I VERBALI

Le confessioni dell'imprenditore: «così ho pagato le tangenti all'Aca»

Due giorni fa i primi tre patteggiamenti

Redazione PdN

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Ezio Di Cristoforo

Ezio Di Cristoforo



ABRUZZO. Si avvia a conclusione l’indagine denominata Shining Light che conta già tre filoni che hanno prodotto arresti nel 2012 e nel 2013.

Si tratta della inchiesta che ha svelato mazzette negli appalti al comune di Montesilvano, all’Ater di Chieti, nell’esercito e all’Aca. L’altro ieri i due principali indagati, gli imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro, hanno patteggiato la pena dopo aver collaborato pienamente con la procura e spiegato come funzionava il sistema: 2 anni e 6 mesi per il primo e 1 anno e 6 mesi per il secondo.
Come ha patteggiato anche l’ex vice sindaco di Cepagatti Cesarino Leone, 1 anno e 7 mesi.
Molti particolari interessanti si ritrovano nei verbali di confessione dell’imprenditore Claudio D’Alessandro.
«Come ho già detto sia per le gare della manutenzione fogne dell’anno 2011, 2012, 2013-2014», spiega D’Alessandro davanti al pm Anna Rita Mantini e gli investigatori della Forestale, «la percentuale del pagamento convenuto con il presidente ACA spa, mi riferisco ovviamente alle tangenti di cui ho già ampiamente detto, risultava pari al 5-6% dell’importo di aggiudicazione. Io per l’ente Aca avevo anche redatto un foglio manoscritto a quadretti che avevo dato anche al Di Cristoforo e che conteneva il riepilogo di quanto avevo versato e quanto dovevo dare, ovvero i singoli acconti. Questo atto credo dovrebbe essere stato sequestrato dagli investigatori».
E riepilogando gli importi concordati con l’ex presidente Ezio Di Cristoforo così riassume: «per la gara 2011, dell’importo di 431.691 euro dovevo versare ed ho dato circa 25.000 euro; per la gara di manutenzione del 2012 per importo di 439.507 di cui alla determina di aggiudicazione ho dato circa 26.370 circa; per la gara di manutenzione anno 2013- 2014 ovvero estesa ad un biennio, l’importo dell’aggiudicazione, anche qui era del 6% dell’aggiudicazione e quindi ammontava a circa 48.000 sul valore dell’aggiudicazione che è 805.774 euro. Di questa somma ultima non ho dato ancora nulla avendo io assunto meramente la promessa e ciò perché sono stato nelle more arrestato. Quando le dico “ promessa” voglio significare che io come di consueto ho dovuto subire il ricatto dell’impegno alla dazione del denaro, che ho come sopra specificato, perché altrimenti non mi aggiudicavo la gara».

«RICHIESTE A BRUTTO MUSO E A VOCE ALTA»
«Questo», fa mettere a verbale D’Alessandro, «era ben chiaro tra me ed il Di Cristoforo e lui mi aveva detto senza mezzi termini “se mi riconosci queste percentuali è bene altrimenti io cambio ditta, e non ti faccio entrare neanche dalla porta” con ciò intendendo che non solo non avrei più lavorato ma che avrebbe trovato altri poveracci come me che avrebbero pagato ciò che lui chiedeva, facendomi capire che questo era il sistema ovvero il modo per l’aggiudicazione delle gare».
Tutto questo secondo l’imprenditore sarebbe stato detto in ufficio, «anche a brutto muso ed a voce alta».
«Tale affermazione testuale, ovvero quella che ho riferito sopra si riferisce all’anno fine 2011», dice D’Alessandro, «si stava infatti preparando la gara per il 2012 e il Di Cristoforo era arrabbiato perché dopo l’aggiudicazione voleva l’intero importo preteso ( ovvero i ventiseimila euro ed altro preteso come ho detto prima) e mi aveva rimproverato del fatto che nel 2011 io invece, per mie difficoltà personali avevo un po’ allungato i tempi, cioe’ non avevo pagato, come invece lui pretendeva, entro un paio di mesi dall’aggiudicazione».

