LA SENTENZA

Università L’Aquila, professore condannato a pagare 209 mila euro all’Ateneo

Condannato già in Cassazione per peculato

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

5003

Università L’Aquila, professore condannato a pagare 209 mila euro all’Ateneo




L'AQUILA. Giulio Mascaretti, professore associato e specialista in ostetricia e ginecologia, esponente di spicco nel mondo accademico è stato condannato dalla Corte dei Conti al versamento di 209 mila euro in favore dell’Ateneo aquilano.
Nei mesi scorsi per lui era arrivata anche la condanna in Cassazione per peculato ad un anno e 4 mesi di reclusione e all’interdizione temporanea dai pubblici uffici per essersi appropriato di alcune attrezzature mediche.
Secondo quanto accertato dal tribunale, infatti, il medico con ecografi e sonde concessi per condurre ricerche avrebbe, invece, effettuato visite nel suo studio privato. Gli accertamenti del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza iniziarono dopo una denuncia.
Mascaretti, all'epoca dei fatti era direttore dell'Unità operativa di ginecologia e ostetricia della Asl, nonchè ricercatore, membro del cda dell'Università, presidente del consiglio direttivo e liquidatore del "Crab Sud". Il medico aveva ottenuto un finanziamento di due miliardi di lire per la realizzazione di un centro di ricerche biotecnologiche nel campo degli ultrasuoni, del laser e dell'informazione farmacologica. 

La struttura - secondo le indagini - sorta vicino al "San Salvatore" non era mai entrata in funzione.
Mascaretti aveva ottenuto anche i macchinari necessari: 2 ecografi, tre sonde e 2 stampanti, acquistati al prezzo di 359 milioni di lire.
Attrezzature della Regione fornite al medico in comodato d'uso, che secondo le accuse sarebbero state utilizzate per visite private dal 2001 al 2007 presso il proprio studio privato «omettendo di metterli a disposizione dell'Università per le predette finalità di ricerca». La Procura della Corte dei Conti ha chiesto che il docente restituisse 244.142 euro e alla fine i giudici hanno stabilito che la cifra da corrispondere in favore dell’Ateneo sia di 209 mila euro.
Lo stesso professore aveva ammesso la detenzione, sia pure motivando l'affidamento con la necessità di conservare gli ecografi.
Sulla cifra stabilita dai giudici ha pesato ampiamente il danno di immagine (stimati in 75 mila euro) subito all’epoca dei fatti dall’Università: «tali eventi ingenerano grave sfiducia nelle istituzioni da parte della cittadinanza, ancor più in tempi di crisi economica quando essa è gravata da un'elevata pressione fiscale».
C’è poi anche la componente del danno materiale: «deve ritenersi incontestabile», scrivono i giudici, «che la sottrazione dei macchinari abbia arrecato una diminuzione delle potenzialità di ricerca e di esame per tali enti».