ENERGIA E PROTESTE

Impianto biomasse San Benedetto dei Marsi, Wwf: «serve trasparenza»

Inoltrata richiesta di accesso agli atti

Redazione PdN

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Impianto biomasse San Benedetto dei Marsi, Wwf: «serve trasparenza»




SAN BENEDETTO DEI MARSI. L’iter autorizzativo per un progetto di una centrale a biomasse a San Benedetto dei Marsi è iniziato da ben due anni, ma pare che fino a pochi giorni fa i residenti non ne fossero a conoscenza, per lo meno quelli che non abitano le stanze dell’ ente comunale.
Ora si chiede trasparenza all’amministrazione, Arta e Provincia.
«Nel Fucino sono già attivi 4 impianti a biogas da 1 MW ciascuno- dice Sefora Inzaghi portavoce del WWF Marsica- e facendo una rapida ricerca sappiamo per certo che al momento almeno altri 5 sono in attesa di completare l’iter autorizzativo, 2 a Cerchio, uno a Collarmele e due ad Avezzano. Con questo di San Benedetto dei MArsi siamo a 6, per un totale di 10 impianti».

Per Cerchio e Collarmele gli ambientalisti hanno già predisposto ed inviato una richiesta di accesso agli atti così come la legge prevede e al momento, sono in attesa di risposa.
«Ci lascia invece perplessi», continua Inzaghi, «quanto avvenuto a San Benedetto dove l’Amministrazione non ha consentito al delegato della nostra associazione di estrarre copia degli atti motivando verbalmente che l’accesso può essere esercitato mediante la sola visione. Ma noi sappiamo bene che l’ art. 24, l. n. 241 del 1990, sostituito poi dall'art. 16, l. n. 15 del 2005 tutela l’istante chiarendo in modo inequivocabile che il termine “accesso” agli atti include sia la visione che l’estrazione di copia cartacea o elettronica. Auspichiamo che questo episodio sia solo una svista burocratica e che l’amministrazione provvederà in tempi brevissimi a rimediare all’accaduto, dando prova d trasparenza e vicinanza ai propri cittadini nonché elettori».

Il Wwf Marsica lancia un appello e un invito alle categorie agricole, le stesse che dal 2007 sono impegnate nel contrastare la realizzazione di un mega inceneritore a biomasse sempre nel Fucino: «a livello regionale mancano pianificazione, programmazione, tutela e promozione del prodotto alimentare del Fucino. Come si può permettere che a fianco delle carote e delle patate a marchio IGP si possano costruire impianti altamente inquinanti ed economicamente fallimentari? E’ ora che si prenda una posizione netta su quello che dovrà essere il futuro del Fucino. Chiedendo norme che tutelino la vocazione agricola di questo territorio. Dobbiamo scegliere se investire nell’ agricoltura, unico volano economico per questa terra, o se trasformare il Fucino in una mega industria dell’energia capace solo di consumare le risorse senza produrre benefici né occupazionali né sanitari. A tal proposito citiamo lo studio condotto dall’Agenzia Sanitaria Regionale tra il 2008 e il 2011, dove si mettono in relazione inquinamento ambientale e tumori: tra le zone interessate una parte cospicua riguarda l’entroterra marsicano (Avezzano, Aielli, Capistrello, Celano, Cerchio, San Benedetto dei Marsi e Trasacco). Forse è il caso di porci qualche domanda».