LE CARTE

L’UdA al Tar per rifilare un bidone alla Bper?

Chiesta la nullità degli atti per far saltare mutuo e fidejussione

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3615

uda università d'annunzio




CHIETI. Contratto UdA-Cus nullo. Fidejussione alla Bper nulla perché illegittima. Nuova convenzione d’Annunzio-Centro universitario sportivo altrettanto inesistente perché andrebbe oltre i normali compiti del Cus. Non è l’UdA che deve pagare ma è il Cus che dovrebbe “rifondere” oltre 4 mln percepiti tra il 2011 ed il 2013.
Sono queste le richieste del ricorso al Tar presentato dalla d’Annunzio dopo aver bloccato la convenzione con il Cus ed il contestuale pagamento delle rate di mutuo, pur assistite da una fidejussione a prima richiesta con la Bper.
E forse proprio questo è il vero obiettivo delle 47 pagine di ricorso: i 23 mln del mutuo garantiti dall’UdA la Bper se li può sognare. Infatti non li rivedrà mai se il Tar accoglierà le richieste del rettore Carmine Di Ilio e del direttore generale Filippo Del Vecchio a nome dell’università.
Soldi che svaniscono? Non proprio: a pagare dovrebbero essere tutti quelli che in passato hanno deliberato questi atti se dichiarati nulli, dall’ex rettore Franco Cuccurullo a tutto il vecchio CdA.
Siamo su “Scherzi a parte” hanno pensato allarmati i vertici Bper, al cui attendismo nel riscuotere la fidejussione UdA si deve questo ricorso al Tar pensato con una doppia strategia: intanto rinviare di alcuni mesi il giudizio al Tar sulla regolarità delle delibere impugnate dal Cus (l’udienza ci doveva essere in questi giorni e invece adesso è slittata al 16 ottobre) e contestualmente chiedere non l’annullamento del contratto, ma la sua nullità “tamquam non esset”, il che non darebbe titolo alla banca di riavere i soldi del mutuo. Insomma quasi un “bidone” da 23 mln.
Perché ammesso che il Tar dia ragione all’università (statisticamente è probabile che sia così), non è detto che quelli che hanno sottoscritto le vecchie delibere restino a guardare, pagando senza battere ciglio.

I CONTENUTI DEL RICORSO DELLA D’ANNUNZIO
Questo almeno sembra il senso del ricorso presentato dall’UdA contro il Cus e nei confronti della Bper (subentrata nei rapporti con la Bls e con la Serfina banca) ed anche nei confronti del Miur (ministero dell’università e della ricerca). Però nel testo non ci sono novità di rilievo. Quasi tutto il lavoro degli avvocati Pietro Referza e Carlo Fimiani tende a dimostrare le ragioni della nullità dell’operazione che tra il 2010 ed il 2011 portò al rinnovo anticipato della convenzione UdA-Cus, al contratto per la gestione sempre da parte del Cus del Sistema sportivo integrato della d’Annunzio (che consentiva a Scienze motorie di funzionare) ed alla transazione – anch’essa da dichiarare nulla - sulle richieste di pagamento avanzate dal Centro universitario sportivo (che da oltre 40 mln furono ridotte a 23).
E questa ricostruzione avviene ripercorrendo la relazione a suo tempo consegnata all’UdA dagli stessi legali incaricati dal CdA in carica di passare al setaccio la documentazione dei rapporti con il Cus. Non basta: le tesi ripetono un pò stancamente anche i contenuti del parere del professor Travi che fu alla base delle prime decisioni del CdA contro il Cus.
Il tutto senza dar conto che tecnicamente queste valutazioni non erano un parere legale, ma un “consiglio amichevole” e di parte (come dovette ammettere la stessa UdA) fornito da un docente di altra università, sollecitato da un collega dell’UdA.

SOTTOVALUTATE LE CONSEGUENZE PRATICHE DI UN EVENTUALE OK DEL TAR
Tralasciando le argomentazioni giuridiche del ricorso (che toccherà smontare agli avvocati delle controparti), alla fine della lettura è netta l’impressione che il nuovo CdA ed il dg che hanno dato il via a questa vicenda infinita non conoscano la storia recente dell’UdA ed il suo funzionamento, ma soprattutto abbiano sottovalutato le conseguenze pratiche di questa guerra al Cus.
Infatti se il contratto fosse nullo, il risultato pratico potrebbe essere che il Cus rimane titolare della vecchia convenzione che non è stata annullata, ma che è stata rinnovata tacitamente fino al 2022 e che costa 100 mila euro in più l’anno. Scienze motorie rischia di essere chiusa, perché ha ricevuto soldi e dato incarichi di insegnamento tutti abusivi, oltre a non avere gli impianti sportivi adeguati per il suo funzionamento. Il Comune tornerà proprietario di questi impianti che all’epoca furono affidati al Cus. E lo stesso Cus chiederà i danni, visto che nonostante tutto l’UdA continua ancora oggi a servirsene, anche se non lo paga più. Allora prende quota l’altra interpretazione possibile e già accennata. Tutta l’attività amministrativa dell’UdA in questo settore sembra finalizzata ad allontanare nel tempo il confronto in giudizio, tanto da far morire di stenti l’avversario, cioè il Cus. Infatti il Tar ha fissato l’udienza al 16 ottobre, cioè ad un anno dalle prime delibere del CdA impugnate, che dovevano essere discusse in questi giorni e che hanno tagliato le risorse economiche per le attività sportive. Ma l’arrivo di questo nuovo ricorso ha spostato in avanti la data. E quando ad ottobre si dovrà discutere, il Tar Pescara sarà stato soppresso e si dovrà andare all’Aquila.

MA IL MINISTERO NON SI ADEGUA ALLE STRATEGIE DELL’UDA
Se questo è il progetto, non tutti però sembrano intenzionati ad adeguarsi. Proprio nei giorni scorsi il Ministero ha imposto al rettore ed al dg – che avevano sbagliato a richiedere il contributo ministeriale per il Cus - di convocare venerdì prossimo il Comitato per lo sport e di inoltrare correttamente la richiesta. Nello stesso tempo non è escluso che a causa di questo ricorso ci siano novità e qualche accelerazione anche sul versante Procura della Repubblica, apparentemente immobile nonostante che la GdF abbia completato ormai da mesi molte delle inchieste attivate sull’UdA. Come non è escluso che il ricorso possa accelerare anche le iniziative della Bper che rischia di rimanere con il cerino acceso in mano se non chiederà subito il pagamento della fidejussione.

Sebastiano Calella