IL DOCUMENTO

UdA, il dg contro la Bper per il pagamento della fidejussione

Una lettera contesta la vecchia transazione con il Cus

Redazione PdN

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CHIETI. C’è una lettera di Filippo Del Vecchio, direttore generale UdA, che inserisce l’ex Bls (ora Bper) come nuovo attore nel contenzioso-telenovela con il Cus.
In realtà dopo la precedente del 27 sulla sospensione della Convenzione con il Centro universitario sportivo, di fatto questa lettera è una diffida secca alla Bper perché non chieda all’UdA di onorare la sua fidejussione a favore del Cus.
Infatti il dg – dopo la sospensione dei pagamenti concordati - si preoccupa del pericolo di dover pagare in contanti e subito i 10.124.659,46 euro residui del mutuo contratto dal Cus per pagare gli investimenti effettuati sugli impianti sportivi per conto dell’UdA.
Il dg scrive  infatti così: «vorrete astenervi, anche nel vostro status di tesoriere dell’Ateneo, dal porre in essere qualsivoglia condotta finalizzata alla escussione della citata fidejussione».
 La lettera, inviata anche all’autorità di vigilanza della Banca d’Italia, alla Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica di Chieti, mette sotto accusa l’atto stipulato il 17 giugno 2011 dal notaio Giuseppe Tragnone con il Cus e critica aspramente la presenza in quello studio del rettore vicario Carmine Di Ilio (accompagnato dal prof Luigi Capasso) per sottoscrivere la fidejussione favore del Cus. Secondo Del Vecchio «i poteri in capo al Rettore (Franco Cuccurullo) ed al suo “nuncius” (Di Ilio) erano insussistenti e comunque illegittimi» e la «fidejussione doveva essere nota ed approvata preventivamente dal CdA, cosa che non è avvenuta se non in forma generica».
 Ma il dg va oltre ed attacca anche la Bper perché «le criticità della fidejussione erano così palesi ed evidenti da dovervi indurre a soprassedere» dalla stipula. Insomma Del Vecchio contro tutti, con valutazioni tecniche bancarie e di diritto che dovrebbero far breccia nei destinatari. Sostiene infatti il dg che «il contratto di mutuo al quale questo Ateneo ha partecipato per accettare la cessione del credito UdA Cus, ma anche e principalmente per rilasciare fidejussione a prima richiesta, presenta evidenti profili di illegittimità».
 Perché è «proibito all’ente pubblico esporsi a rischi finanziari quale può essere una fidejussione a favore di un proprio fornitore di servizi: l’Università non si può infatti esporre all’aggressione economica di una banca per aver garantito debiti altrui».

LA LETTERA E LE FORZATURE
In realtà, senza entrare nel merito dei contenuti della lettera (tocca infatti ai destinatari rispondere ai rilievi formulati), la storia reale di quell’atto notarile e di quella fidejussione fa nascere l’impressione che ci sia una forzatura nella ricostruzione di quelle vicende.
Infatti il mutuatario è il Cus, cioè un privato, il che esclude completamente la competenza del dg dell’UdA sul comportamento della Bper che stipula mutui con chi vuole. Resterebbe in piedi la fidejussione con cui l’UdA ha garantito questi “debiti” del Cus. E qui sta la forzatura: il mutuo è stato concesso non per i debiti, ma per gli investimenti urgenti sugli impianti sportivi realizzati dal Cus su ordine dell’UdA (ad esempio per attivare la facoltà di Scienze motorie). E la fidejussione è stata concessa al Cus non nella sua qualità di “fornitore di servizi” (come dice la lettera), ma in quella di braccio operativo dell’UdA (con tanto di riconoscimento ufficiale delle spese), proprio secondo quanto prevedeva uno specifico articolo dello Statuto UdA sulle fidejussioni per il «perseguimento delle proprie finalità istituzionali».
 Allora, come si legge nei verbali del CdA di allora, la situazione reale è questa: il Cus si accolla le spese per conto dell’università, poi ne chiede il saldo che gli viene riconosciuto. Solo al fine di dilazionare il pagamento del dovuto, la transazione allora approvata sceglie la strada del mutuo: il Cus si accolla questi investimenti e si fa garantire dall’UdA con una fidejussione che assicura i pagamenti per la Bper. Se le cose stanno così, la lettera del dg rischia di essere un autogol, come tutta la vicenda della Convenzione forse sospesa in modo un pò frettoloso e senza pensare alle conseguenze immediate.
Si scambia cioè una giusta esigenza di controllo dei soldi UdA erogati al Cus (era sufficiente l’esame del rendiconto) con l’occasione per mettere sotto accusa tutta la precedente gestione della d’Annunzio che avrebbe sbagliato tutto.
Anche la nomina del nuovo dg?

Sebastiano Calella