LA SENTENZA

Soldi del Cup intascati indebitamente dal dipendente, Corte Conti: «restituisca 400 mila euro»

L’uomo era stato licenziato in tronco dopo la scoperta

Redazione PdN

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Soldi del Cup intascati indebitamente dal dipendente, Corte Conti: «restituisca 400 mila euro»






PENNE. Una cifra enorme: 376.632,95 euro dovranno essere restituiti all’Asl di Pescara da Carlo Lepore, addetto all'Ufficio Cassa del Centro Unico Prenotazioni del Presidio Ospedaliero di Penne fino al maggio del 2011.
Poi l’Asl lo ha licenziato in tronco, ritenendolo responsabile della montagna di ammanchi. La Corte dei Conti ne ha riconosciuto la responsabilità e condannato l’uomo al risarcimento del danno erariale.
Per i magistrati gli elementi di prova «sono sicuramente attendibili, con la conseguenza che sono più che sufficientemente accertate le circostanze di fatto addebitategli in ordine al suo modus operandi, al reiterato abuso delle funzioni assegnategli, quale dipendente di una pubblica azienda sanitaria, nonché alla violazione dei precetti penali e degli obblighi di servizio, alla cui osservanza il medesimo era tenuto».

Il caso è scoppiato a gennaio del 2011 quando Davide Grande, in qualità di coordinatore amministrativo presso il presidio ospedaliero e Cassa C.U.P. di Penne, ha presentato denuncia-querela per una serie di ammanchi relativi a ticket sanitari effettivamente pagati dai pazienti e, poi, arbitrariamente rimborsati dal Lepore. La storia è molto simile a quella che ha coinvolto negli stessi anni il responsabile del Cup di Pescara, anche lui recentemente condannato dalla Corte dei Conti a dover restituire alla Asl circa 130 mila euro.

Dall'esame eseguito in sede penale con l'ausilio della Polizia postale su 8.270 operazioni di rimborso (di cui 6.679 disposte dal Lepore), è emerso, conclusivamente, che i rimborsi privi di supporto giustificativo ammontavano alle seguenti cifre: nel 2005 e 2006 per 90.636 euro, nel 2007 e 2008 per 135.773,47 euro, nel 2009 per 63.806,07 euro, nel 2010 e fino al 17.01.2011 euro per 56.741,65 per un totale di 346.958,03 euro.
La consulenza dei periti ha consentito di accertare che anche gli indebiti rimborsi disposti apparentemente da altri operatori, sono stati in realtà sempre effettuati da Lepore. Risultano, inoltre, manomissioni di vari giornali di cassa riferibili al Lepore, nel senso che varie operazioni di rimborso sono state cancellate.

Dall'esame approfondito della procedura informatica in dotazione all'Azienda sanitaria, il consulente tecnico ha potuto accertare che ogni terminale era assegnato ad un addetto, il quale accedeva all'effettuazione delle operazioni di competenza attraverso le credenziali assegnate dal sistema; analogamente, ogni apparecchiatura era riconoscibile dal server tramite un proprio identificativo.
Insomma, ogni singola operazione sul database veniva ricondotta a un determinato addetto, sulla scorta della combinazione incrociata di vari elementi: terminale associato ad un solo operatore, autenticazione della apparecchiatura richiedente, individuazione dell'utente in base alle credenziali di accesso personali.
«Il sistema tratteggiato», scrivono i magistrati della Corte dei Conti, «rende ampia dimostrazione del fatto che la paternità degli interventi descritti nell'atto di citazione, è da individuare in capo all'odierno convenuto, il quale, tra l'altro, disponeva anche delle password di altri operatori. Alla fine della giornata il Lepore, nella sua posizione di unico incaricato della chiusura giornaliera delle casse, aveva il compito di individuare le somme nette globalmente incamerate da tutte le casse operanti presso la struttura, confrontarle con il totale netto incassato, stampare le reversali e procedere al versamento sul conto bancario intestato al Tesoriere».

I magistrati non hanno accettato la ricostruzione dell’imputato secondo cui le numerose operazioni sarebbero riferibili ad altri dipendenti e non a lui . Il Collegio ritiene che siano integrati tutti gli estremi dell'illecito amministrativo - contabile, sia sotto il profilo oggettivo e sia per l'aspetto psicologico.

«Non vi sono dubbi», si legge nella sentenza, «sulla sussistenza dell'evento dannoso, consistente nel pregiudizio patrimoniale sofferto dalla A.S.L. Di Pescara, P.O. Di Penne (PE) a seguito del verificarsi, per il periodo considerato, di un ammanco di euro 346.958,03».
Per i giudici non si può smentire «il dolo» e il fatto che Lepore abbia cessato la «condotta soltanto a seguito dell'occasionale scoperta».
Nella sentenza si riporta anche uno stralcio del verbale del Collegio disciplinare a seguito dell’istruttoria che ha portato al licenziamento: «dall'escussione dei testi è emerso che il sig. Lepore è esperto di lunga data»; «era, conseguentemente, consapevole dei presupposti a base dei rimborsi; pertanto, con coscienza e volontà, il sig. Lepore ha effettuato rimborsi non dovuti, provocando danno all'Amministrazione; ...dalla dinamica dei fatti a rilevanza disciplinare...emerge una condotta la quale non è semplicemente ascrivibile a negligenza o imperizia, ma dovuta ad atteggiamento consapevolmente infedele di mancato rispetto delle risorse economiche aziendali»...i fatti o atti «sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro, venendo meno la fiducia sull'esatto adempimento delle future prestazioni, tenuto conto sia della rilevanza degli obblighi violati che della intenzionalità del comportamento, grado di danno causato all'azienda».

Alessandra Lotti