CONTENZIOSO

La Corte d’Appello riapre lo scontro tra Deco spa ed i Comuni del Cirsu

La società di rifiuti vantava crediti per 2,3 mln di euro

Redazione PdN

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La Corte d’Appello riapre lo scontro tra Deco spa ed i Comuni del Cirsu




L’AQUILA. La Corte d’Appello nella sentenza del 17 dicembre scorso ha riaperto lo scontro giudiziario tra i Comuni facenti parte del Cirsu e la Deco spa, della famiglia di Zio, titolare di parte delle quote della fallita Sogesa, società strumentale di Cirsu.
La Deco vantava crediti per 2,3 mln di euro maturati nella gestione del servizio di raccolta rifiuti operato all’interno del Consorzio Cirsu di cui era società strumentale Sogesa.
Una cifra che la Deco ha chiesto più volte ma che i Comuni ed il Consorzio non hanno mai finora liquidato.
Per questo nel 2012 era stata intentata una causa dinanzi al tribunale di Teramo per riottenere il credito dovuto e così sono stati chiamati a rispondere e a difendersi davanti al giudice il Cirsu e i sei comuni che ne fanno parte oltre la Società Sogesa.
All’inizio del 2013 tuttavia il giudice monocratico di Teramo ha dichiarato con ordinanza l’estinzione della causa in conseguenza del fallimento dichiarato da Sogesa spa.
Dunque partita chiusa e nulla da fare per il colosso dei rifiuti abruzzese.
La società di Spoltore che fa capo alla famiglia Di Zio ha però contestato la decisione del tribunale appellando la sentenza e trascinando nel secondo grado nuovamente i Comuni debitori.
La Corte D’Appello al termine dell’istruttoria ha di fatto riformato la sentenza di primo grado che estingueva in toto il giudizio e ha stabilito che è da ritenersi estinta solo la richiesta di Deco nei confronti di Sogesa essendosi la prima già insinuata nel passivo fallimentare e dunque sarà soddisfatta del suo credito in base a quella procedura.
I giudici aquilani hanno però accolto la tesi degli appellanti (Deco) nella parte in cui questi ritenevano ingiusta l’estinzione dell’azione giudiziaria anche nei confronti dei Comuni obbligati in solido.
In sostanza la Corte d’Appello ha ritenuto un errore far decadere l’obbligo dei Comuni consorziati Cirsu a rifondere il loro debito nei confronti di Deco e per questo ha ordinato la restituzione delle carte al tribunale di Teramo che dovrà riassumere la causa e decidere se e quanto i Comuni dovranno versare a Deco. Se cioè quel credito vantato è lecito oppure no.

I Comuni dovranno pagare circa 12.000 di spese di giudizio.