UNIVERSITA' E CONCORSI

Tar: inammissibile il ricorso sulle promozioni del personale UdA

Senza entrare nel merito il no deriva dalla «carenza di interesse»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2740

Tar: inammissibile il ricorso sulle promozioni del personale UdA




CHIETI. Inammissibile «per carenza di interesse della ricorrente».
 Così il Tar Pescara ha giudicato – con spese a carico – il ricorso di una dipendente della d’Annunzio contro le promozioni interne di alcuni impiegati decise dai vertici UdA nel 2012.
Sotto accusa la decisione di attingere i nomi dei fortunati, facendo scorrere una graduatoria interna sulle progressioni verticali ed orizzontali pubblicata nel 2008 e che – come riportato in quel bando - aveva una validità di due anni (scadeva cioè nel 2010). In pratica il Tar non è entrato nel merito del problema sollevato ma ha deciso che la documentazione in suo possesso era sufficiente per arrivare ad una “sentenza breve” per «la manifesta inammissibilità del ricorso nella sua parte impugnatoria e la manifesta infondatezza» del risarcimento chiesto.
Insomma il ricorso va annullato perché – ammesso pure che la ricorrente possa avere ragione - nessun beneficio le potrebbe arrecare l’accoglimento delle sue tesi, in quanto comunque sarebbe esclusa dalle promozioni in discussione.
Tesi ribadita anche nel corpo della sentenza che si dilunga sulla laurea che la ricorrente non avrebbe per aspirare alla promozione contestata (che peraltro non avevano nemmeno alcuni dei promossi). Ma forse il problema non è questo: il ricorso mirava a stabilire la regolarità degli atti amministrativi di chi (rettore e dg) aveva deciso di utilizzare una graduatoria scaduta senza bandire un’altra selezione interna, con l’aggravante che queste promozioni inaspettate andavano ad erodere i Punti organico necessari per altri avanzamenti. Di qui la grande attesa per questa sentenza che doveva bocciare o promuovere la nuova gestione dell’UdA. Ma il Tar non si è espresso nel merito e quindi ha lasciato in sospeso il giudizio sulla correttezza amministrativa di queste promozioni.


L’UTILIZZAZIONE DELLA GRADUATORIA SCADUTA DISCUSSA ANCHE IN CDA
Del possibile scorrimento di quella graduatoria si era discusso ampiamente anche nella prima riunione del CdA rinnovato, competente in materia di personale, ma dopo forti contrasti alla fine rettore e dg furono delegati a sbrogliare la questione. Delle decisioni del CdA invece si sono perse le tracce, tanto che nel ricorso veniva contestata anche l’approvazione della nuova pianta organica UdA nuova gestione da parte dei consiglieri di amministrazione che davano «per presupposta la validità e la perdurante efficacia» di quella graduatoria scaduta.
Il riferimento è ad una selezione interna attivata dal precedente dg Marco Napoleone per l’area amministrativa e per l’area tecnica. Nel 2008 la graduatoria che ne scaturì fotografò i titoli dei concorrenti e stabilì che i primi 15 classificati dell’area amministrativa erano tra gli ammessi alle progressioni verticali e così anche un partecipante  dei tecnici. Gli altri erano posizionati in un elenco valido fino al 2010, dal quale poter attingere in caso di disponibilità di nuove progressioni. E invece questi nomi sono stati ripescati nel 2012, considerandoli in qualche modo vincitori di una selezione, mentre vincitori non erano. Resta allora da capire se questa operazione era corretta o no. Per il momento vale quello che ha detto la sentenza, cioè nulla nel merito. Forse se ne potrà sapere di più se la ricorrente deciderà l’appello al Consiglio di Stato.

NELLA SENTENZA UN MARE DI NOTIZIE INTERESSANTI
Ma a tenere banco tra i dipendenti UdA ci sono i commenti sulla sentenza non come decisione, ma come fonte di notizie. Si tratta di una vera miniera di informazioni che vanno ben oltre la sentenza.
 Si scopre così: 1) che la ricorrente ha dovuto cambiare avvocati perché i primi estensori del ricorso (Alessandra Supino e Alessandra Di Nino) hanno presentato un “atto di rinuncia”; 2) che i suoi nuovi legali (Giuseppe Ruta e Margherita Zezza) non sembrano aver ottenuto un rinvio della discussione del ricorso; 3) che il difensore di una dipendente promossa è l’avvocato Valerio Speziale, lo stesso che ha firmato un parere pro-veritate per la regolarità della nomina del nuovo dg; 4) che stavolta per difendere la d’Annunzio è stata attivata l’Avvocatura dello Stato (non sempre è stato così). Inoltre - dulcis in fundo – sembra che già lunedì 2 dicembre scorso (il primo giorno utile dopo la pubblicazione della sentenza conosciuta venerdì 29 novembre) il dg Del Vecchio ha intimato alla ricorrente il pagamento delle spese legali (500 euro) «entro dieci giorni».

Sebastiano Calella