IL PORTO DELLE RABBIE

Pescara, si tira dritto sul Prp: ripreso l’iter per il nuovo porto

Solo il M5s cerca di evidenziare criticità e propone una ulteriore riflessione

Redazione PdN

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Pescara, si tira dritto sul Prp: ripreso l’iter per il nuovo porto




PESCARA. Alla fine è stata approvata abbastanza in fretta e senza troppi ostacoli l’intesa tra Comune e Capitaneria di porto per il prosieguo dell’iter che porterà ad adottare il nuovo Piano regolatore portuale.
E’ passata con i voti del centrosinistra e del centrodestra la delibera in discussione stamattina in Consiglio comunale (sindaco Alessandrini assente e impegnato con il sindaco di New York). Voto preceduto da una breve sessione di interventi “esterni” di esperti del settore che hanno illustrato le ragioni pro e contro il nuovo strumento urbanistico.
Ora l’iter prevede, dopo la tormentata approvazione della Vas da parte della Regione Abruzzo, che il progetto approdi al Consiglio superiore dei lavori pubblici per poi tornare alla Regione per l’approvazione definitiva.
Contrari i consiglieri del Movimento 5 Stelle che avevano chiesto più tempo per riflettere e studiare le carte ma la loro mozione è stata bocciata. Secondo i grillini ci sarebbero non poche incongruenze nelle carte che dovrebbero essere quantomeno spiegate.

Il tema del dibattito politico è stato quello sentito da anni: c’è una emergenza (ma creata da un progetto sbagliato) che deve essere risolta con la realizzazione del nuovo Prp. Se così stanno le cose allora maggioranza è opposizione di centrodestra sono tutti uniti e d’accordo per proseguire.
Si registra dunque dopo oltre 7 anni di blocco un passo in avanti verso quella che sarà comunque la rivoluzione in ambito portuale che dovrebbe valorizzare le aree ma soprattutto risolvere in buona parte i problemi di insabbiamento.
Il Prp è il progetto complessivo già predisposto nel 2007 dopo un lungo iter (amministrazione D’Alfonso) che di fatto registra e ammette l’incredibile errore progettuale del precedente piano regolatore portuale approvato a fine anni ’90 e realizzato nel 2005 che tra l’altro prevedeva anche la costruzione della diga foranea. Proprio quest’opera si è rivelata essere il problema principale da risolvere ed infatti il nuovo piano dovrebbe portare il fiume a sfociare oltre la barriera.

Come accade spesso la politica di centrodestra e centrosinistra che si è alternata in questi decenni si è guardata bene dall’ammettere le proprie responsabilità per aver non solo avallato un vero e proprio scempio protrattosi per un ventennio ma di non aver ascoltato chi già nel 2000 aveva pronosticato quello che nemmeno i luminari progettisti pagati fior di quattrini avevano previsto. Ieri come oggi un battagliero Antonio Spina, allora a capo di un comitato contro la diga foranea, ha riproposto le proprie ragioni circa alcune criticità del nuovo progetto che dovrebbe essere migliorato per evitare di incorrere nuovamente in errori. Per questo mesi fa erano state inoltrate osservazioni tecniche che tuttavia non sono state recepite.
Anche nel 2014 la politica non ha ascoltato le voci contrarie e propositive ed ha tirato dritto per la propria strada che prevede un mega appalto, promesse allettanti per gli operatori ma anche per i proprietari delle aree circostanti.
Troppo lunga e complicata la storia del porto che in molti non conoscono o preferiscono dimenticare. Troppe le ombre mai disvelate o le risposte mancate.
Finora è andata così e la città ha dovuto subire gli effetti nefasti di decisioni prese da chi ha amministrato a tutti i livelli, effetti che hanno di fatto permesso di sborsare milioni di euro in danni, dragaggio, crisi delle economie locali, crisi di settore (marineria per esempio) e soldi per il nuovo progetto riparatore.
Finora è andata così.
Se solo le cose fossero andate in maniera diversa Pescara avrebbe avuto un porto funzionale e moderno da quasi 15 anni. Ora c’è chi prova a recuperare il tempo perduto.

a.b.