si rivela in tutta la sua portata”. Così il dizionario traduce dall’inglese e così i dipendenti della d’Annunzio hanno vissuto la giornata di ieri, dopo la comunicazione sulla sospensione del salario accessorio e sull’obbligo di restituire subito 14 mln indebitamente percepiti con gli stipendi degli ultimi dieci anni.

Ben presto, però, i timori e le preoccupazioni hanno lasciato il posto ad una valutazione meno emotiva di quello che era accaduto.
Tutti hanno capito che non era “Scherzi a parte” ed  hanno anche avuto la sensazione che il modo con cui il dg Filippo Del Vecchio ha gestito questa criticità segna il punto di non ritorno nelle trattative con il personale.
Infatti se il problema “salario accessorio” esiste, come sostengono Ministero e Revisori dei Conti, tocca al dg trovare le soluzioni sia con eventuali controdeduzioni (come si faceva nel passato oggi criticato) sia con operazioni sul bilancio, senza scaricare le colpe sui dipendenti incolpevoli.
Mugugni e malumore anche tra i docenti per il clima interno della d’Annunzio, il cui rilancio si è afflosciato con un CdA solo spettatore. E così è iniziata la ricerca di sentenze autorevoli (Tribunali del lavoro, Cassazione, Consiglio di stato) che offrono una diversa soluzione a questo problema.
E sono emersi particolari che ridimensionano l’allarme sul salario accessorio. Il primo: si possono richiedere al massimo gli ultimi cinque anni delle indennità indebitamente percepite.
Il secondo: è stato più volte sentenziato che se il dipendente è stato pagato di più non per sua colpa, non deve restituire nulla.
Il terzo: ci sono sentenze (come quella del locale Tribunale del lavoro di Siena) che condannano la locale università a restituire il salario accessorio sospeso unilateralmente, visto che l’università contestualmente non ha bloccato le attività per le quali viene erogato. Insomma una situazione sovrapponibile a quella della d’Annunzio, anche se in caso di danno erariale – tutto da dimostrare - altre sentenze civili e la Corte dei Conti hanno richiesto i danni ai responsabili di quelle erogazioni e non certo ai dipendenti. Di qui una certa serenità che ha rincuorato il personale.
Che tra l’altro si domanda anche perché l’attuale dg ha erogato per due anni il salario accessorio senza costituire in bilancio il fondo da cui attingerlo, che è poi il rilievo riportato nella relazione del Mef ed in quella dei Revisori.
Tra l’altro al dg viene rimproverato di aver convogliato tutte le risorse, ivi compreso il Conto terzi, sui progetti “performance” (peraltro mai approvati da sindacati e Rsu) nei quali punteggi esorbitanti di successo – e quindi premi di risultato - sono stati attribuiti solo a pochi. Se il dg avesse operato la necessaria variazione di bilancio per l’Ima – si argomenta – forse non avrebbe potuto coprire la spesa di ciascuna performance, ma così i Revisori avrebbero approvato il salario accessorio senza tutte queste complicazioni.
 Quindi la comunicazione choc sul blocco del salario accessorio è stata giudicata molto strumentale. Anche se – come conferma il rettore Di Ilio, contattato – «siamo in una situazione drammatica. Il Mef ci impone queste linee di condotta e quando si comunicano verità difficili riesce impossibile registrare il consenso di chi viene toccato».

LETTERA APERTA AL RETTORE DA PARTE DI UN EX SINDACALISTA E MEMBRO DEL CDA
Sarà pure così come dice il rettore, ma la sua assenza è stata notata, come ha sottolineato Antonio Pellegrini (ex sindacalista ed ex componente dei vecchi CdA ora sotto accusa) in una lettera aperta a Di Ilio. «Mi riesce difficile (e non solo a me) pensare che il rettore non abbia nulla da dire su questa triste vicenda. E’ vero: irregolarità sono state compiute nel passato e in parte nel presente, ma perché dobbiamo essere noi il “capro espiatorio” di tutto? Come rettore pensa che eventuali provvedimenti di recupero soldi renderanno “più vivibile” il nostro Ateneo? La “morale” che ci è stata fatta, non può essere rivolta solo a noi! Vogliamo parlare di Fondazione universitaria? di università telematica Unidav? dei risultati d’esercizio negativi negli anni 2010 e 2012? della pianta organica, lasciata su un binario morto? dei punti organico e del loro utilizzo? Dell’ubicazione futura della biblioteca? della reintroduzione dello straordinario? di come una cooperativa nata dal nulla, sia divenuta nel tempo valvola di sfogo per assegnazione di personale da parte del personale docente, tecnico-amministrativo e di qualche alto burocrate di altre amministrazioni? delle responsabilità dei CdA, dei Senati accademici, dei Collegi dei Revisori dei conti che nel tempo si sono succeduti? della vicenda Cus? e di tanto altro ancora come riporta la sintesi in diciotto punti dell’ultima verifica amministrativo- contabile?»
 Poi il tono di Pellegrini cambia e si apre ad alcune riflessioni personali: «se ho sbagliato è giusto che io paghi il mio “debito”, ma non posso accettare che venga calpestata anche la mia dignità con un provvedimento che avrebbe potuto essere assunto in modo completamente diverso. Chissà perché il motto “dura lex sed lex” vale solo per noi e non per gli altri. Avrei voluto dire tutto questo in assemblea che però non è stata convocata. Infatti considerando che la “nave” d’Annunzio è destinata ad arenarsi, sarebbe meglio confrontarsi con le Rsu e con i sindacati sui tanti problemi che ci sono prima che arrivi un commissario di bordo».

PER I SINDACATI È “IRRICEVIBILE” LA COMUNICAZIONE DEL DG. APPELLO AL RETTORE
Si annuncia invece più articolato un documento che i sindacati unitariamente firmeranno oggi e che contesta in blocco la comunicazione del dg. La richiesta a Del Vecchio è di esercitare il suo ruolo, inviando le sue controdeduzioni ai rilievi del Mef, come è avvenuto in passato quando le contestazioni del ministero furono superate, con una firma del dott. Giovanni Cioffi, allora direttore al Mef e oggi Revisore della d’Annunzio che boccia la pratica. Secondo i sindacati, al di la di come sarà risolto il contenzioso, appare chiaro che il salario accessorio percepito era in dipendenza dell’aumento dei carichi di lavoro e della diminuzione del personale. Quindi ipotesi di annullamento sono improponibili.
Pertanto le comunicazioni del dg sono «irricevibili».
 Serve un tavolo tecnico di approfondimento, mentre è totale la condanna senza appello di «quell’arma odiosa e terroristica che è l’atto unilaterale, che vuole togliere risorse ai lavoratori, tagliare gli stipendi e attaccare la validità dei contratti di lavoro dei Cel (collaboratori esperi linguistici)».
 In sostanza – dicono i sindacati – «siamo in totale disaccordo con la gestione del dg, nel metodo e nel merito. E in questa vicenda che ha sconvolto la vita interna dell’Ateneo ci chiediamo quale rapporto c’è tra Rettore e dg: di fiducia e quindi di delega completa? Oppure di contrasto e questo spiegherebbe la sua assenza al momento della comunicazione? Ma un Rettore non può non assumersi le sue responsabilità».

Sebastiano Calella