LA SENTENZA

Dipendente pubblico sottrae 13 mila euro dalle casse comunali, condannato dalla Corte dei Conti

Nel 2011 condanna in sede penale

Redazione PdN

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Dipendente pubblico sottrae 13 mila euro dalle casse comunali, condannato dalla Corte dei Conti




PESCOSANSONESCO. Un dipendente comunale di Pescosansonesco è stato condannato dalla Corte dei Conti e dovrà restituire al Comune dove lavora 9.714,29 euro.
L’uomo, Attilio Ciampoli, a febbraio del 2011 era stato condannato dal gip di Pescara ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per peculato e abuso d’ufficio e da allora ha cominciato a restituire quanto indebitamente sottratto alle casse comunali.
La cifra mancante iniziale ammontava a 13.194 euro e ne restano da saldare poco meno di 10 mila. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini penali il dipendente, incaricato dal sindaco di compilare le buste paga dei dipendenti del Comune, si è appropriato di 199,92 euro al mese dal marzo 2004 all’agosto 2009. Cinque anni, dunque, durante i quali l’uomo sottraeva indebitamente e intascava quella cifra.
Inoltre, sempre quanto emerso dalle indagine dei carabinieri di Torre dè Passeri che hanno svolto le indagini, ha erogato somme a titolo di assegni familiari in favore di dipendenti comunali «che non ne avevano diritto sulla base di conoscenze personali senza alcun controllo circa la sussistenza della documentazione attestante il diritto in capo ai richiedenti, così procurando ai suddetti dipendenti un ingiusto vantaggio in danno agli effettivi aventi diritto».
Dopo la condanna penale si è istaurato anche il giudizio contabile. Davanti ai magistrati della Corte dei Conti l’uomo ha spiegato di aver già cominciato a rimborsare il Comune ma la Procura è andata avanti in quanto non ha ritenuto esser venute meno le condizioni per l’azione risarcitoria, anche perchè «il debito del Ciampoli nei confronti dell’Ente datore di lavoro non risulta estinto né l’Ente stesso dispone di un valido titolo esecutivo azionabile nei confronti del debitore, per l’ipotesi che la totale reintegrazione non avvenga».
Il dipendente comunale ha chiesto la rateizzazione della somma ritenendo congrua la decurtazione mensile di 150 euro dallo stipendio.
Nei giorni scorsi è arrivata la condanna: «risulta evidente l’antigiuridicità della condotta», scrivono i giudici della Corte dei Conti, «atteso il cosciente, costante e macroscopico disprezzo dei doveri imposti dallo specifico rapporto di servizio, comportamento certamente riprovevole. La gravità dei fatti non consente di ricorrere al potere riduttivo dell'addebito».
a.l.