LA SENTENZA

Pescasseroli, «danno erariale». Ex sindaco condannato al pagamento di 70 mila euro

Nel mirino della Corte dei Conti la nomina del city manager

Redazione PdN

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PESCASSEROLI. L’ex sindaco di Pescasseroli, Nunzio Finamore, è stato condannato a risarcire il suo Comune di 70 mila euro.
L’ex amministratore dovrà restituire alle casse comunali quanto spese (dal settembre 2008 fino a luglio 2011) per il city manager Antonella Marra, già segretario comunale pro tempore.
La denuncia è scattata a seguito di un esposto di un cittadino nel dicembre 2010; tre anni e mezzo dopo è arrivata la condanna in primo grado.
La denuncia arrivata alla Corte dei Conti, poi sposata dalla Procura, ruota tutta intorno all’articolo 108 del decreto legislativo 18 agosto 2000, numero 267. La legge è chiara: pur prevedendo la figura di direttore generale per enti con numero di abitanti inferiore a 15.000, come è quello di Pescasseroli (2.300 circa) si presuppone, comunque, che la funzione possa essere attribuita esclusivamente al segretario comunale tramite un atto del sindaco che «necessariamente esponga i maggiori compiti attribuiti che giustifichino l’aggravio di spesa che l’Ente deve sostenere».
Per i giudici Luciano Calamaro, Federico Pepe ed Elena Tomassini, invece, «il provvedimento di nomina numero 5502 del 4 settembre 2008, è assolutamente generico» e ci sarebbe stata una «formulazione estremamente laconica, vaga ed imprecisa; non vi sono concrete motivazioni ed il testo riportato appare connotato da semplici incisi di stile, privi di qualsivoglia rilievo».

«Insomma», insistono i giudici, «non si rendono ostensibili ex ante i peculiari motivi necessari per la nomina e non si evidenziano specifiche, eccezionali ed oggettive problematiche meritevoli di essere affidate alle funzioni macrogestionali proprie del direttore generale ovvero al potere manageriale di coordinamento e di impulso dello stesso soggetto».
Soltanto con le deduzioni presentate con l’avvio della causa dall’ex sindaco o nel verbale di audizione o nella memoria, Finamore ha specificato gli argomenti a sostegno della necessità di quella nomina «ma nulla di concreto si rinviene all’origine nel citato decreto n. 5502».
Per i giudici, inoltre, la situazione è ancora più grave «se si considera la ratio della disciplina introdotta: acquisire professionalità esterne negli enti locali, per rendere più efficiente, efficace ed economica l’azione dell’apparato tecno – burocratico, escludendo che si possa configurare un potere pressoché senza limiti del sindaco nella nomina del direttore generale e nella determinazione della sua retribuzione».
Il sindaco ha fatto notare che in tutti o quasi tutti gli altri 104 Comuni abruzzesi il segretario comunale si è visto assegnare anche le funzioni di direttore generale «anche se la soglia dei 15.000 abitanti non era raggiunta nemmeno mediante convenzione». Stessa cosa, ha ribadito, sarebbe stato fatto nei 15 anni precedenti al suo mandato nel Comune di Pescasseroli e l’amministratore ha chiesto che venissero acquisiti tutti gli atti di nomina.

Ma il collegio giudicante ha sostenuto che non ci fosse la necessità di integrare il materiale già raccolto.
Finamore nel corso della sua audizione ha anche spiegato il perché di quella nomina, necessaria visto il «carattere turistico del comune di Pescasseroli, che stagionalmente affronta problematiche complesse in rapporto alla presenza di popolazione non residente, ed alla gestione del rapporto con il soggetto gestore dell’impianto scioviario, che presupponeva particolari competenze, da lui personalmente non possedute, poiché esercente un’attività di tipo commerciale»
Ma per i giudici non è bastato perché l’atto di nomina era comunque carente. Da qui la condanna al risarcimento in favore delle casse comunali di 70 mila euro più gli interessi legali.

Alessandra Lotti