«FAI COME LA FORMICA…»
Perché per il 2013 la gara fu biennale?
«Non mi spiego bene però io compresi che questo per me sarebbe stato una sorta di doppio incarico cioè lui mi diceva “fai come la formica attrezzati per racimolare i soldi in tempo perché è vero che gli importi dovuti sono maggiori ma anche maggiore è l’importo dei lavori appaltati”».
Le mazzette secondo D’Alessandro erano concordate direttamente con il vertice della spa che si occupa del servizio idrico infatti dice: «Io non ho mai pagato i Direttori generali ed i RUP dell’Aca spa ma so solo che le liste che ho dato personalmente al Di Cristoforo per vincere le gare poi sono state fedelmente rispettate sia negli atti di invito sia poi nelle aggiudicazioni finali. Vi erano però inserite, almeno nell’elenco delle ditte invitate, altre ditte oltre a quelle da me indicate che venivano riempite da altri dell’Aca credo».
Perché lei parlava solo con il Di Cristoforo’?
«Perché a dire del Presidente era lui che aveva il potere di assegnazione degli appalti e voleva significare che egli aveva potere di intervento “da superiore a sottoposto” su tutti gli altri funzionari dell’Ente. Ossia quello che aveva la capacità di scegliere a chi andavano gli incari degli appalti. Tali parole sono state sempre rispettate poiché io non ho mai avuto problemi: quando ho pagato ho sempre ricevuto sia l’invito dal RUP sia poi la determina di aggiudicazione e ciò significa che Di Cristoforo aveva ragione».
Ma alcune volte all’Aca si era recato anche il fratello Antonio
«So che mio fratello Antonio», dice Claudio D’Alessandro, «ha avuto più direttamente rapporti con il dottor Livello, ed almeno una volta abbiamo svolto un lavoretto di mezza giornata presso la sua abitazione. Quel lavoro non ci è stato retribuito. Effettivamente ho avuto anche un incarico diretto per l’espletamento dei lavori di pavimentazione e controsoffittatura, nonché pittura dello stabile in ACA.
Anche per questo lavoro ho trattato con il Presidente ACA spa ma non ho avuto richieste di tangenti».

NESSUNA RICHIESTA PER IL PARTITO
«Di Cristoforo non mi ha mai fatto richieste per il suo partito di appartenenza che credo sia il Pd. L’unica richiesta di “contributo” politico me lo ha chiesto all’inizio, ma senza ulteriori specificazioni ( né vi erano campagne elettorali in corso) tanto è vero che io non ci ho creduto perché avevo fin da subito capito che il danaro era per lui personalmente. Ad ulteriore precisazione per quanto concerne le dazioni consegnate al Di Cristoforo faccio presente che un altro luogo di consegna del denaro lo individuo presso il suo supermercato che aveva all’interno di un albergo ubicato in zona grandi alberghi di Montesilvano. Colloco temporalmente la dazione nell’estate del 2011, ma non ricordo per quale importo. Sono a conoscenza che adesso il supermercato è chiuso».

DA DOVE VENIVANO I SOLDI?
«Come ho già chiarito i soldi per pagare le tangenti ACA spa, come peraltro presso altri funzionari di cui le ho parlato, le traevo sia dai contanti che mi dava il Leone per lavoro che poi io internamente fatturavo e dai prelevamenti che io facevo dalla mia cassetta di sicurezza ove riponevo importi variabili che si aggiravano sui 50.000. Euro. Dal Leone Cesarino, a stare ai miei appunti manoscritti di dare ed avere, salvo piccoli errori da rettificare, si aggiravano a circa 200.000 o meno. Mi riservo di esibirle una ricostruzione precisa sul punto».

Alessandro Biancardi