IL PUNTO

Inchiesta della Finanza su Teramo Lavoro, Catarra: «si chiarisca tutto velocemente»

«Nessuno ha intascato i soldi dell’Iva»

Redazione PdN

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catarra con chiodi

Walter Catarra






TERAMO. Ieri mattina il presidente Valter Catarra ha incontrato i giornalisti per fornire una serie di informazioni circa la Teramo Lavoro e le contestazioni mosse dalla Guardia Di Finanza.
Nuovi guai per la partecipata sulla quale pende già una inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio il presidente Valter Catarra, l’ex manager della in house Venanzio Cretarola e l’ex direttore del personale Salvatore Lagatta.
Il processo a carico dei tre imputati inizierà il 6 maggio davanti al collegio giudicante. L'inchiesta riguarda l'uso del fondo sociale europeo (Fse) e la nomina di Cretarola a coordinatore del progetto nella stessa Teramo Lavoro. Tutti sono indagati per abuso d'ufficio, mentre Catarra e Cretarola anche di truffa e falso. Solo a Cretarola il pubblico ministero, Stefano Giovagnoni, contesta il peculato. Parte civile nel processo sara' un cittadino ma non la Provincia che non si e' costituita.
Il nuovo filone di indagine verte invece sul pagamento dell’Iva e la Finanza sostiene che la società in house non fosse esente dal regime d’imposta anche nel caso dei "servizi strumentali alle politiche attive del Lavoro" finanziati con il Fondo sociale europeo.

«Nessuno ha intascato i soldi dell’Iva. Informazioni non ufficiali e frammentarie potrebbero indurre ad un madornale equivoco – ha dichiarato il presidente Catarra - la Teramo Lavoro ha adottato un doppio regime: ‘fuori campo Iva’ per le attività del Fondo sociale europeo e ‘fatturazioni con Iva’ per le attività strumentali fornite agli altri settori dell’ente. Quindi, sui servizi strumentali per le politiche del lavoro non ha applicato l’Iva: non l’ha mai incassata e di conseguenza non poteva versarla».
La settimana scorsa la Finanza ha trasmesso alla Teramo Lavoro un verbale di constatazione nel quale si sostiene che anche le attività del Fondo sociale europeo siano soggette ad Iva.
«Io non ho alcuna idea», ha detto ancora Catarra, «se su questo vi sia un’inchiesta della magistratura ma sicuramente sulla materia vi è la competenza dell’Agenzia delle Entrate alla quale sarà portata tutta la documentazione del caso. In nessuno dei livelli di controllo, e non si può dire che ve ne siano stati pochi dall’Europa alla Regione Abruzzo, ci è stato contestato questo particolare aspetto. Quando si è posto il problema, al momento della costituzione dell’in house, i tecnici hanno fatto le loro valutazioni e ci si è attenuti a quanto sostiene il vademecum del Fondo sociale europeo, alla prassi consolidata adottata da tanti altri pubblici che si trovavano nella nostra stessa condizione e alle stesse risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate. Ciò che assumerebbe rilevanza ai fini dell’Iva non sarebbe la natura dell’in house ma quella delle attività finanziate che sono chiaramente esenti».
Quindi, il presidente, ha specificato che la contestazione riguarda Teramo Lavoro e non la Provincia ma che «certamente abbiamo tutto l’interesse a chiarire ogni aspetto e abbiamo chiesto di essere ricevuti dalla Agenzia delle Entrate per sciogliere al più presto ogni nodo».

Poi alcune considerazioni definite “politiche”: «se la tesi della Finanza fosse giusta dovremmo prendere atto del fatto che una consistente parte dei finanziamenti Europei destinati a sostenere l’occupazione, quindi spesi a favore del sostegno a disoccupati, svantaggiati, giovani, devono invece finire in tasse in una partita di giro fra organismi dello Stato: una situazione paradossale oltre che inaccettabile dal punto di vista etico sociale. Inoltre ci tengo a precisare che nessuno di noi ha mai avuto contatti con l’Agenzia delle Entrate e mi ha molto amareggiato leggere di pratiche dormienti quasi vi fossero state delle pressioni da parte della Provincia. Una vera e propria falsità».