TRASPARENZA

Concorso annullato alla Asl Pescara, Consiglio di Stato: «illegittimi esami a porte chiuse»

Vincono anche in secondo grado due candidati esclusi

Redazione PdN

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OSPEDALE PESCARA




PESCARA. La prova orale andava sostenuta a porte aperte per non violare «le più basilari regole di trasparenza, imparzialità e buon andamento da osservarsi in proposito».
Così il Consiglio di Stato con sentenza depositata due giorni fa ha dichiarato illegittime le modalità di svolgimento del concorso indetto nei mesi scorsi dalla Asl di Pescara per le assunzioni di due collaboratori amministrativi categoria D.
Già in primo grado la Asl avevano perso la battaglia e i giudici avevano disposto non solo l’annullamento delle assunzioni già firmate ma decretato anche la necessità di ripetere la prova orale del concorso.
L’esame si è tenuto a fine dicembre 2012. Venti candidati in gara per due posti: dopo la prova scritta e l’orale è stata redatta la graduatoria degli idonei: i primi due sono stati assunti, come previsto. Con una successiva delibera è stata disposta l’assunzione di altri idonei (9), mediante scorrimento della graduatoria finale di merito.
Ma due candidati risultati idonei allo scritto ma non idonei all’orale, Daria Rapino e Mario Mammarella, rappresentati e difesi dall'avvocato Dario Rapino, hanno impugnato tutti gli atti e si sono rivolti al tribunale amministrativo.
I due contestavano il fatto che la prova orale si fosse tenuta di fatto a porte chiuse. Il Tar aveva dato loro ragione ma l’Asl ha impugnato la sentenza. Il Consiglio di Stato ha deciso in linea con quanto disposto già dai giudici di primo grado ricordando che gli esami orali devono svolgersi in un'aula aperta al pubblico, «di capienza idonea ad assicurare la massima partecipazione» e che aula “aperta al pubblico” «non può che intendersi nel senso che durante le prove orali il libero ingresso al locale ove esse si tengono sia garantito a chiunque voglia assistervi, quindi non soltanto a “terzi” estranei, bensì pure e soprattutto ai candidati, sia che abbiano già sostenuto il colloquio, sia che non vi siano stati ancora sottoposti».

«Non v’è dubbio, invero, che – come bene rilevato dal primo giudice –», scrivono ancora i giudici, «ciascun candidato è titolare di un interesse qualificato a presenziare alle prove degli altri candidati, ivi compresa l’estrazione a sorte dei quesiti, al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione e l’assenza di parzialità nei propri confronti».
Nell’appello la Asl aveva sostenuto che le porte dovessero restare chiuse per i candidati in attesa dell’interrogazione in quanto le domande d’esame erano poche e limitate. Ma anche su questo punto i giudici hanno da ridire: «è un’argomentazione che non regge a fronte delle predette regole. D’altro canto, le materie d’esame erano così vaste (diritto amministrativo, legislazione sanitaria, organizzazione delle aziende sanitarie, responsabilità dei pubblici dipendenti e tutela della privacy, oltre ad elementi di informatica e conoscenza almeno a livello iniziale della lingua inglese o francese) che ben consentivano l’articolazione di un numero conveniente di quesiti tale da consentire di sottoporre domande sempre variate, ancorché di equivalente difficoltà tecnica».
I giudici hanno condannato le parti appellanti al pagamento, in solido ed a favore di ciascuna delle due parti appellate, delle spese del grado che liquida in 6 mila euro totali.
Alessandra Lotti