LA SVOLTA

Tomeo aveva ragione: la Gdf sequestra 250mila euro a ditta accusata di falso e truffa

Per giorni l'uomo aveva denunciato il mancato pagamento di lavori effettuati

Redazione PdN

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Tomeo aveva ragione: la Gdf sequestra 250mila euro a ditta accusata di falso e truffa

Massimo Tomeo




L’AQUILA. Svolta sulla vicenda denunciata da Massimo Tomeo, imprenditore di Vasto che aveva eseguito in subappalto lavori di messa in sicurezza dell’istituto scolastico “De Nino-Morandi” di Sulmona, che la Provincia di L’Aquila aveva affidato ad un’associazione temporanea di imprese (Ati capogruppo F.IN srl di Tivoli e Cosman Srl di Roma).
I finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di L’Aquila, nella giornata odierna, hanno notificato un provvedimento di sequestro preventivo “per equivalente” emesso dal Gip del Tribunale di L’Aquila Romano Gargarella, su richiesta del procuratore della Repubblica di L’Aquila Fausto Cardella e dei sostituti Stefano Gallo e Roberta D’Avolio, a carico di una delle società, facente parte dell’associazione temporanea di imprese aggiudicataria dell’appalto, e del suo amministratore pro tempore, Alberto De Lellis, romano di 52 anni.
Devono rispondere del reato di falso in atto pubblico e truffa ai danni dello stato per aver sottoscritto e presentato stati di avanzamento lavori relativi all’istituto scolastico di Sulmona ideologicamente falsi, al fine di percepire un importo maggiore di quello effettivamente dovuto, documentando alla stazione appaltante lavorazioni in realtà mai eseguite.
E’ indagato per concorso nei fatti illeciti anche l’ex direttore generale pro-tempore della Provincia di L’Aquila, Valter Angelo Specchio, già arrestato nei mesi scorsi nell’ambito dell’inchiesta sulla ristrutturazione o ricostruzione delle scuole di Avezzano. Indagato anche Emidio Pacella, 62 anni di Sulmona, responsabile unico del procedimento dell’appalto costato complessivamente poco meno di 5 milioni di euro, assegnato nel 2011.

LE MILLE PROTESTE DI TOMEO
Come è noto, Tomeo aveva compiuto diversi gesti eclatanti per attirare l’attenzione delle istituzioni pubbliche coinvolte e dei “media” sul contenzioso in essere tra lui, l’appaltatore e la stazione appaltante per ottenere il pagamento dei lavori da lui eseguiti. Proteste inscenate tra ottobre e dicembre 2013: prima si è incatenato davanti alla Provincia di L’Aquila, poi ha iniziato lo sciopero della fame e della sete ed, ancora, si è barricato nell’ufficio del Presidente della Provincia Antonio Del Corvo, fino a minacciare anche atti estremi. L’imprenditore vastese, infatti, si era rifiutato di sottoscrivere la contabilità di cantiere predisposta dalla società appaltatrice, nella quale venivano riportate somme sensibilmente inferiori rispetto alle lavorazioni da lui realmente realizzate, ed aveva emesso i documenti fiscali contenenti le prestazioni e gli importi effettivamente dovuti. Nonostante fosse stata avvisata dal Tomeo di quanto stava avvenendo, la Provincia di L’Aquila ha liquidato e pagato l’ultimo stato di avanzamento lavori alla società appaltatrice, senza accertarsi dell’avvenuta corresponsione, da parte di quest’ultima, del corrispettivo dei lavori eseguiti dall’imprenditore vastese, così come previsto per legge.

SCATTA LA DENUNCIA
Tomeo, oltre a portare avanti le sue rivendicazioni nel contenzioso aperto con la Provincia per ottenere il pagamento delle sue spettanze, si è rivolto alla GdF di L’Aquila per denunciare carenze strutturali nelle opere di messa in sicurezza, eseguite nell’edificio scolastico, e diverse falsità sulla rendicontazione documentale dei lavori svolti, poste in essere dall’impresa appaltatrice e dalla Direzione dei Lavori.
Mentre per quanto concerne il primo aspetto, la Procura della Repubblica di L’Aquila ha incaricato due periti di verificare la tenuta strutturale dell’edificio e gli accertamenti sono ancora in corso, per ciò che concerne le lavorazioni certificate, le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di L’Aquila, hanno appurato che risultano rendicontati ed erogati importi per lavori mai eseguiti per un corrispettivo di 250mila euro.
A tale risultato si è giunti all’esito di esami testimoniali e documentali che hanno riscontrato la sussistenza di artifiCi e raggiri per indurre in errore l’ente erogatore dei fondi.
Da ciò è conseguita l’iniziativa della magistratura, tesa a reperire e sequestrare una somma equivalente al danno sofferto dall’ente pubblico.
I finanzieri, nel corso dell’operazione, hanno sequestrato, tra l’altro, le partecipazioni societarie in altre imprese riconducibili all’amministratore pro tempore della società appaltatrice, la somma rinvenuta su diversi conti correnti della società coinvolta e del suo amministratore ed alcuni autoveicoli.