LA QUERELLE

UdA e salario accessorio: arrivano i sindacati nazionali

Ma la d’Annunzio vuole annullare il contratto integrativo interno

Redazione PdN

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CHIETI. Saranno i vertici nazionali dei sindacati del personale a gestire direttamente  il contenzioso in atto all’Uda sul salario accessorio.
E’ questo il risultato più concreto e forse più atteso – ma non l’unico - dell’incontro che c’è stato ieri tra Rsu e sindacati interni con il rettore Carmine Di Ilio, che si è presentato da solo al confronto, quasi a segnalare fisicamente la sua totale condivisione delle strategie sul personale adottate dal dg dell’università. L’altro risultato, non secondario, è stato un allentamento della tensione interna alla d’Annunzio, non per le soluzioni - che rimandano ad ulteriori incontri - ma per il clima diverso della trattativa dove pure si sono scontrate civilmente le due opposte visioni del problema.
In sostanza il rettore ha confermato che il vecchio accordo sindacale interno dell’UdA sarebbe irregolare, secondo sue informazioni ministeriali, peraltro non evidenziate nei dettagli.
Da qui deriva l’intenzione dell’università di passare ai fatti con il disconoscimento ufficiale di questo accordo aziendale sull’integrazione stipendiale e con l’avvio di una nuova contrattazione alla luce del decreto Brunetta. Il tutto (sindacati nazionali e annullamento del vecchio accordo) entro i primi giorni della prossima settimana. Di parere opposto i rappresentanti del personale che a questo punto passano la vertenza nelle mani dei rispettivi vertici nazionali.
Ieri però nell’incontro si è registrata qualche differenza interna al personale sull’approccio al problema, con l’ala più rigida della Cgil e quella più favorevole al dialogo della Cisl e di qualche sindacato autonomo. In realtà alla d’Annunzio con questo confronto sindacale è andata in onda la sconfessione netta della strategia fin qui seguìta dai vertici amministrativi dell’UdA: la questione del salario accessorio è stata infatti sollevata in modo strumentale come un tentativo di ristabilire la legalità, partendo però dai gradini più bassi degli stipendi, tacciando i sindacati di cavalcare situazioni al limite del codice civile e penale e spostando l’attenzione da altri problemi.
Perché se vanno messe in discussione le scelte dei vecchi CdA e del precedente Senato accademico o del vertice UdA che insieme ai Revisori dei conti ha gestito la d’Annunzio (rettore Franco Cuccurullo e dg Marco Napoleone), questo dovrebbe avvenire ad opera del Ministero che ha il controllo dell’università e non ad opera di chi oggi è in carica (nuovo rettore e nuovo dg) in forza di quelle scelte, definite sbagliate.

Sebastiano Calella