BRACCIO DI FERRO

UdA, c’è il decreto ingiuntivo per la fidejussione al Cus

La Banca vuole 10 mln dopo che è stata citata a sua volta per danni

Redazione PdN

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Carmine di Ilio

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CHIETI. Un decreto ingiuntivo da 10.105.793,56 euro (più gli interessi di un anno) è stato inviato alla d’Annunzio dalla Bper (la Banca popolare dell’Emilia Romagna che ha incorporato la Bls) per riscuotere la fidejussione a suo tempo firmata dall’UdA a favore del Cus.
In realtà la richiesta è stata inoltrata in solido anche al Cus, principale debitore, che però è coperto da una garanzia fideiussoria a prima richiesta firmata dall’UdA. Si tratta dei soldi erogati e garantiti dall’Università per 11 mln, comprensivi anche della quota di Serfina Banca, a sua volta assorbita della Bper. Infatti il mutuo originario era di 11 mln, divisi in due parti: 1,5 mln dalla Serfina e 9,5 dalla Bls. Da quello che si apprende, il decreto non è immediatamente esecutivo e viste le ferie estive che sospendono i termini, un’eventuale opposizione si discuterà non prima di ottobre.
Tutto il tempo per digerire le motivazioni del provvedimento richiesto dalla Bper al giudice del Tribunale di Lanciano, dove aveva sede la Bls e che nell’atto notarile del mutuo era indicata come sede di eventuali contenziosi. In particolare il decreto ingiuntivo si sofferma su quello che è il cuore del problema, cioè la cessione del credito che il Cus vantava nei confronti della d’Annunzio e accettata dalla Banca, ma poi contestata dal CdA dell’UdA. 

Infatti la linea dei consiglieri di amministrazione della d’Annunzio e del dg – ora in difficoltà, forse per una sottovalutazione di un esito di questo tipo - è stata di annullare tutta l’operazione collegata e cioè il rinnovo in anticipo della Convenzione con il Centro sportivo, portata al 2011 prima della sua scadenza naturale, con contestuale accensione di un mutuo ventennale collegato ad una fidejussione concessa al Cus.
L’allora rettore Franco Cuccurullo e tutto il CdA dell’epoca ritennero vantaggiosa per l’Ateneo una transazione con il Cus (che chiedeva 43 mln di spese sostenute in favore dell’UdA, poi ridotti con il lavoro della commissione Capasso), decidendo di garantire con una fidejussione il pagamento dilazionato di questo suo debito riconosciuto dal CdA e delegando alla firma dal notaio l’allora vicario Carmine Di Ilio, ora rettore a sua volta.
 Questa operazione, con tanto di relazione negativa degli avvocati Carlo Fimiani e Pietro Referza che ne hanno contestato la validità, è stata oggetto di molteplici momenti di dibattito in CdA e di ricorsi al Tar nel tentativo da parte dell’UdA di sterilizzare la richiesta di pagamento da parte della Bper. Tra l’altro c’erano state anche delibere e corrispondenza UdA-Banca, nonché interventi dei Consiglieri CdA più attivi a difesa delle decisioni della d’Annunzio di annullare la Convenzione ed il contratto con il Cus, così come c’erano state iniziative del Cus a sua difesa.

E sembra che sia stata proprio la pressione del Centro universitario sportivo a far “maturare” il decreto ingiuntivo. Infatti il 2 luglio scorso la Bper era stata diffidata a dar seguito alla fidejussione, visto che da 9 mesi la banca non si muoveva. Questo immobilismo ha creato danni al Cus che per quantificarli ha chiesto l’intervento dell’organismo di mediazione bancaria, la cui prima udienza è prevista per il 4 settembre.
 Insomma la Bper avrebbe deciso di muoversi di fronte ad una richiesta di danni per 45 mln (il mutuo concesso dalla ex Bls più altri milioni per una vicenda di interessi bancari esosi per i quali la Serfina è stata sanzionata). E’ stato rotto il fronte dell’attendismo, che sembra gradito alla Procura della Repubblica di Chieti rispetto agli eventi ed ai contenziosi dell’università. Infatti, in attesa che maturino le decisioni sulle varie inchieste in corso, sarebbe stata rintracciata una mail con cui l’ufficio legale della ex Bls aveva concordato il testo dell’art. 17 del contratto di mutuo in cui si parlava di fidejussione.
E se la banca sapeva tutto, come avrebbe potuto non richiedere il decreto ingiuntivo?

Sebastiano Calella