I RILIEVI

Corso Strasburgo Montesilvano, da boulevard da sogno a strada da incubo

«Regole non rispettate»

Redazione PdN

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Corso Strasburgo Montesilvano, da boulevard da sogno a strada da incubo




MONTESILVANO. All’inizio dell’anno il Comune di Montesilvano ha inaugurato l'apertura del tratto nord di Corso Strasburgo.
Si parla del tratto che dalla stazione arriva sul lungomare: lavori completati dopo dieci anni che però destano alcune perplessità, come evidenziato già in un articolo di PrimaDaNoi.it nel giorno dell’apertura: il nuovo marciapiede è molto stretto (1,15 m che diventano 80 cm) ed i pali della luce creano ostacoli invalicabili per eventuali disabili che volessero ‘avventurarsi’.
Corso Strasburgo, secondo il piano particolareggiato sarebbe dovuto diventare un ‘boulevard’, con due marciapiedi alberati e porticati di 10 + 10 metri.
Era stato annunciato più volte come il corso della città nuova con la passeggiata ciclopedonale per andare a piedi dal centro al mare. Un corso che i commercianti hanno richiesto per lungo tempo di completare, collegando i tronconi di strada commerciale esistenti, con negozi che stentano sotto i portici transennati. Oggi la realtà è molto diversa sebbene dal Comune si parli solo di «inizio della riqualificazione».
Altre problematiche, non di poco conto, ce le segnala Giuseppe Di Giampietro di Webstrade.it: «non ci sono piste ciclabili, pur obbligatorie per legge sulle nuove strade o nelle ristrutturazioni delle strade esistenti (L. 366/98 Art. 10)».
Di Giampietro, tecnico esperto di viabilità, ricorda anche che non è collaudabile una strada di nuova realizzazione «che non abbia i requisiti minimi di legge per il camminamento pedonale poiché essa è inagibile per i pedoni. Non lo sanno forse il progettista, il dirigente tecnico, il collaudatore ? Di quali tecnici si circondano i politici? Chi risponde di questi illeciti?»

TRASPORTO PUBBLICO
Di Giampietro parla ancora di «inopportunità» di aprire al traffico veicolare una strada che probabilmente si dovrà poi riservare al trasporto pubblico in sede propria (la famosa filovia sulla strada parco pescarese) verso il viale D'Andrea con il nuovo ponte sul Saline per Città S. Angelo e Silvi. Ma questo lo dovrà indicare un piano urbano del traffico che, Montesilvano, 51 mila abitanti, ancora non ha, anche se dovrebbe averlo per legge (Art. 36 del Codice della Strada, D.Lgs 285-1992).

LA GERARCHIA NON RISPETTATA
Di Giampietro contesta anche il fatto che il Comune non abbia rispettato («forse non lo conosce?») la norma tecnica e il criterio progettuale – pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale- nelle Direttive per i piani urbani del traffico: «esiste una gerarchia tra le componenti di traffico che vede sulle strade urbane al primo posto il pedone, poi seguono biciclette, trasporto pubblico, circolazione dei veicoli, e da ultimo la sosta. Nel senso che, se c'è un conflitto sulla stessa strada e non c'è la possibilità di ospitare adeguatamente tutte le componenti di traffico per mancanza di spazio o altro, il primo obbligo è di tutelare la sicurezza e l'accessibilità pedonale. (Direttive PUT G.U. 24-06-1995 Par. 3.2.1 Tipi di componenti di traffico)».
Nel caso specifico la soluzione consiste nel vietare il transito dei veicoli sulla nuova strada fuori norma, riservando invece la carreggiata realizzata a pedoni e ciclisti fin quando non sarà completata la passeggiata ciclopedonale prevista dal piano.

PROBLEMI ANCHE NEL PP1
Ma Di Giampietro segnala ‘errori’ anche nel PP1 nella zona Foce del Saline: «lì si sta costruendo una città nuova senza un metro di pista ciclabile, che sarebbero invece obbligatorie secondo la L. 366/1998. E pare che nemmeno i costruttori sappiano che un marciapiede non può essere più alto di 15 cm, e deve essere dotato di adeguati scivoli, raccordi e protezioni in corrispondenza dei passaggi pedonali».

IN VIA VESTINA
Un altro esempio di norme non rispettate, sottolinea il tecnico, si ha nel caso della recente apertura di un centro commerciale Eurospin su una traversa della via Vestina, sempre a Montesilvano: «Su una strada a doppio senso, asfaltata per l'occasione, si è dipinta su un lato una mini corsia riservata per i pedoni di 0,80 cm. Mentre sulla stessa strada si continuano a rilasciare permessi per recinti a filo strada, nuove costruzioni senza marciapiedi, che sono sostituiti da fossi di scolo a cielo aperto. Un paesaggio degradato desolatamente simile a quello delle periferie romane di Tor Bella Monaca tristemente salite alla cronaca di questi giorni. Ma questa sistemazione stradale è anche illegale. Se un supermercato è un attrattore di traffico e va dotato di adeguata accessibilità, in primo luogo per pedoni e biciclette, soprattutto per i supermercati di piccola media dimensione di interesse locale, essi sono spesso l'occasione per ridisegnare la rete stradale circostante dotandola di percorsi accessibili, illuminazione, verde, rotatorie, parcheggi. In questo caso, per il principio della gerarchia delle componenti di traffico citata, la strada esistente dovrebbe essere trasformata in senso unico, riservandone la metà a pedoni e ciclisti, protetta da adeguati dissuasori. Ma è evidente che va finalmente affrontato il problema dell'arretramento dei recinti, della dotazione di marciapiedi, verde, accessi sicuri nelle ristrutturazioni edilizie su strade esistenti, con strumenti di pianificazione urbanistica e del traffico chiari, trasparenti, pubblici e adeguati».