LE MOTIVAZIONI

UdA, le ragioni del no al bilancio di previsione 2014

Caciagli e Rea: «è irricevibile e diverso da quello atteso»

Redazione PdN

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CHIETI. I tre voti contrari al Bilancio di previsione UdA per il 2014, espressi nel Senato accademico (più un altro senatore che non ha votato) appaiono come la spia del profondo malessere che si avverte nella d’Annunzio per le ultime scelte amministrative del rettore Carmine Di Ilio e del dg Filippo Del Vecchio. Vedi la marcia indietro sull’Ima, dopo aver allarmato inutilmente il personale perché il salario accessorio è di competenza della contrattazione e non degli organi amministrativi dell’UdA.
Vedi la richiesta della Bper di pagare cash la fidejussione milionaria firmata a garanzia del Cus e poi ritenuta illegittima dal dg, ma non dalla Banca. Vedi le motivazioni di questi voti contrari al Bilancio di previsione.
CACIAGLI: «QUESTO BILANCIO ERA IRRICEVIBILE»
Intanto il professor Francesco Caciagli non ha partecipato al voto non tanto come legittima astensione, «ma perché questo bilancio era irricevibile, quindi non potevo proprio votarlo né pro né contro né astenendomi», come ha chiarito a PrimaDaNoi.it. Un giudizio che vale più di una bocciatura e che si aggiunge alla valutazione estremamente negativa del professor Michele Rea, già espressa durante il Senato accademico. Questa critica del professore ordinario di Economia aziendale della d’Annunzio spiega meglio di ogni altra ricostruzione il disagio che si vive all’UdA: da una parte ci sono alcuni “consiglieri” molto ascoltati dai vertici UdA (i membri del CdA, che poi però tacciono al momento del confronto sindacale sull’Ima oppure sulla richiesta Bper) e dall’altra ci sono esperti come il prof. Rea il cui giudizio negativo rischia di passare in seconda linea. Si consolida cioè l’impressione che in questo momento la d’Annunzio navighi a vista e che alcune scelte siano state adottate senza pensare molto alle loro conseguenze pratiche: vedi l’Ima e la fidejussione Cus, come rileva nel suo intervento anche il prof. Rea.

REA: «ECCO LE MOTIVAZIONI TECNICHE DEL MIO NO AL DOCUMENTO CONTABILE»
«Il bilancio», spiega Rea, «riporta informazioni assolutamente minimali riferibili alla “vicenda Cus” che invece, per quanto è possibile comprendere dalle pur scarse informazioni disponibili, assume dimensioni e significati sempre più preoccupanti per la vita e il futuro dell’Ateneo».
 E sull’Ima: «a fronte della sostanziale conferma della dotazione di risorse riferite al personale, nulla viene indicato in merito al nuovo modello di ripartizione che l’Ateneo intende adottare per la ripartizione delle risorse cd “premiali”. Ciò stride con il grave disagio e disorientamento che tutto il personale amministrativo e tecnico da tempo manifesta al riguardo».
 In realtà il prof. Rea aveva preliminarmente rilevato che il bilancio «reso disponibile appare del tutto diverso da quello atteso in quanto previsto dalla nuova normativa e dalla conseguente regolamentazione di Ateneo in materia di contabilità e bilancio».
 E mentre alcuni aspetti sono positivi, come «l’entità delle risorse destinate al Fondo per la ricerca di Ateneo (ex 60%) e al funzionamento dei dipartimenti (confermata rispetto al 2013), debbono essere ugualmente sottolineati significativi aspetti “meno positivi” sul funzionamento della didattica e sull’autonomia dei Dipartimenti. Si tratta di decisioni niente affatto condivise in via preliminare con gli stessi dipartimenti – sostiene Rea - e le stesse poco o nulla hanno a che vedere con il momento dell’approvazione del bilancio di previsione».
 C’è poi il capitolo del rapporto dell’UdA con la Fondazione a cui il bilancio destina 200 mila euro. Ma «destina altresì 1,3 mln di euro al Cesi. La prima scelta confligge apertamente con quanto stabilito nel recente documento approvato dal Senato sui rapporti con la Fondazione. La seconda ripristina un’attribuzione diretta di risorse al Cesi (struttura di ricerca interna alla Fondazione) che, così concepita, presenta profili tecnico-amministrativi e significato politico niente affatto condivisibili».  
Sebastiano Calella