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Pescara, frana Colle Breccia: il dramma annunciato 10 mesi fa da polizia e vigili del fuoco

Il Comune allertato a febbraio 2012

Redazione PdN

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Pescara, frana Colle Breccia: il dramma annunciato 10 mesi fa da polizia e vigili del fuoco

La frana un anno fa




PESCARA. In via Colle Breccia ci sono cinque famiglie che dallo scorso 7 dicembre vivono fuori casa.
Questi cittadini non solo stanno vivendo il disagio dell’emergenza ma hanno anche il Comune contro che non esclude la possibilità di addebitare ai privati la spesa dei danni.
Ma i cittadini sono infuriati, raccontano che da quasi un anno avevano lanciato l’allarme, rimasto sempre inascoltato, per quella frana che oggi è ‘sorvegliata speciale’ ma che fino ad un mese fa nessuno in Comune calcolava nonostante i vari richiami.
L’amministrazione comunale da qualche giorno starebbe mostrando un atteggiamento di ‘apertura’, ovvero ha incontrato i residenti della zona per sentire le loro ragioni e capire come si possa collaborare per il ripristino delle condizioni di sicurezza tali da consentire il rientro in casa degli utenti.
«La gravità della situazione del movimento franoso verificatosi in via Colle Breccia è stato evidente sin dal primo giorno, tanto da richiedere un’ordinanza di sgombero di ben 5 famiglie», dice oggi l’assessore Fiorilli.

IL PRIMO ALLARME
Ma Pietro Di Zenobio, che vive al civico 49, dimostra che era da almeno un anno che il Comune doveva allarmarsi.
Risale infatti al 28 febbraio 2012 la prima richiesta di aiuto tramite posta certificata all’amministrazione comunale e con tanto di filmini condivisi sulla piattaforma ‘You Reporter’.
«Ai confini dell’edificio di mia madre», scriveva Di Zenobio, «il terreno sta subendo una pericolosa erosione che rischia di comprometterne sicurezza e stabilità». Si chiedeva espressamente al sindaco «di far mettere in sicurezza il terreno per interromperne lo smottamento ed evitare che degli alberi possano cadere sul recinto (cosa tra l’altro purtroppo già accaduta)».
La missiva, con foto allegate, è stata inviata al Comune via posta certificata e protocollata a mano. Protocollata a mano anche alla Asl ed al comando della Guardia Forestale.
«La Asl», racconta Di Znobio, «ha prontamente risposto che non aveva competenza se non su richiesta diretta del Comune».

IL SECONDO ALLARME… DALLA POLIZIA PROVINCIALE
Il giorno successivo il cittadino ha inoltrato la stessa missiva alla Polizia Provinciale che è intervenuta subito e che a sua volta ha coinvolto anche l'Aca e la Guardia Forestale.
Di Zenobio ha così ottenuto un primo verbale che è stato inoltrato al Comune dalla polizia provinciale ma sarebbe rimasto lettera morta. Nel verbale il comandante Giulio Honorati rilevò non solo che alcuni cittadini che vivono nella zona (non Di Zenobio) scaricherebbero i reflui tramite un pozzo a dispersione e non tramite la fognatura comunale ma che la zona interessata «è posizionata in un compluvio che raccoglie l’acqua piovana di tutta la zona la cui stabilità è compromessa anche dalle varie frane avvenute e visibili e dall’esistenza di cavità realizzate dall’uomo durante il periodo bellico, pertanto è opportuno intervenire in zona per eliminare la condotta esistente sconnessa e non più idonea e sostituirla con una nuova di materiali e dimensioni più idonee».

IL TERZO ALLARME… I VIGILI DEL FUOCO
Successivamente, dietro nuova segnalazione di Di Zenobio, i Vigili del Fuoco sono intervenuti per un sopralluogo e hanno redatto anche loro un verbale che inoltrano a tutti gli Enti di competenza (Comune, ufficio tecnico settore Incolumità Pubblica, polizia municipale, Genio Civile, Corpo Forestale, prefettura e al proprietario).
Già l’oggetto del fonogramma ha bisogno di poche spiegazioni: «segnalazione presunto pericolo presso edificio civile abitazione». E il riferimento è proprio al civico 49.
«Sul posto», si legge nel verbale, «dopo aver proceduto ad una attenta ispezione visiva si è riscontrato che nel costone sabbioso erano presenti alcuni fori di sgretolamento visibili da qualche giorno ed inoltre due grosse piante di pino, data l’accentuata inclinazione, presentavano potenziale rischio caduta verso valle».
«Data la vastità del costone», si legge sempre nel verbale, «e viste le condizioni di precarietà della vegetazione su di esso presente, a parere di questo comando si ritiene necessario predisporre con urgenza attenta verifica ed accurate indagini idrogeologiche da parte di tecnico specializzato, atti a preservare le condizioni di sicurezza della zona. La situazione generale potrebbe essere aggravata dalle condizioni atmosferiche. Tanto si comunica per i provvedimenti di competenza per la salvaguardia dei beni e la tutela della pubblica e privata incolumità.

«IL COMUNE NON SI MUOVE»
«Il Comune», racconta oggi Di Zenobio, «dopo parecchi giorni ha mandato sul posto una persona – non ricordo chi fosse – che molto sbrigativamente disse che avevano sbagliato ufficio tecnico di competenza per cui sarebbe ripassato qualcun altro. Non si è fatto vedere più nessuno».

L’ALLUVIONE E LA FRANA VIENE GIU’
Venti giorni fa, poi, l’alluvione e l’ordine di sgombero. Le cinque famiglie fanno i bagagli e lasciano le abitazioni. Quando le piogge si fermano il Comune firma una ordinanza e intima ai privati la messa in sicurezza dei luoghi. Le famiglie spediscono una diffida in cui ripercorrono tutti gli allarmi lanciati ma l’amministrazione comunale spedisce loro un nuovo ordine di sgombero che accolla tutta la responsabilità presente e futura per i rischi della frana.
«La frana procede lentamente ed inesorabilmente. Con la prossima pioggia potrebbe accadere di tutto», denuncia ancora Di Zenobio che protesta per l’irresponsabilità degli enti pubblici che avrebbero relegato il tutto ad una questione tra privati e quindi non se ne occupano più. «Per loro, emanato l'ordine di sgombero la questione è chiusa», denuncia Di Zenobio. «Ci sentiamo abbandonati e trattati come se fossimo i responsabili della frana, correndo anche il rischio – non negato dall'assessore Fiorilli – di ricevere richieste risarcitorie di danni dai residenti di Via Polacchi e Via Caffè che hanno visto i loro garage allagati da un fiume di fango proveniente dalla frana di Colle Breccia. Credo che il Comune miri a scatenare una guerra tra poveri per sollevarsi dalle proprie responsabilità».
Secondo il Comune la frana è avvenuta su terreni privati. Per cui, ritenendo irrilevanti le ragioni e cause della frana, ritiene i privati gli unici responsabili della messa in sicurezza della zona.
Si tratta di lavori lunghi ed onerosi: una prima stima parla di 300.000- 500.000 euro necessari per la messa in sicurezza. Cifre astronomiche che ad oggi per i residenti significano solo una cosa: «praticamente significa che perderemo le nostre abitazioni con il prossimo temporale».


Alessandra Lotti

PESCARA, FRANA COLLE BRECCIA. Verbale Vigili Del Fuoco