LA NUOVA GUERRA

Il Cus chiede la messa in mora della d’Annunzio

E da gennaio sospende le attività per l’università

Redazione PdN

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Il Cus chiede la messa in mora della d’Annunzio

Carmine di Ilio




CHIETI. Una diffida al rettore Carmine Di Ilio per ottenere la delibera del CdA - e relativi allegati - sulla sospensione della Convenzione UdA-Cus.
La messa in mora con 5 giorni di tempo è per escutere la fidejussione con la Bper.
Il preavviso che il Cus dal primo gennaio prossimo chiuderà le sue attività a sostegno dell’università (quindi non solo l’attività sportiva per 6 mila studenti). E, dulcis in fundo, la richiesta di un’ispezione ministeriale alla d’Annunzio sugli atti adottati dal rettore, dal CdA e dal dg che hanno portato alla sospensione della convenzione in atto con il Cus.
Dunque un’improvvisa, ma non inattesa, accelerazione del contenzioso che fino ad oggi aveva registrato solo l’iniziativa dei vertici della d’Annunzio ed un certo silenzio della controparte, che però ha deciso di passare al contrattacco con una ripartenza che si sviluppa su più fronti.
Infatti entro oggi il Cus, assistito dall’avvocato Pierluigi Pennetta, attiverà queste iniziative, dopo aver registrato la volontà della d’Annunzio di arrivare alla rottura dei rapporti esistenti. Anche se in un primo momento sembrava percorribile la strada della trattativa e della transazione, dopo la nomina della Commissione paritetica che aveva esaminato le richieste economiche del Cus (il CdA aveva indicato i proff. Riccardo Palumbo, Stefano Civitarese e Federico Briolini). 

Insomma una sfida a suon di carte bollate che rischia di saldarsi con l’inchiesta della GdF e con le contromosse della Bper in un finale d’anno con i fuochi di artificio. Se a questo si aggiunge che stamattina ci sarà l’incontro dei sindacati del personale con il rettore e con il prof. Luigi Capasso sulla “vexata quaestio” del salario accessorio, si capisce che al rettorato non ci si annoia di certo.
In sostanza oggi i sindacati, da sempre contrari ai tagli sulla vecchia integrazione salariale, ribadiranno il concetto espresso già dai rispettivi vertici nazionali ed ufficialmente comunicato: se proprio va adottato un criterio meritocratico, potrà essere accettato solo su nuovi fondi e non su quelli vecchi a disposizione secondo la contrattazione di molti anni fa. Tra l’altro qualcuno ha notato che nei bilanci del 2012 (preventivo e consuntivo) ed in quello preventivo dell’anno in corso (preparati dal rettore e dal direttore generale) risultava iscritto questo importo relativo all’integrazione stipendiale per tutto il personale. E nessuno al momento dell’approvazione ha votato contro o ha espresso riserve. A meno che i bilanci non siano valutati come carta straccia o peggio, come sta cercando di scoprire un altro filone di indagine della GdF.

Sebastiano Calella