SANITA'

Abruzzo. Villa Pini, buste paga e futuro della clinica dividono i sindacati

La Uil preme per il rispetto del contratto, altri più tiepidi

Redazione PdN

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VILLA PINI D'ABRUZZO

VILLA PINI D'ABRUZZO






CHIETI. Un comunicato sindacale fantasma, prima preparato, poi rielaborato, infine consegnato alla proprietà di Villa Pini, ma di fatto esistente in diverse edizioni. Un’assemblea dei dipendenti tenuta fuori della clinica, per la precisione a Torrevecchia Teatina. Un clima interno al personale non proprio idilliaco, con il malcontento che serpeggia per il destino incerto della clinica e che registra medici in uscita e molti dipendenti sul piede di guerra per il mancato avanzamento economico che alcuni vogliono risolvere con una vertenza di lavoro.
Ci sono tutti gli ingredienti per spiegare come l’incertezza sulla gestione di Villa Pini da parte della nuova proprietà Santa Camilla spa abbia prodotto divisione e guerre interne tra le sigle sindacali, divise sull’atteggiamento da tenere per la salvaguardia del posto di lavoro.
Insomma una battaglia per l’occupazione che è poi il fine ultimo di tutta la vicenda nata 4 anni fa dopo la decisione del Tribunale di Chieti per l’esercizio provvisorio della galassia Angelini di cui era stato chiesto il fallimento.
In pratica la guerra sindacale che oggi si registra è riferita al mancato passaggio degli “Ausiliari socio sanitari addetti all’assistenza esclusiva del paziente” per i quali non è stato ritenuta «soddisfacente la proposta di Santa Camilla spa di inquadrare questo personale in categoria A2 perché il Contratto di lavoro lo colloca in A3».
 Una differenza che significa meno soldi in busta paga e per questo possibile oggetto di «una vertenza da attivare prima presso la Direzione provinciale del lavoro di Chieti e poi eventualmente rivolgendosi al giudice del lavoro, con la predisposizione da parte del sindacato degli appositi moduli di adesione all’iniziativa».


 Questo comunicato - che PrimaDaNoi.it ha potuto leggere su carta intestata Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Nursind – non porta in realtà le firme dei rispettivi responsabili, non tanto perché ci sia divisione sui mezzi da adottare a difesa dei dipendenti, quanto perché è diversa la strategia da mettere in campo rispetto agli accordi con Santa Camilla.
Questo viene confermato, senza l’aggiunta di altri  particolari, da Bruno Di Vincenzo, Uil, che preme per il rispetto dei diritti economici dei dipendenti e degli accordi sottoscritti dall’azienda, e da Gabriele Martelli, Cisl, per il quale la salvaguardia di questi diritti passa attraverso la difesa in generale del posto di lavoro. Il tutto fotografa perfettamente lo stallo in cui si trova la vicenda di Villa Pini “gestione Santa Camilla”, ancora incerta su un rilancio che tarda e/o sullo spacchettamento dei posti letto da spostare in altre cliniche e da contrattare con la nuova Giunta regionale del dopo elezioni.
Di qui la tensione tra i medici che non vedono un destino certo nel loro prossimo futuro (sono più a rischio i reparti doppione rispetto alle cliniche della nuova proprietà), il malcontento dei dipendenti (per il momento 405) ai quali qualcuno promette un full time (impossibile) per tutti e  le difficoltà a garantire il trattamento economico richiesto dal contratto di lavoro.
Il tutto nella stranezza delle prestazioni che potrebbero essere erogate a Villa Pini, ma che vengono smistate altrove, quasi in preparazione di una trasformazione della clinica di cui si starebbero facendo le prove generali.

Sebastiano Calella