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UdA, ok del Senato al bilancio. Ma con pochi voti

Oggi scontro finale sul salario accessorio

Redazione PdN

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UdA, ok del Senato al bilancio. Ma con pochi voti

Senato accademico




CHIETI. Il Senato accademico della d’Annunzio ha approvato ieri il bilancio previsione per il 2014. Al termine di una riunione durata sei ore e molto contrastata, ci sono stati 11 voti a favore, tre contrari, due astenuti ed una dichiarazione di non partecipazione al voto.
Il che - a ben vedere – è il dato politico più significativo di ieri, anche più importante del contenuto della discussione che pure ha spaziato su temi tecnici.
C’è stata battaglia sul funzionamento dei Dipartimenti, con molte e durissime critiche del prof Michele Rea alle strategie del bilancio su questo punto. Si è parlato del salario accessorio, con la prof Augusta Consorti che ha chiesto garanzie sull’Ima e con il rettore che ha dichiarato che non sarà toccato nemmeno un euro di questa integrazione salariale, anche se ha insistito sulla natura di “accordo informale” di questa integrazione. Non è così, ha ribadito Goffredo De Carolis: non solo quell’accordo non è informale, ma è uno dei contenuti del contratto di lavoro ed in quanto tale non si può toccare. Lunga battaglia anche sui finanziamenti al Cesi: è o non è un Centro di Ateneo? Merita o no un “aiutino” da 1,3 mln? E perché l’Itab è stato escluso? Ma si è discusso anche del Cus e di molto altro, in un clima di scontro tra i prof favorevoli e quelli contrari (c’era anche Tullia Rinaldi, funzionario della ragioneria, chiamata ad illustrare alcuni risvolti tecnici). E così quello che sembra un successo della maggioranza che ha votato a favore, in realtà si è rivelata una débacle totale dei vertici UdA. Infatti su 26 componenti del Senato più il rettore, ben 15 sono stati gli assenti, i contrari e gli astenuti a dimostrare il grave malessere che affligge in questo periodo l’università. E qualcuno si spinge ad interpretare questo risultato di ieri come una sconfessione dell’operato del rettore Carmine Di Ilio e del dg Filippo Del Vecchio che hanno presentato e difeso il documento contabile.

IN FRANTUMI LA MAGGIORANZA AL SENATO, VOTANO CONTRO MOLTI PROF STORICI
Che le contestazioni interne all’UdA in questo periodo siano emerse anche in Senato ci può stare, ma che abbiano colpito il bilancio di previsione è grave perché ha trasformato in un incubo per l’attuale gestione questo documento contabile che pure è una specie di libro dei sogni. Non tanto perché la discussione ha evidenziato le criticità delle cifre portate all’approvazione quanto per il fatto che ieri hanno votato contro Stefano Trinchese, Michele Rea e Goffredo De Carolis, mentre Francesco Caciagli non ha partecipato al voto e due studenti si sono astenuti. Gli assenti erano invece gli altri due studenti ed i proff. Faustina Guarriello, Paolo Innocenti, Sergio Caputi e Nicola Mattoscio.
Mentre se ne sono andati prima del voto Augusta Consorti (impegnata con le lauree), Maurizio Procida (personale dipendente) e Gianluca Romani (Itab). Il che ha certificato che quasi 2/3 del Senato sono su posizioni critiche o molto critiche rispetto alle scelte dei vertici UdA. Senza dire che qualche imbarazzo ha provocato la rimozione dal Collegio dei revisori dei conti di uno dei membri più accreditati (Palazzi) con il pretesto di una sua intervenuta mancanza di requisiti perché attualmente è in pensione. O perché – secondo i più maliziosi – aveva espresso alcune perplessità sulla gestione di importanti problemi dell’UdA.

OGGI TAVOLO TECNICO SULL’IMA SUL SALARIO ACCESSORIO
In questo clima molto teso, nel pomeriggio di oggi si svolgerà l’atteso incontro tra l’università ed i rappresentanti dei sindacati nazionali sul problema dell’Ima (indennità mensile di ateneo) che ha infiammato da un paio di mesi il dibattito interno al personale. Da quello che è emerso, ci sarebbe la volontà del dg (e del rettore che ne condivide le scelte) di abolire questa voce dello stipendio: si tratta di un importo di circa 250 euro, comprensivo di molte indennità, che si vorrebbe erogare secondo un metodo meritocratico, come prevede la legge Brunetta.
Rsu, sindacati interni e posizioni ufficiali dei sindacati nazionali hanno sottolineato che le risorse per l’Ima appartengono alla contrattazione e non sono di competenza degli organi accademici. Per cui i sindacati, pur aperti all’applicazione della meritocrazia, ritengono che questa vada e possa essere attuata solo con risorse aggiuntive specifiche.
Il che è stato ampiamente illustrato di persona e con invio di materiale illustrativo ai vertici UdA, ma senza risultati apprezzabili. Oggi se ne riparlerà ai massimi livelli. Come si sa, “repetita iuvant”.

Sebastiano Calella