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Pescara. Casa dello Studente, bocciato definitivamente il progetto a due passi dall’Università

«Non è compatibile con l’ambiente»

Redazione PdN

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Pescara. Casa dello Studente, bocciato definitivamente il progetto a due passi dall’Università




PESCARA. Nubi nere all’orizzonte della nuova Casa dello studente che doveva sorgere tra via della Polveriera e via Lago di Bolsena, nella zona periferica sud della città.
La zona sarebbe stata logisticamente perfetta: 300 metri in linea d’aria dal polo universitario di Viale Pindaro, poco più di 700 metri di distanza da portone a portone. Ma il parere definitivo della Commissione di Valutazione di impatto ambientale è negativo. Il verbale è chiaro: «non compatibilità ambientale». Il no è definitivo e adesso bisognerà cercare un’altra soluzione.
Il progetto (in variante al Prg) era di quelli ambiziosi e importanti per una città universitaria come Pescara che però offre agli universitari fuori ben poco. A presentare la richiesta allo sportello Suap del Comune era stata a giugno del 2012 la società Geas Servizi Immobiliari Srl.
L’idea era quella di realizzare 61 camere singole, 65 camere doppie, 82 mini alloggi per un totale di 437 posti totali. Un intervento edilizio di 10.267 metri cubi e una struttura con una volumetria di oltre 30 mila metri cubi.
Dunque nuovi posti letto (gestiti da un privato) che potevano andare ad aggiungersi all’altra struttura pubblica (90 posti con ingresso tramite graduatorie) in costruzione in città, in strada comunale piana, un’opera rimasta bloccata per 6 anni a causa di un contenzioso con la ditta.

«TRASFORMAZIONE IRREVERSIBILE»
Ma il parere finale, come detto, è negativo. Se la casa dello studente venisse fatta si determinerebbe «una trasformazione irreversibile di suolo agricolo», si legge nel verbale, «aggravando la perdita dei limiti della città con la progressiva formazione di un nuovo edificato, insediamento ed infrastrutture, generando discontinuità delle reti ecologiche ed elevati impatti sulle risorse naturali, sul paesaggio e sulla qualità della vita».

UNA LUNGA SERIE DI NO
A questo no non si è arrivati per caso ma a seguito di una lunghissima serie di pareri negativi già palesati nel corso degli ultimi diciotto mesi.
A gennaio 2013 il settore Pianificazione territoriale ed ambientale della Provincia di Pescara aveva suggerito al Comune di trovare ipotesi alternative, ad esempio il riuso di fabbricati in disuso («pur presenti in zona») o convenzioni sui prezzi degli affitti.
Alla fine però questa è stata l’unica ipotesi percorsa. A febbraio 2013 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
ha suggerito di valutare «soluzioni planimetriche più articolate» che prevedessero «un minore sviluppo in altezza». Qualche giorno dopo anche l’Arta ha frenato gli entusiasmi sottolineando gli «impatti significativi» prodotti dall’opera in una zona «già oggetto di numerosi interventi di trasformazione».
A marzo 2013 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
ha chiesto ulteriori «approfondimenti» in merito alla localizzazione e «alla qualità delle soluzioni progettuali previste».
Ad agosto è arrivato un altro parere dell’Arta secondo cui «gli obiettivi di sostenibilità ambientale non sembrano soddisfare appieno quanto previsto». Ad ottobre la Soprintendenza
avverte ancora una volta: scegliete un’altra soluzione perché così non va.


«IMPOSSIBILE TROVARE SUOLO IDONEO»
Ma a settembre 2013 l’architetto Sabatini, in una riunione in Comune, ha illustrato l’impossibilità di trovare un suolo idoneo al tipo di progetto presentato. L’ambientalista Edvige Ricci ha fatto notare, nel corso di una riunione con la commissione, che la pressione antropica nella città è già «elevatissima» e che le aree agricole libere «sono un bacino di naturalità necessario al riequilibrio ambientale e quindi l’area proposta nel progetto è inidonea».
A febbraio 2014 anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha detto no sottolineando «l’intervento dannoso per il contesto in cui si inserisce e un pericoloso precedente per la città».
La commissione ha poi sottolineato che l’urbanizzazione di un versante con tali caratteristiche «deve essere particolarmente cautelativa poiché ulteriori carichi, sbancamenti, errata distribuzione delle acque di infiltrazione possono destabilizzare il corpo di materiale di riporto». Insomma rischi elevati per il territorio. Il rapporto ambientale, inoltre, non avrebbe analizzato attentamente la capacità della rete pubblica esistente di smaltimento delle acque bianche. Da qui il no definitivo e adesso il progetto è sfumato. La casa dello studente non si farà. Non lì, a pochi passi dall’Ateneo.
Alessandra Lotti

PESCARA. RELAZIONE CASA DELLO STUDENTE