MATERIA OSCURA

Le 298 croci di Villa Pini

L’Ugl manifesta per sostenere i dipendenti non riassorbiti nell’ex gruppo Angelini

Redazione PdN

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Le 298 croci di Villa Pini




CHIETI. Sono 298 le croci piantate di fronte a Villa Pini per ricordare autisti, impiegati, infermieri e medici prima inseriti negli organici della galassia Angelini ed ora rimasti fuori, destinati alla mobilità e forse alla disoccupazione.
Ieri mattina un gruppo di questi ex dipendenti è stato chiamato a raccolta dall’Ugl che ha esposto le sue bandiere vicino a queste croci di fronte alla clinica di via dei Frentani. Ad ascoltare le ragioni e le richieste di questi lavoratori rimasti senza lavoro c’era il neo consigliere regionale Silvio Paolucci, Pd, delegato dal presidente Luciano D’Alfonso. Infatti questi esuberi – che riguardano solo per una parte la Santa Camilla spa, ora proprietaria della clinica, e per il resto chiamano in causa tutte le altre società del gruppo Angelini - sono la conseguenza della politica sanitaria del commissario regionale più attenta ai tagli del budget e dei posti letto che alla ristrutturazione della spesa di questo settore.
E sarebbe bastato recuperare la mobilità passiva per dare più posti di lavoro agli abruzzesi, evitando gli esuberi.
Perché a quanto se ne sa, la Santa Camilla spa ha quasi completato la riassunzione dei suoi dipendenti, secondo l’accordo sindacale a suo tempo raggiunto, ma anche in questo caso – come negli altri – non è stato possibile far rientrare tutta la forza lavoro un tempo impiegata a causa del budget e dei posti letto tagliati.
Questo non significa però che debbano essere i 298 rimasti fuori a pagare le scelte di una politica sanitaria che ha penalizzato la forza lavoro abruzzese sia nella sanità privata che in quella pubblica.

Di qui le richieste formulate ieri da Gianna De Amicis, responsabile Ugl: «Intanto dobbiamo ricordare che questi lavoratori sono senza soldi da 8 mesi. Poi vorrei far riflettere che con l’arrivo delle lettere di licenziamento questi ex dipendenti vanno verso la mobilità e si troveranno in un limbo di cui nessuno si occuperà. Quanto agli ex di questa clinica, ci sarebbe spazio per richiamarne qualcuno, mentre per tutti gli altri si potrebbe pensare di spalmarli su altre attività. Perciò intanto chiediamo alla Santa Camilla un piano industriale credibile e per il resto rivolgiamo soprattutto al nuovo presidente un invito ad attivarsi per salvare questi posti di lavoro. Sono anni che paghiamo la crisi del settore e non ce la facciamo più».
 Insomma c’era aria di disperazione ieri tra i lavoratori rimasti solo con la speranza della mobilità in deroga (per la quale è stata annunciata un incontro alla Regione per il giorno 9 giugno), con qualche critica agli altri sindacati: «ci sono famiglie di colleghi dove lavorano marito e moglie, mentre molti monoreddito sono rimasti disoccupati. Come ci sono autisti non richiamati in servizio ed il loro posto adesso è occupato da manutentori ed operai».

Sebastiano Calella