SANITA'

Maristella, stipendi non pagati e dipendenti in crisi

Pazienti sparsi tra Gissi e Palena con un budget ridotto

Redazione PdN

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Maristella, stipendi non pagati e dipendenti in crisi




CHIETI. Stipendi fermi da dicembre e senza motivazione alcuna. Alcuni dipendenti privilegiati pagati a gennaio e febbraio, anche qui senza spiegazioni. Pazienti sparsi tra Gissi e Palena.
E’ questa la situazione attuale del Maristella, acquistata all’asta del gruppo Villa Pini dalla società che fa capo a Carmine De Nicola.
Ma c’è stato anche qualche problema per gli accreditamenti e per il setting assistenziale, per cui una parte dei ricoverati è a tariffa da casa di riposo semplice ed un’altra è pagata come Rsa, residenza sanitaria assistita. Di qui forse nascono i problemi di liquidità di questa cordata di imprenditori che attraversa acque agitate anche all’ex Sund di Montesilvano che fatica a pagare gli stipendi.
In realtà però la Asl di Chieti, almeno per quanto riguarda Maristella, fa sapere che i suoi pagamenti sono a regime e che fino al 31 marzo sono state pagate tutte le fatture presentate.
C’è in atto solo un contenzioso di un mese, per il periodo in cui il Comune di Chieti sospese a Maristella l’autorizzazione all’attività sanitaria, mentre il budget è stato ridotto in quanto nella RA, cioè nella casa di riposo, è prevista la compartecipazione, cioè un ticket a carico dei ricoverati e su questo argomento arrivano segnali contraddittori dalla Regione. Ma non c’è nulla di arretrato che possa giustificare questo mancato pagamento, che tra l’altro mette a rischio lo stesso accreditamento visto che a suo tempo – in chiave anti Villa Pini – una legge regionale ha previsto che se l’imprenditore della sanità non paga i dipendenti, dopo alcuni mesi decade dal contratto con la Regione.
In attesa di novità, a pagare intanto sono i dipendenti costretti a viaggiare verso Gissi o verso Palena, con contratti part time di fame e con un’ora e mezza di strada da percorrere dai loro luoghi di residenza tra Chieti e Pescara. E così chi prende servizio alle 7 si alza alle 5 ed a fine mese non viene nemmeno pagato.
I sindacati confermano questo stato di sofferenza del gruppo, ma sono quasi impotenti ad intervenire visto che i dipendenti rimasti sono pochissimi e divisi tra le diverse sedi di lavoro. Chissà che ne pensa la nuova Giunta regionale.

Sebastiano Calella