IL FATTO

Spending review, la Asl Chieti raddoppia le tariffe sul trasporto malati della Cri

Asl Chieti: “superato” il Decreto Baraldi che impone controlli

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Spending review, la Asl Chieti raddoppia le tariffe sul trasporto malati della Cri

Francesco Zavattaro

CHIETI. I due milioni di euro che la Asl di Chieti ha assegnato alla Croce rossa sono regolari oppure c’è qualcosa che non va? Sarà il Tar a decidere se la delibera sul trasporto è da sospendere e da annullare o se è regolare dal punto di vista amministrativo: infatti è già pronto il ricorso commissionato dalle Associazioni di volontariato escluse di colpo e tutte insieme da questo servizio, gestito per anni con grande abnegazione e professionalità. Ma a ben leggere gli articoli della Convenzione Asl-Cri e l’istruttoria che ha portato a questa delibera, si rimane perplessi di fronte ad almeno due aspetti: il primo è che mentre per altri settori si parla di spending review, con tagli lineari del 20% per tutti i servizi esternalizzati (addirittura sono state ridotte anche le pulizie in aree non strategiche), nel caso del trasporto malati la Asl ha raddoppiato i compensi. L’altro aspetto che lascia sorpresi è la sicurezza con cui la Asl ritiene “superato” il decreto Baraldi che aveva affrontato e risolto i problemi di questo trasporto ed i rapporti con tutti i gestori del servizio, imponendo una drastica riduzione dei costi e soprattutto un sistema di controlli, di rendicontazione e di trasparenza che in questo caso è stato “bypassato” perché “superato”. Anche se non si dice da chi e quando questo decreto sarebbe stato cassato né si evidenzia perché le disposizioni stringenti della Baraldi non sono più valide. Tra i detrattori del provvedimento c’è chi adombra movimenti e manovre della stessa lobby regionale che ha costretto alle dimissioni l’ex sub commissario, inviato in Abruzzo a tagliare costi e sprechi e poi di fatto boicottato perché voleva più controlli. 
 
LA ASL PRIMA OFFRE ALCUNI PREZZI, POI LI RADDOPPIA 
A leggere le carte parrebbe persino che questo compenso sia “dinamico”, cioè i quasi due mln potrebbero anche aumentare… Prima (5 dicembre) la Asl invita i tre Comitati di Chieti, Lanciano e Vasto per conoscere se hanno interesse a questo servizio «ai prezzi e condizioni economiche» del decreto Baraldi del 2011. Poi, dopo il sì della Cri e dopo alcuni incontri, a sorpresa una lettera Asl del 19 dicembre (reiterata per sanare alcuni errori il giorno dopo 20 dicembre) ritiene “superato” questo decreto in questo modo: «atteso il superamento del decreto del Commissario ad acta del 2011 da parte della normativa riportata nell’oggetto» che sarebbe «il combinato disposto della legge 1990 sulla Cri, il decreto legislativo n° 178 del 2012 ed il vigente Statuto della Cri». Decreto annullato? E quando mai? In Regione non ne sanno nulla. Addirittura un successivo decreto del febbraio 2013 sull’emergenza urgenza aggiunge solo alcune precisazioni sull’impossibilità di creare in Abruzzo un centro unico di riferimento (Dea di 2° livello) e di conseguenza crea 4 Dea di 1° livello (Pescara, L’Aquila, Teramo e Chieti) e istituisce le reti cliniche per le malattie cardiache, l’Ictus ed il Politrauma, ma nulla cambia delle disposizioni precedenti. Eppure la Convenzione approvata dalla Asl di Chieti raddoppia i costi riconosciuti alla Cri. 
 NEL DECRETO BARALDI RISPARMI E TRASPARENZA: NON PIACEVA PER QUESTO? 
Ma cosa prevede questo decreto “superato” non si sa da chi? Il testo facilmente reperibile sul Bura disegna un sistema che all’epoca fu criticato perché era forse troppo rigido e “stretto” per i costi riconosciuti al trasporto malati, anche se prevedeva la possibilità di ricontrattare le tariffe dopo un anno a patto di una rendicontazione precisa e dettagliata. Insomma più che di una questione su chi era titolato a questi servizi, quel Piano sull’emergenza urgenza – nella parte da affidare all’esterno delle Asl – era stato impostato come una battaglia per la legalità e la trasparenza, secondo il principio che è dalla legalità che derivano la salvaguardia dell’occupazione, l’equilibrio dei conti e la lotta agli sprechi. Ma almeno a quanto scrive la Asl di Chieti, questa battaglia sembra completamente perduta, anzi sarebbe “superata”. La verità allora è forse un’altra: il decreto aveva una strategia per risanare il settore che non è stata mai applicata perché toccava troppi interessi. Ed ora Cri e Asl di comune accordo se ne sono sbarazzati. 
Come detto, infatti, non è questione solo di tariffe ma sopratutto di rendicontazione e di trasparenza, il che non sempre piace. E non solo ai protagonisti della vicenda. Infatti era prevista la creazione di una Commissione tecnica (con due funzionari dell’assessorato regionale alla sanità e con i direttori del 118 di ciascuna Asl) che aveva il compito di controllare l’applicazione di questo decreto. Il risultato oggi è che la Asl di Chieti, in totale autonomia e senza far riferimento alle conclusioni di questa Commissione (se esistono, ci piacerebbe conoscerle), decide di affidare il trasporto solo alla Croce rossa e a tariffe raddoppiate. Da chi e con quali criteri non si sa. Rimane l’amara sensazione che dietro la facciata del Piano di rientro dai debiti e di un Commissariamento che non finisce mai c’è qualche altra cosa di non detto. E cioè che alla solita lobby conviene mantenere in vita un sistema sanitario che non “deve” essere riformato. Infatti le scelte che contano, come questo decreto del 2011, non vengono mai applicate. Al massimo si pubblicano sul Bura, ma poi le Asl le ritengono “superate”. Autonomamente? 
 Sebastiano Calella